fbpx

70 Anni di Repubblica Popolare Cinese, what’s next?  

01/10/2019

Dal 1949 ad oggi i cambiamenti sono stati sorprendenti. Pechino ha molto da celebrare, ma importanti sfide la attendono al varco. Xi: “Il cammino della Cina è solo all’inizio”

 

Lu Xun nella sua prima raccolta di saggi “Vento Caldo” si domandava: “Cos’è una strada? Camminare un sentiero in un luogo dove prima non c’era una strada e un passaggio aperto dove una volta c’erano solo rovi”. Una frase ripresa l’anno scorso anche da Xi Jinping che ben sintetizza la strada fatta fino ad oggi dal Dragone. O almeno una parte del suo percorso.

Oggi la Repubblica Popolare festeggia i suoi 70 anni dalla sua fondazione. A Pechino, come tradizione, si è svolta la parata militare dove in scena non è solo andata la rinnovata potenza tecnologico-militare del Celeste Impero, ma anche quel pragmatismo tutto cinese per il quale raggiunto un traguardo, si guarda al futuro.

 

©Kevin Frayer/Getty Images. Nonostante decadi di stravolgimenti interni, una rinnovata stabilità politica riuscì a far rinascere il paese a partire dagli anni ’80.

 

Riassumere in maniera oggettiva questi settant’anni anni di storia riguardante un paese così complesso come la Cina, abbandonando anche certi preconcetti culturali, è compito arduo per chiunque. Dal 1949 ad oggi la Repubblica Popolare ha sicuramente cercato una propria strada. Un sentiero non scevro da errori e contraddizioni quali il “Grande Balzo” o la Rivoluzione Culturale, ma è altresì fuori questione che la leadership negli ultimi anni ha saputo in qualche modo riequilibrare il tiro portando fuori il paese da quel guscio cui si era rinchiuso.  

La Cina di oggi si è lasciata alle spalle la realtà di uno stato semi-agrario e la metamorfosi sembra solo iniziata. Tuttavia mai come oggi la Repubblica Popolare si trova davanti ad un bivio. Il paese festeggia sì i suoi primi settant’anni, ma è posto davanti a molte sfide. Trade War con Washington, un rallentamento generale dell’economia e il nodo Hong Kong sono solo alcune delle grandi questioni che Pechino dovrà risolvere nell’immediato.

 

Da un lato una pesante eredità marxista che mal si sposa con l’investitura del Dragone a nuovo alfiere della globalizzazione, dall’altra le sfide del nuovo millennio come invecchiamento della popolazione, saturazione del mercato del lavoro e molto altro.

 

Oggi il Dragone siede nuovamente come protagonista dello scacchiere globale. Siamo in un momento in cui l’impatto della Cina sul mondo esterno è probabilmente il più grande dall’età imperiale. Ed i cittadini stessi stanno cambiando. Durante l’intero arco di questi settant’anni diverse generazioni di cinesi hanno riconquistato – giustamente – la loro “cinesità”, un sincero orgoglio patriottico di sentirsi appartenenti alla nazione cinese che guarda al futuro.

Negli anni 2000, la testa di ponte di questa nuova era sono proprio i millennials. Questi ragazzi sono il cavallo di traino della Cina 2.0, di un Paese che si sta modernizzando, divenendo un polo hi-tech di prim’ordine sul palcoscenico internazionale. Un paese giovane e digitale necessita però una leadership che sappia dialogare con le nuove generazioni e che sappia utilizzare i nuovi media. Questa la sfida di Xi Jinping.

 

Dalle comuni popolari alle  ZES – Zone Economiche Speciali – fino a leader tecnologico. Ora la Cina vuole esportare se stessa, la sua cultura ed i suoi marchi. Da “fabbrica del mondo” a potenza globale con il quale interloquire: questa la RPC del terzo millennio.

 

Alla morte di Mao ci si chiedeva come poter raggiungere le vette dell’Occidente. Che le politiche dal ’49 al ’79 fossero state poco lungimiranti, era sotto gli occhi di tutti. Lo scenario socio-economico della Cina post 1978 era totalmente diverso da quello di oggi. Un paese martoriato dalla Rivoluzione Culturale, quasi del tutto isolato a livello diplomatico, poneva timidamente la testa fuori dal “cortile di casa” per muovere i primi passi. 

Anche in quel contesto il Dragone seppe trovare una propria strada che si estende fino ad oggi: iniziavano le riforme di apertura di Deng Xiaoping il cui apice fu il concetto di “socialismo di libero mercato” iscritto addirittura nella carta costituzionale nel 1993.

 

China 70

©123rf. Shenzhen è stata la prima ZES cinese ed è attualmente il quartier generale di molte compagnie hi-tech come Huawei o DJI.

 

Gli anni ’80 e ’90 furono un periodo di apertura straordinario. La tecnologia entrava finalmente nelle case delle famiglie, le comuni rurali furono abbandonate totalmente, i prezzi di mercato introdotti e le trattative aperte per facilitare l’ingresso della Cina nel club globale di libero scambio dell’Organizzazione mondiale del commercio. 

Questi anni furono senza ombra dubbio il momento più significativo della storia della Repubblica Popolare che hanno riportato de facto Pechino protagonista a livello globale. Nel 1988 quando il Nobel Milton Friedman visitò la Cina per la prima volta, non pensava che il programma della leadership potesse avere successo. Come molti, anche il nobel si dovette ricredere.

 

©123rf.Da fabbrica del mondo a fabbrica di tendenze. Oggi la Cina esporta il suo know-how in fatto di tecnologia e business.

