fbpx

5G: Washington ha bisogno di Pechino. Le aziende USA potranno collaborare con le controparti cinesi

22/06/2020

35% dei brevetti 5G sono “Made in China”. Edison Lee: “La Casa Bianca ha compreso che sviluppare ex novo una tecnologia 5G sarebbe troppo lungo e costoso”

La Cina continua spedita sulla strada dell’implementazione della sua rete 5G. Poco importa se le schermaglie commerciali con Washington hanno dovuto ridurre l’influenza di Huawei nel settore. Per molti esperti c’è un dato inequivocabile: Pechino è in vantaggio rispetto ai competitor americani. Anzi, sono in molti a ritenere che“le aziende americane hanno compreso il ritardo rispetto alle controparti cinesi e, almeno nell’immediato, non riusciranno a colmare il gap”, afferma Edison Lee, analista senior presso Jefferies

Un dato pesante, che corrisponde al vero. Dati alla mano, circa il 35% dei brevetti a livello mondiale sul 5G sono Made in China, e ben il 15% appartiene a Huawei. Escludere quindi i partner cinesi dalla realizzazione di qualsivoglia infrastruttura 5G, significherebbe ritardare di molto la realizzazione di una rete di ultima generazione. Un’ amara verità, che, dopo essere stata digerita dalla Silicon Valley, sembra essere arrivata anche alla Casa Bianca. 

Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, congiuntamente ad altre agenzie, ha modificato le regole che includevano Huawei in una lista nera di aziende con le quali era vietato ogni tipo di collaborazione. Washington ha cancellato quest’ultima postilla, permettendo quindi, si legge, alle “aziende americane si svolgere attività internazionali nello sviluppo della rete 5G”. Non vi è alcuna menzione a Huawei, ma il messaggio è chiaro: le compagnie americane potranno ricominciare a fare affari con i leader mondiali nella ricerca 5G, ovvero le aziende cinesi. 

Non bisogna tuttavia supporre che il ramoscello d’ulivo lanciato da Trump sia una dichiarazione di pace scritta. Tutt’altro. Le relazioni bilaterali tra le prime due economie mondiali rimangono ancora tese, ma è la migliore decisione per ambo le parti. Pechino ha bisogno delle aziende americane per le sue capacità di sviluppare conduttori e chip, Washington dei brevetti cinesi. “Quest’ultima sembra aver compreso che sarebbe troppo tardi, e soprattutto troppo costoso, sviluppare ex novo e con mezzi propri una tecnologia 5G”, dice Edison Lee. In una dichiarazione rilasciata martedì scorso, Huawei ha dichiarato di voler “continuare a tenere discussioni sincere in relazione agli standard per le nuove tecnologie con le nostre controparti, comprese quelle negli Stati Uniti”.

Cosa abbia spinto l’amministrazione americana non è chiaro, ma probabilmente il feedback dei giganti a stelle e strisce nel settore delle telecomunicazioni a riguardo non è stato roseo. Le grandi aziende statunitensi, tra cui Intel Corp e Qualcomm, hanno già contribuito ampiamente agli standard 5G nell’ambito del 3rd Generation Partnership Project (3GPP), una collaborazione interazione di sette telecoms standard development organisations che redigono specifiche circa le mobile system specifications.

Ma la posta in gioco è alta, soprattutto per gli americani. Il  3GPP è ora al lavoro per introdurre il “Release 16” circa uno standard globale della tecnologia mobile di prossima generazione. Nello specifico il “Release 16” parla di tutte quelle applicazioni di ultima generazione come guida autonoma, fabbriche intelligenti e interventi chirurgici da remoto, tutte innovazioni che vedono la Cina leader e gli Stati Uniti secondi. Washington ha paura di rimanere tagliata fuori da questo progetto, senza contare che i dazi americani non hanno fermato le ricerche di Huawei ed un totale ritiro degli Stati Uniti, paradossalmente, aumenterebbe il vantaggio ed il numero di brevetti, del colosso di Shenzhen. 

La strada della Cina verso il 5G è stata ben pianificata. Nel 2012, due anni prima che China Mobile lanciasse servizi di 4G sul suolo nazionale, diverse realtà cinesi avevano già aderito ad un’iniziativa internazionale per la ricerca e lo sviluppo del 5G. Dopo otto anni, il Dragone vanta una posizione di vantaggio invidiabile e sia la “Trade War” che il COVID-19 poi non hanno fermato i sogni tecnologici di Pechino. Ed i numeri parlano chiaro. Il solo settore hitech ha catalizzato su di se oltre il 28% degli Investimenti diretti esteri in Cina. L’IA sta avendo non solo in Cina, ma anche nel resto del mondo, un ruolo importante per portare le aziende ad una nuova fase di sviluppo e, al tempo stesso, sta avendo un ruolo fondamentale nella lotta alla pandemia. E questa Intelligenza Artificiale è alimentata con tecnologia 5G che, per buona pace degli Stati Uniti, porta brevetti cinesi. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *