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再见 Maestro!

27/11/2018

Muore Bernardo Bertolucci, il grande regista che portò la Cina in Occidente, vinse con L’ultimo Imperatore 9 Oscar tra cui miglior regia. Anche i netizen cinesi omaggiano il regista italiano

 

Dallo scandaloso “Ultimo tango a Parigi” al grandioso “L’Ultimo Imperatore”. Scompare uno dei più grandi protagonisti del cinema italiano ed internazionale. Lui è Bernardo Bertolucci, un nome che da Pechino fino agli studios di Hollywood non ha bisogno di presentazioni. Anche perché fu il primo regista al mondo a girare un film all’interno della Città Proibita.

Gli anni 80 sono stati gli anni più bui del cinema italiano. Ma nel decennio della più tremenda crisi del cinema nostrano la pioggia di Oscar vinte dall’Ultimo Imperatore fu un evento. Questo fu anche il primo film dove un regista italiano si aggiudicò la prestigiosa statuetta per miglior film.

Il film lo conoscono tutti. Racconta la tormentata storia di Pu Yi, l’ultimo imperatore della dinastia mancasse che, nato nel 1906, morì come un cittadino comune nel pieno della Rivoluzione Culturale, nel 1967. Tante le interpretazioni che questa pellicola ha suscitato nel pubblico. Bertolucci si basò sulle memorie dello stesso Pu Yi, su alcuni scritti di Moravia nonché sul docu-movie di Antonioni girato a fine anni 70.

 

 

 

Il film fu un kolossal d’autore esemplare per il cinema ancora lontano dalle strategie produttive digitali di adesso. Vi lavorarono 9 mila sarti , 19 mila comparse, formate in gran parte dai soldati dell’esercito cinese, trecento tecnici di tre continenti, e così via, con quei numeri che si antepongono per magniloquenza al risultato artistico.

La pellicola per molti è stato un capolavoro che rimarrà incastonato nella storia del cinema. Ritroviamo temi come la solitudine o la famiglia, il lato psicanalitico di un uomo – Pu Yi – il cui percorso sembra essere solcato dalla nevrosi della ricerca del potere, ma anche della necessità di trovare una dimensione nella storia. Tuttavia è anche la storia di una Cina a noi lontana, di quel melodramma che è stato il passaggio dalla monarchia alla repubblica, per passare al presidenzialismo di Mao.

 

Bertolucci sui tetti della Città Proibita, in uno scatto d’epoca

 

Fuori dal coro dei solenni tributi, alcune voci autorevoli, tra cui il Tiziano Terzani, il cosmopolita giornalista fiorentino amante della storia e della cultura d’estremo Oriente. All’epoca scrisse  un pezzo infuocato su “la Repubblica”: “L’ultimo imperatore è un’infilata di splendide cartoline illustrate mandate da un paese che non è mai esistito. La Cina di Bertolucci, quella imperiale come quella rivoluzionaria, non sono in alcun modo la Cina, ma quello strano e lontano continente come se lo vogliono immaginare certi occidentali”.

Che piaccia o meno, che si possa essere d’accordo o no, Bertolucci ha fatto entrare la Cina in Occidente. I costumi magnificamente riprodotti, e quella magica luce scenica con sfondo la magnifica Città Proibita, hanno fatto sognare frotte di spettatori senza distinzione alcuna. Ed ha avvicinato la Cina all’Italia.

 

La ricercatezza dei dettagli, viene ancora apprezzata, come uno dei più alti esempi di rappresentazione di abiti tradizionali cinesi

 

Con Bertolucci una Cina che apriva le sue porte è entrata potente nelle nostre case. Riuscendo a farci amare il Regno di Mezzo – compreso il sottoscritto – nonostante le sue complessità facendoci immergere nella finzione della sfarzosa Cina imperiale, ma permettendoci anche di assaporare con mano gli orrori, ed errori, della storia moderna. Per buona pace di Terzani e altri, tra la realtà e la fantasia, si sa, c’è spesso un poderoso incomodo: il cinema. Una posizione instabile che fa impazzire chiunque.

Ma a sorprendere è anche il cordoglio del popolo del web cinese. Sicuramente inaspettato. L’Ultimo Imperatore è infatti una pellicola molto amata anche in Cina. Un video – che qui abbiamo riportato – della pagina Weibo 读者 ha ottenuto in poche ore oltre 12 milioni di visualizzazioni. Alcuni netizen scrivono “mi dispiace che se ne sia andato un artista che aveva rappresentato e apprezzato così bene la nostra cultura”. O ancora “Alcuni registi ‘nazionali’ devono imparare da opere come quelle di un grande regista come Bertolucci”. 再见 Maestro! 一路走好!

 

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