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“Belt and Road Initiative”: Il seminario sulle opportunità di business tra Italia e Cina

22/11/2017

Le possibilità offerte dalla Nuova Via della Seta cinese alle imprese italiane sono state al centro del seminario “Costruire una guida concreta per la crescita congiunta di Italia e Cina“, organizzato dalla Fondazione Italia-Cina il 18 novembre a Milano. L’evento, patrocinato dal Ministero per lo Sviluppo Economico e dal Ministero del Commercio Cinese, ha visto la partecipazione di importanti personaggi del mondo imprenditoriale ed economico dei rispettivi paesi. Massimiliano Guzzini, Vicepresidente dell’azienda Illuminotecnica ha dichiarato che “questo progetto rappresenta una valida possibilità per ridurre i costi, le distanze in termini di infrastruttura, cultura e logistica sia delle aziende italiane che di quelle cinesi”.

 

La Belt and Road Initiative (BRI) è stata annunciata nel 2013 dal Presidente Xi Jinping. Il piano, conosciuto anche come One Belt, One Road (OBOR), mira al rilancio dell’antica Via della Seta grazie alla creazione di corridoi economici dalla Cina all’Europa, con il coinvolgimento dei Paesi centro-asiatici via terra, e di quelli del Sud-est asiatico via mare. La Nuova Via della Seta dovrebbe riguardare Paesi che messi insieme coprono oltre il 60% del Pil mondiale, il 70% del¬la sua popolazione, e il 75% delle riserve energetiche conosciute. Secondo le previsioni, gli investimenti infrastrutturali legati a BRI dovrebbero aggirarsi su una quota di circa 300 miliardi di dollari americani l’anno.

 

Guzzini, portando la sua esperienza di molti anni trascorsi in Cina e dei continui contatti con l’oriente grazie alla succursale aziendale aperta nel 2005, ha affermato di “vedere grandi cambiamenti nella società cinese e nei suoi trend di consumo”. Infatti, all’epoca dell’apertura della filiale cinese di Illuminotecnica, il concetto di design non era molto sviluppato. Tuttavia il Paese di Mezzo investendo in corsi di formazione e centri di ricerca sono hanno cominciato a ridurre il gap. Le positive prospettive di crescita dell’intero interscambio commerciale tra Italia e Cina sono state altresì confermate dalle stime rilasciate dalla SAEC (Agenzia di Credito all’Esportazione statale italiana ) la quale ha affermato che attualmente la Cina è il nono più grande mercato per le nostre esportazione. Il Dragone è altresì il primo mercato di riferimento per le vendite nella regione Asia-Pacifico. Le vendite italiane in Cina nel 2016 hanno raggiunto quota 11,1 miliardi di euro, e si prevede che aumenteranno fino a 296,8 miliardi entro il 2020. Da quanto riferito dalla Fondazione Italia-Cina, abbigliamento, gioielli, fibre e filati, farmaci e prodotti farmaceutici, macchinari, scarpe e tessuti sono tra i primi dieci settori italiani presenti in Cina. D’altro canto, l’Italia è il quinto partner commerciale di Pechino in termini di volumi commerciale, senza contare che negli ultimi anni è diventata una delle principali destinazioni degli investimenti cinesi in Europa.

 

Al gruppo di lavoro è intervenuto anche Xu Yingxin, vicepresidente del China National Textile and Apparel Council (CNTAC). il quale ha dichiarato che “sviluppare questo progetto significa contribuire a sviluppare un mercato unificato e costruire infrastrutture e telecomunicazioni nei paesi che partecipano alla Belt and Road Initiative, anche con lo scopo di ridare nuova linfa e spinta al settore tessile cinese dopo anni di turbolenze”.

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