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Bulgari riparte dalla Cina. Riprende il luxury retail grazie anche all’e-commerce

10/06/2020

Hermes guadagna oltre 2 milioni di euro in un giorno a Canton. Entro il 2025 il 65% del mercato mondiale del lusso passerà dalla Cina

Lo scoppio della pandemia ha fortemente intaccato il settore del lusso. Secondo uno studio del Boston Consulting Group, i settori del lusso e della moda hanno visto un calo di vendite del 25% e 30% rispetto al 2019. La frenata è stata avvertita soprattutto in Cina, un mercato che ad oggi conta il 40% dell’intero fatturato mondiale del luxury retail. Tuttavia, con il progressivo miglioramento della situazione pandemica globale, il settore del lusso ha ricominciato a vedere buoni margini di crescita, soprattutto in Cina. A testimoniarlo è Bulgari, uno dei big name della filiera produttiva del lusso.

Il brand italiano, durante il picco registrato nei primi mesi dell’anno, è stato costretto a chiudere oltre il 50% dei negozi nel paese. Ma ora la sua ripresa parte proprio dalla Cina. 

Jean-Christophe Babin, CEO di Bulgari ha dichiarato a China Daily: “Bulgari ha registrato una forte ripresa già da metà marzo, sottolineando la forza e la resilienza del mercato cinese, nonché il riconoscimento nella domanda dei consumatori cinesi di prodotti di lusso con una lunga storia nel DNA ed un artigianato raffinato”.

Badin ha altresì riconosciuto l’importanza dell’e-commerce.  Sin dallo scoppio della pandemia molti brand hanno deciso di dirottare le vendite attraverso canali online. “I canali di vendita offline sono ancora molto importanti per i marchi di lusso, in particolare i brand di gioielleria di fascia alta, ma indubbiamente sarebbe folle non considerare l’importanza che il digitale ed il mondo online hanno nel mercato cinese”.  Bulgari, ad esempio, attraverso la sua piattaforma è riuscita ugualmente a regalare al consumatore cinese un’esperienza di acquisto unica anche attraverso i canali digitali.

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Sicuramente la stretta collaborazione tra i brandi di fascia alta e le diverse piattaforme e-commerce ha reso possibile questa ripresa. 

Secondo il colosso cinese dell’e-commerce JD, dall’inizio di gennaio, circa 20 marchi di lusso hanno aperto negozi sulla sua piattaforma. Tra questi alcuni big name della moda internazionale come la casa di pelletteria Delvaux, il marchio di gioielli Goossens la britannica Smythson.

“La pandemia ha incoraggiato molti luxury brand a dare maggiore importanza al business online”, ha affermato Kevin Jiang, International Business President di JD Fashion and Lifestyle.

Tante le iniziative delle piattaforme. JD ha appena varato un innovativo programma di spinta delle vendite che prevede un largo uso di Livesteaming e Social Commerce, mentre Alibaba ha inaugurato a metà aprile il primo “Luxury Outlet” online cinese. Il fine del gigante di Alibaba è semplice: vendere gli stock nei magazzini bloccati a causa dello scoppio della pandemia. 

Generalmente l’intero settore del lusso ha visto una sostanziale ripartenza in Cina. Louis Vuitton ha visto aumentare le vendite di oltre il 50% su base annua all’inizio di aprile. L’11 aprile, Hermes ha riaperto il suo flagship store di Canton e, secondo quanto riferito, ha realizzato un fatturato di $ 2,7 milioni in un solo giorno.

Laurel Gu, Category Director di Mintel China, ha dichiarato che la domanda di prodotti e servizi di lusso è stata sì frenata dall’epidemia di COVID-19, ma solo a breve termine. Secondo le stime di McKinsey, la spesa cinese per il lusso raddoppierà a circa 170 miliardi di dollari entro il 2025, garantendo il 65% della crescita del mercato a livello globale.

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