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120 aziende cinesi nella lista annuale di Fortune Global

23/07/2018

La rivista americana inserisce oltre cento aziende del Dragone. Un testa a testa con i 126 marchi americani, un indice di come la percezione della qualità dei prodotti cinesi sia in crescita. Tutto merito del programma “China 2025”?

 

Nell’annuale lista delle migliori 500 aziende redatta da Fortune, 120 sono cinesi, mentre 126 battono bandiera a stelle e strisce. Un risultato importante, se consideriamo il punto di partenza della realtà imprenditoriale cinese.

Sul podio troviamo il gigante del retail americano Wal-Mart, ma immediatamente sotto le cinesi Sinopec e China National Petroleum Corporation siedono al secondo e terzo posto.

Non è solo una lotta di numeri. Leggendo la lista ci si accorge che si tratta di un vero “Balzo in Avanti” dell’imprenditoria del Dragone.

Ben tredici aziende sono state menzionate per la prima volta. Tra i nomi, non solo colossi statali – o semi statali – come Construction Bank o Bank of China, ma anche aziende operanti nell’alta tecnologia ed e-commerce. Alibaba e Tencent guidano la testa di ponte di questa nuova imprenditoria internazionale, che guarda al futuro e cerca soluzioni alle montagne russe della politica commerciale internazionale.

 

Oramai i prodotti cinesi di alta qualità non sono lontani dall’Europa: l’e-commerce transfrontaliero rende il mondo più piccolo. Ciò significa che la produzione cinese è pienamente in grado di “dominare” i mercati esteri?

 

Sempre più aziende straniere stanno guardando alla Cina come un mercato attraente, potenziale per i loro prodotti. Ora i produttori cinesi non sono più carenti di prodotti di alta qualità, né mancano di innovazione o di prezzi competitivi. Tuttavia, si può dire che la produzione cinese è pienamente in grado di “dominare” i mercati esteri?

Come può la produzione cinese in questa fase catturare ulteriormente l’attrazione dei consumatori occidentali? Come può ottenere una maggiore quota di mercato e promuovere i più alti livelli di trasformazione e progresso? La questione è ancora più complessa in Europa, che ha uno sfondo culturale molto diverso rispetto alla Cina.

Uno dei piani più importanti del governo cinese è “中国制造2025”, letteralmente “Made in China 2025”, meglio conosciuto anche come “China 2025”. L’iniziativa che punta a rinnovare e rafforzare l’industria cinese sul modello 4.0 portato avanti da paesi all’avanguardia come Germania e Giappone, pone forte enfasi su l’automatizzazione e sulla creazione di valore per i prodotti cinesi.

Con il progetto “China 2025”, la leadership cinese punta a fare quegli stessi cambiamenti macroeconomici e strutturali al fine di lasciarsi alle spalle la fama di “fabbrica del mondo”.

Gli analisti sostengono che nell’arco di 20 anni la Cina sarà in grado colmare tutti i gap che ancora la separano dalle potenze economiche occidentali. Per superare le sfide, sono tanti i centri di competenza per l’innovazione delle imprese sorti nei principali cluster produttivi della Cina.

Nonostante parte del progetto si riferisca alla riforma e ristrutturazione del settore manifatturiero, “China 2025” è un programma ben più aperto ed inclusivo che coinvolge molti altri settori, dal momento che la riforma voluta da Pechino ha bisogno non solo delle migliori eccellenze cinesi, ma anche investitori e know-how stranieri. La Cina punta a diventare a tutti gli effetti un polo d’alta tecnologia cui rivolgersi.

La nascita della nuova Cina, passa attraverso la tecnologia e lo sviluppo. In quasi 15 anni, la “Lunga Marcia” del Paese di Mezzo verso l’high-tech non si è mai fermato: Internet plus, 5G ed aerospazio alcuni dei settori chiave.

 

Non solo manifatturiero quindi, tra i primi settori che saranno implementati ci sarà quello del mondo digitale. Grazie al progetto “Internet Plus ,互联网+”, ed agevolazioni economiche, Pechino spingerà l’universo delle start-up e delle imprese nate sul web. Con una particolare attenzione alla cybersicurezza, telecomunicazioni 5G e e alla cosiddetta  “next-generation information technology.

Attualmente la Repubblica Popolare vanta nei suoi confini oltre 40 “unicorni”, termine finanziario per indicare start-up con un capitale di almeno un miliardo di dollari. Questa lista è ora sul tavolo di Zhongnanhai e Xi Jinping in persona ha espresso il desiderio di avere un dossier più corposo nei prossimi anni.  

Importante sarà lo sviluppo di un comparto industriale moderno e robotizzato, che possa anche migliorare l’efficienza e i costi della forza lavoro. E Pechino è molto attiva anche in settori industriali di ultima generazioni come la nanotecnologia e i materiali compositi.

La leadership cinese spinge anche nel settore dell’aerospazio. Landers robotici, astronauti, stazioni orbitanti e laboratori su Marte e la Luna. Sembra fantascienza ma è la ferma volontà di Pechino. La corsa spaziale cinese oramai non è semplice competizione, ma necessita una riflessione più profonda perché tocca la stessa ristrutturazione economico-industriale del Paese.

 

L’Agenzia Spaziale Cinese ha già da qualche anno aperto ai privati la possibilità di cooperare a progetti simili al Blue Origin di Jeff Bezos o allo Space X di Elon Musk. L’obiettivo è sia incrementare quella sana competitività che è la madre del progresso, sia investire nel settore high-tech e nella ricerca.

 

Quella stessa ricerca che sarà fondamentale al Dragone per continuare il suo percorso verso l’abbandono di un modello energetico tradizionale basato sui combustibili fossili. Il Consiglio di Stato ha dato anche il via libera ad ingenti investimenti per cambiare, ottimizzare e modernizzare il sistema di approvvigionamento energetico del paese ed avviare finalmente un percorso green per il Paese di Mezzo.

I benefici sono molteplici, sia per la popolazione, che per l’economia. Oggigiorno le rinnovabili sono diventate un vero business in Cina ed un terreno dove tecnici cinesi cercano il know-how straniero. Quindi anche possibilità ed opportunità di investimento per partner stranieri.

 

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