fbpx

Una nuova era per l’economia cinese con le riforme strutturali di Xi Jinping

05/01/2018

 Interessano l’imprenditoria cinese e il sistema commerciale i cambiamenti apportati dal segretario del PCC

 

 

Xi Jinping ha preannunciato l’alba di una “nuova era” di politica e potere cinese all’inizio dello storico congresso del PCC che ha celebrato la fine del suo primo mandato, al quale è seguito un secondo.

“La nazione cinese (…) si è alzata, si è arricchita e si è rafforzata – e ora abbraccia le brillanti prospettive di ringiovanimento (…). Sarà un’era che vede la Cina avvicinarsi al centro della scena e dare un maggiore contributo all’umanità”. Queste sono le parole del segretario del Partito Comunista Cinese all’inizio del diciannovesimo congresso del partito, riecheggianti nella Grande Sala del Popolo di Pechino. Xi ha detto ai delegati che, grazie a decenni di “lotta instancabile”, la Cina è rimasta “alta e ferma nell’est”.

Il discorso del presidente descrive la sua nazione in un quadro storico-economico di grande trasformazione in “una potente forza” che può guidare il mondo su questioni politiche, economiche, militari e ambientali.

“Questa è una nuova svolta storica nello sviluppo della Cina”, ha dichiarato il leader della Cina, 64 anni, icona del “Sogno cinese”; che dal punto di vista economico si può fermare in una immagine di quella costruzione iperveloce di infrastrutture e programmi d’investimento, come la gigantesca iniziativa One belt one road.

Xi ha avvertito che il raggiungimento di ciò che ha acclamato come il “sogno cinese” non sarebbe stato “alcuna passeggiata nel parco”: “Ci vorrà molto di più del battito del tamburo e del suono del gong per arrivarci”.

Da quando è diventato segretario generale del partito comunista – e quindi leader della Cina – al penultimo congresso del partito nel 2012, Xi risulta uno dei governanti più dominanti della Cina dopo Mao Zedong.

Xi, che ha cercato di dipingere sé stesso come uno statista internazionale forte e stabile, ha anche dipinto la Cina come una potenza globale responsabile che si è impegnata a combattere pericoli condivisi come il cambiamento climatico. “Nessun paese da solo può affrontare le numerose sfide che l’umanità deve affrontare. Nessun paese può permettersi di ritirarsi nell’auto-isolamento “, ha affermato.

Senza menzionare direttamente Trump, ha spiegato come la Cina abbia “preso un posto di guida nella cooperazione internazionale per rispondere ai cambiamenti climatici”. Aggiungendo: “Solo osservando le leggi della natura, l’umanità può evitare cari errori nel suo sfruttamento. Qualsiasi danno che infliggeremo alla natura tornerà a perseguitarci. Questa è una realtà che dobbiamo affrontare”.

La Cina, economicamente parlando, è diventata sempre più prospera e ha guadagnato influenza internazionale, considerando il rallentamento degli Stati Uniti come leader mondiale durante la presidenza Trump.

Dal 2005 a oggi la Cina ha registrato una netta ascesa. “La crescita continua anche negli anni di Xi Jinping”, sottolinea dice Alberto Rossi, analista CeSIF-Centro Studi per l’Impresa, Fondazione Italia Cina. “Nonostante l’enfasi posta sulla strategia del “New Normal”, la nuova normalità dell’economia che individua una crescita meno rapida e maggiormente sostenibile, dunque non più a due cifre, con una attenzione molto forte alla qualità piuttosto che alla quantità, il peso del PIL cinese su quello globale è continuato a crescere in maniera significativamente rilevante”.

Xi ha cambiato le sorti del paese aprendo la strada a tutti gli imprenditori che vogliono investire nel dragone.

Quello che emerge nei cambiamenti della riforma strutturale è l’apertura della Cina, le cui barriere di ingresso agli investimenti stranieri saranno ulteriormente abbassate, stando a quanto Xi Jinping determina e dichiara. “La porta della Cina è stata aperta e non sarà chiusa, ma si aprirà di più”. Xi vuole continuare il processo di “liberalizzazione dei cambi e dei tassi d’interesse” e pronostica una crescita dell’economia nei prossimi anni “a passo medio-alto”.

Da quando il Piano di Ristrutturazione delle Aziende di Stato (SOE) del Governo cinese è stato avviato definitivamente, si penserebbe ad una privatizzazione di massa delle aziende, ma non è così. Pechino non intende in alcun modo rinunciare al controllo di quelle aziende strategiche, legate al sistema dei trasporti, telecomunicazioni ed energia; allo stesso tempo apre la strada alla parziale introduzione di capitali privati, favorendo molte fusioni di società, nel tentativo di rendere le realtà cinesi efficienti ed imbattibili.

Già nel 1997 il quindicesimo congresso del PCC aveva riconosciuto l’importanza per l’economia cinese, fino ad allora considerata una forza secondaria rispetto alle aziende di stato. L’economia è stata trainata dalla crescita del settore privato.

Con le sue riforme strutturali in Cina, Xi, oltre a prospettare la risoluzione di problematiche ambientali, avviare cambiamenti sostanziali nei risvolti socio-economici e commerciali, come l’adeguamento delle infrastrutture; ha intrapreso manovre per il perseguimento di obiettivi di estensione del welfare, ridimensionamento del sistema produttivo, contrasto al malaffare diffuso e taglio dei benefici al partito e all’amministrazione, anche ai vertici. Alle forze armate è stato tolto quanto restava degli apparati produttivi e economici che ne avevano fatto una struttura in contrasto con il potere civile. Adesso si concentrano sotto il suo potere.

Il sistema bancario e finanziario ha avviato una ricostruzione che si presenta in linea con gli standard internazionali ma anche vuole ridimensionare una finanza parallela che ha contribuito alla fuga di capitali all’estero. Si stima una fuga di 1.200 miliardi di dollari a partire dall’agosto 2015, rientrata solo in parte grazie alle misure attuate da pochi mesi. Nonostante il debito pubblico, l’economia del paese sta passando ad una fase che non la vede più fondata sull’export, ma sui consumi della sua popolazione. Potrebbe sembrare una contraddizione, ma in questo quadro l’ecommerce in Cina continua a crescere esponenzialmente.  Sono numerose anche le start-up nascenti, secondo un recente rapporto di McKinsey, il dragone ha dato vita a un terzo del numero globale di start up tecnologiche private, valutate più di un miliardo di dollari.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *