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Pechino: Al via la “Doppia Sessione”

22/05/2020

 Iniziati i lavori lavori parlamentari della “Lianghui”. Li Keqiang promette “misure straordinarie”, ma vengono ammesse le incertezze. Crolla il listino di Hong Kong

Dopo due mesi di ritardo a causa dello scoppio della pandemia, si accendono i riflettori sul principale appuntamento politico cinese dell’anno: la “lianghui”. Nella giornata di oggi, nella grande Sala del Popolo, il presidente Xi Jinping e altri leader cinesi hanno aperto ufficialmente i lavori delle cosiddette due sessioni – lianghui, 两会, in cinese – la principale assemblea legislativa e politica della RPC, nonché uno degli eventi chiave in Cina per meglio capire in quale direzione di muoverà in futuro il gigante.

Il Premier Li Keqiang ha avuto il compito di presentare l’annuale rapporto di lavoro del Consiglio di Stato durante la sessione. Come ha riferito Li, il Governo metterà in campo misure straordinarie per far fronte alla contrazione economaica dovuta allo scoppio dell’epidemia di coronavirus. Per la prima volta in 30 anni, il report del governo non ha riportato alcun target circa il prodotto interno lordo. La leadership ha appreso appieno le difficoltà del momento e, piuttosto che emanare cifre difficili da raggiungere, ha utilizzato un approccio ben più realista sulla questione. Sebbene lo stesso Li Keqiang abba volutamente omesso una cifra sul target del Pil per il 2020, per le misure economiche è stato ben chiaro: “Non abbiamo fissato un obiettivo specifico per la crescita, perché ci troviamo a dover fronteggiare alcuni fattori di difficile prevedibilità, causati dall’incertezza della pandemia”. Pechino farà più deficit, una misura necessaria come per tutti gli altri paesi. 

Come già accaduto in precedenza (come ad esempio all’epoca della crisi finanziaria asiatica) la Banca Centrale Cinese è pronta a mettere in atto misure estreme. In primis Pechino è pronta a superare la soglia del 3% sul deficit portandolo a 3.6% quest’anno rispetto al 2.8% del 2019, inoltre la PBOC è pronta a mettere sul mercato ben $668.17 miliardi in bond. Li ha aggiunto che “la stabilizzazione del mercato del lavoro sarà prioritario” e per questo in agenda sono state segnate alcune misure anche per le piccole e medie imprese come agevolazioni su prestiti da parte delle grandi banche.

Sul piano commerciale, Li ha promesso un approfondimento del dialogo con Tokyo e Seoul circa la firma di un Free Trade Agreement ed ha sottolineato la necessità una implementazione della fase 2 con Washington circa la guerra dei dazi. A tale riguardo molte sono le incognite in futuro. Cina e Stati Uniti sembrano viaggiare su due binari: sotto i riflettori internazionali non lesinano reciproche schermaglie, ma a fari spenti, sembra riallacciarsi un dialogo, almeno commerciale. Tuttavia su tutto aleggia una grande incognita, Hong Kong.

Nel suo report annuale, come consuetudine, Li Keqiang ha riservato non più di due linee alle Regioni Speciali di Hong Kong e Macao. Per quanto riguarda l’ex enclave britannica il premier ha confermato le indiscrezioni che volevano Pechino pronta a varare un miglioramento della legge di sicurezza pubblica di Hong Kong. Due tuttavia i rischi: Il primo che la questione di Hong Kong focalizzi l’intero appuntamento delle Due Sessioni da parte dei media internazionali su una questione interna cinese, dall’altra, e forse quella più spinosa, le possibili reazioni (sconsiderate?) di Donald Trump. Nonostante la leadership cinese abbia più volte sottolineato la volontà, se non la necessità anche per le aziende del Dragone, di non mettere affatto in discussione il principio del “Un paese Due sistemi”, la Casa Bianca ha tagliato corto dicendo che “ogni azione su Hong Kong sarà valutata e porterà a delle conseguenze”. Una minaccia cui Pechino non ha dato ascolto. Per ora l’unico risultato raggiunto è quello di un crollo della piazza finanziaria dell’ex colonia britannica.

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