Bridge for Cities, a Vienna si parla della Belt and Road

12/10/2018

L’evento mira a promuovere l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Trieste avamposto di prima importanza nel progetto BRI di Pechino

 

 

La Belt and Road Initiative al centro di un incontro. L’iniziativa che vede protagonista la Cina, infatti, è stata al centro della terza edizione della manifestazione “Bridge for Cities”, organizzato congiuntamente dall’Organizzazione per lo sviluppo industriale delle Nazioni Unite (UNIDO) e dal Centro finanziario per la cooperazione Sud-Sud (FCSSC).

L’evento annuale, che si è tenuto dal 9 all’11 ottobre a Vienna, mira a promuovere l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile attraverso la Belt and Road. La terza edizione di “Bridge for Cities”, in particolare, si è concentrata sulla realizzazione di risultati concreti per facilitare l’attuazione di progetti di sviluppo urbano-industriale nelle città della Belt and Road.

 

Belt and Road: un’opportunità di sviluppo per il business matchmaking, come i porti italiani potranno dare il loro contributo alle BRI?

 

Sulla base del successo degli eventi precedenti, la terza edizione si è concentrata sulle sfide di sviluppo urbano-industriale specifiche del settore nell’ambito della BRI, che contribuirà allo sviluppo di concrete opportunità progettuali per il business matchmaking.

Durante l’evento, relatori ed esperti del settore hanno discusso su come lo sviluppo industriale sostenibile possa essere raggiunto a livello urbano, promuovendo in tal senso la crescita economica e infrastrutturale con una sorta di circolo virtuoso.

Il primo giorno dell’evento è stato dedicato allo sviluppo urbano-industriale sostenibile. Nel secondo, invece, sono state mostrate sfide e soluzioni concrete di sviluppo urbano-industriale, attraverso l’esempio di quattro città (Trieste, Italia; Shanghai, Cina; Vienna, Austria e Chengdu, Cina). Il terzo ed ultimo, poi, è stato dedicato a facilitare la creazione di collegamenti business-to-business, grazie alle opportunità di matchmaking, viaggi di studio e workshop.

 

 

Quattro città al centro degli studi: Trieste, Shanghai, Vienna e Chengdu. Il Friuli Venezia Giulia è avamposto strategico per la Via della Seta e per le relazioni economiche tra l’Europa e la Cina e l’Italia e il grande Paese asiatico.

 

 

Per approfondire e studiare meglio i vari rapporti tra le città, ne sono state scelte quattro. Trieste, Shanghai, Vienna e Chengdu, infatti, sono state selezionate attraverso un processo di nomina, organizzato dopo un briefing degli stati membri. Saranno condotti roadshow e valutazioni approfondite di ogni città, con il coinvolgimento dei dipartimenti tecnici di UNIDO e di esperti esterni.

Attraverso i roadshow e le valutazioni, UNIDO mira a creare una rete di città per facilitare la cooperazione, gli scambi tecnologici e le partnership tra esse. Il Friuli Venezia Giulia è avamposto strategico per la Via della Seta e per le relazioni economiche tra l’Europa e la Cina e l’Italia e il grande Paese asiatico.

 

Nonostante l’altalena politica nata all’indomani dell’incertezza dell’esito delle urne dello scorso 4 marzo, che ha destabilizzato non poco la politica nostrana, Cina ed Italia hanno approfondito i legami.

 

Per quanto concerne la BRI, progetto lanciato nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping, Trieste e Genova sono state dichiarate porte della Via della Seta e il Friuli Venezia Giulia ha ottenuto una posizione privilegiata in quanto unica regione italiana presente al “Belt and Road Forum” di Pechino del maggio 2017 e protagonista di una missione istituzionale in Cina lo scorso dicembre.

Grazie alla sua posizione geografica e di “confine”, il Friuli è una porta naturale del Bel Paese al commercio estero. Nel 2017 l’export regionale verso la Cina è passato da oltre 262 milioni dell’anno precedente a circa 282 milioni di euro e le importazioni hanno fatto segnare un incremento da 514 a 535 milioni di euro.

Da sottolineare anche come il porto giuliano è il primo in Italia per volumi di traffico, senza contare che il regime di extradoganalità dell’hub di Trieste, ha supportato questa lunga corsa del Friuli Venezia Giulia.

 

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