 

Tuttavia, se l’apertura verso l’esterno non si è mai interrotta, è pur vero che molti studiosi ritengono che l’era di Deng Xiaoping sia giunta al capolinea. L’economia si è ormai fissata nella “nuova stabilità” così come il partito ha cambiato più volte registro, tentando anche una riforma di se stesso. Quale è quindi la nuova strada da percorrere? Forse è presto a dirlo, ma il nuovo “Grande Balzo” cinese pone Pechino davanti alcune importanti sfide. 

Non solo un relativo rallentamento della crescita nonché l’acuirsi delle diseguaglianze tra ricchi e poveri, il paese deve affrontare un’altra questione, più sottile forse, ma altresì importante: il conciliare apertura economica e disuguaglianze sociali con le sue radici marxisteIndubbiamente durante questi settanta anni Pechino ha rigettato via molte delle sue precedenti pratiche socialiste, ma questa capacità di riconoscere i fallimenti ed adeguarsi al passo dei tempi è stata da sempre il punto di forza del Celeste Impero. Una verità che ancora fa storcere il naso all’ala più ortodossa del Partito.

 

Errori del passato a parte, negli ultimi 40 anni la vita dei cinesi è radicalmente cambiata. Come scritto dal NYT : “Il sogno americano vive ora in Cina”. Pechino investe nei giovani talenti, nella ricerca ed istruzione.

 

Il numero di laureati in settori chiave è nettamente superiore rispetto a quello di Giappone o Stati Uniti, per non parlare delle agevolazioni che Pechino dà a chi proviene dai ceti meno abbienti. Come riportato dal giornale americano, tra un giovane cinese e americano, provenienti da famiglie poco agiate, sarà il ragazzo cinese ad avere più possibilità di successo e riscatto sociale.

 

China 70

©Unsplash. Nonostante i momenti difficili, la leadership cinese è riuscita a tirare fuori dalla povertà ben 800 milioni di cinesi. 

 

Nel suo corso riformatore, Pechino è riuscita a sollevare 800 milioni di cittadini dalla povertà. Contrariamente alle politiche di Mao, le riforme volute da Deng hanno impattato anche la vita quotidiana di ogni famiglia. Se nel 1978 circa l’80% delle famiglie aveva una radio e solo il 10% una tv in bianco e nero, oggi circa ogni famiglia ha circa 2 televisori di ultima generazione.

Dai coupon per comprare beni di prima necessità a fine anni 70, si è passati al QR code di WeChat e ad una vera cashless society. Sempre agli inizi degli anni 80 il telegrafo e telefono erano i mezzi di comunicazione principali. Oggi la Repubblica Popolare conta oltre 900 milioni di utenti attivi connessi al villaggio globale. Il “secolo cinese avanza” e il progetto “Made in China 2025” – benché sia uscito dai radar della propaganda di Pechino – ne è la testa di ponte.

 

Il mondo occidentale pensava di poter cambiare la Cina, ma è il Dragone ad avere influenzato il mondo sotto ogni settore. Adesso l’Occidente copia i trend del “new Made in China”.

 

Ai giorni d’oggi, il Paese di Mezzo è apripista in alcuni settori. Intelligenza artificiale, robotica, fintech e molto altro sono solo alcuni dei segmenti dove il Dragone primeggia. Tuttavia, il gigante cinese ha ancora un gap tecnologico importante in settori strategici quali aerospazio e alta tecnologia. Un dislivello che negli ultimi anni si è, a dire il vero, ridotto notevolmente.

Il nuovo concetto di “secolo cinese” sta cambiando il Paese. Non più chiuso a riccio, ma aperto e con voglia di scoprire e conoscere. Come espresso più volte dalla leadership, la trasformazione della Cina non è ancora conclusa del tutto. Negli ultimi anni Pechino è già intervenuta direttamente nel cambiare la struttura macroeconomica del Paese ed ora strizza l’occhio all’estero con il suo programma “Made in China 2025”.

 

©Unsplash. Benché uscito fuori dai radar della propaganda di stato, la Cina continua con  il suo piano Made in China 2025.

 

Con questo progetto la Cina spera di portare a termine quei cambiamenti macroeconomici e strutturali  in modo da lasciarsi alle spalle la fama di “fabbrica del mondo”. Gli analisti sostengono che nell’arco di 20 anni la Cina sarà in grado colmare tutti i gap che ancora la separano dalle potenze economiche occidentali, ma questo “Grande Balzo 2.0” ha fatto storcere il naso alle potenze occidentali, Stati Uniti in testa, per la paura di perdere il dominio tecnologico.

La Cina punta a diventare a tutti gli effetti un polo d’alta tecnologia cui rivolgersi, tuttavia nonostante la Trade War iniziata da Washington, Pechino non abbandonerà mai le sue ambizioni tecnologiche. Per ora Pechino punta ai prossimi settant’anni conscia di essere “pronta ad affrontare qualunque sfida ci si ponga davanti”, come ribadito dal Presidente cinese in uno dei suoi ultimi discorsi. Mao unificò il Paese, Zhou Enlai lo tenne a galla negli anni dell’utopia del Grande Timoniere, Deng Xiaoping ha riportato Pechino al “centro del cielo” mentre l’ultima generazione di leader cinesi porta avanti le riforme di apertura. Cosa ci riserverà il futuro? Sicuramente una verità è possibile annunciarla: la Cina continuerà ad essere una protagonista.

TI POTREBBE INTERESSARE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *