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China 2025 e Vision 2030 aprono le porte di Cina e Arabia Saudita

19/04/2018

 

Tante le similitudini tra i due progetti chiave che rivoluzioneranno gli andamenti economici del nuovo millennio. Tante le opportunità di investimento da prendere in considerazione

 

Cina e Arabia Saudita, due paesi lontani geograficamente quanto culturalmente. La monarchia saudita da sempre vede non positivamente l’amicizia di Pechino con Teheran, storico rivale nell’area. Allo stesso tempo la Cina si è sempre risentita nell’entrare troppo in stretti rapporti con un paese il cui rigore religioso è assai forte.

Fatta eccezione per l’Iran e Pakistan, Pechino non ha mai realmente intavolato stretti legami diplomatici con i paesi del Medio Oriente.

Ma la nuova globalizzazione ha radicalmente mosso le carte in tavola. La seconda economia del mondo e il paese del Golfo si sono fatte promotrici di due progetti di radicale ristrutturazione economica nazionale, le cui finalità sono assai simili l’uno con l’altro. Motivo per il quale il dialogo bilaterale tra le due parti si è rafforzato. Stiamo parlando di “China 2025” e “Vision 2030

Trasformare l’Arabia Saudita in una potenza finanziaria regionale e riducendo drasticamente la dipendenza dalle entrate petrolifere. È questo l’obiettivo del programma di sviluppo “Arabia Vision 2030”. Nonostante il progetto sia stato presentato da re Salman, il piano è interamente frutto della lungimiranza del principe ereditario Mohammed Bin Salman. E’ lui infatti la mente grigia dietro le recenti riforme economiche e il rilancio tecnonologico di Riad.

L’ipotesi di un ribasso dei prezzi petroliferi, la riapertura dei commerci internazionali con l’Iran, ma anche una stagnazione economica endemica che ha portato al record il deficit dello stato, ha spinto la corona saudita ad una profonda riforma del suo sistema economico.

Gran parte delle risorse per i primi passi di  “Vision 2030“verranno tratte dalla vendite del 5 per cento della compagnia statale petrolifera Aramco, la più importante azienda energetica al mondo, ad oggi di fatto di totale proprietà di Riad.

 

Come sottolineato da re Salman ai microfoni dei giornalisti all’indomani dell’approvazione ufficiale del progetto, “Vision 2030 è un piano che porterà sviluppo in tutti i settori e in tutte le zone del paese”.

 

L’ambizione principale del principe Mohammed Bin Salman è quello di ridurre la dipendenza dalle entrate petrolifere, ad oggi superiore al 90%, e ad attivare nuovi settori economici su esempio dei vicini Emirati Arabi Uniti. Ripercorrendo in qualche modo un processo simile a quello della Repubblica Popolare.

Ecco quindi che i primi provvedimenti hanno riguardato la costruzione di una serie di progetti non solo in campo economico, ma anche sociale e di sviluppo, finalizzati a preparare il paese ad una nuova fase, quella post-petrolifera. Spazio sarà dato ai capitali privati e alla ricerca tecnologica. Riad vuole sviluppare il comparto delle fonti alternative e rinnovabili, utilizzando anche risorse minerarie presenti sul territorio come oro e uranio.

Una voce importante sarà dato anche al turismo. L’Arabia saudita vorrà non solo sfruttare quello religioso – poiché custode dei luoghi santi di La Mecca e Medina il “sancta sanctorum” della religione musulmana – ma anche aprire ad un turismo internazionale che non solo strizzi l’occhio agli amanti del lusso, ma che sappia attirare quei turisti attratti dalla bellezza paesaggistica e misteriosa del deserto.

Si parla inoltre della modernizzazione delle istituzioni, con un alto impiego della tecnologia digitale per rendere maggiormente efficienti la burocrazia. Al vaglio vi è anche una riforma circa il rilascio di visti e permessi di soggiorno per quegli imprenditori stranieri che vorranno scegliere l’Arabia Saudita come trampolino di lancio dei loro investimenti.

Per aumentare la partecipazione dei giovani alla costruzione della nuova società saudita, il programma presentato ieri prevede una riforma del sistema di insegnamento e della formazione professionale che riguarderà le scuole e le università del regno.

 

Riad sembra ripercorrere gli stessi passi di Pechino. La Cina da fabbrica del mondo si sta trasformando in un polo tecnologico di prima eccellenza con “China 2025”.

 

Uno dei piani più importanti del governo cinese è “中国制造2025”, letteralmente “Made in China 2025”, meglio conosciuto anche come “China 2025”. L’iniziativa che punta a rinnovare e rafforzare l’industria cinese sul modello 4.0 portato avanti da paesi all’avanguardia come Germania e Giappone, pone forte enfasi su l’automatizzazione e sulla creazione di valore per i prodotti cinesi.

Con il progetto “China 2025”, la leadership cinese punta a fare quegli stessi cambiamenti macroeconomici e strutturali dell’Arabia Saudita. Molti analisti ed economisti ritengono anzi che proprio il Dragone sia stato un esempio ed un faro per Riad.

Nonostante il background di differenza, le finalità e strategie finali non cambiano. Come l’Arabia Saudita vuole aspirare ad essere altro che non il “benzinaio del mondo”, allo stesso modo la Cina vuole lasciarsi alle spalle la fama di “fabbrica del mondo”.

Gli analisti sostengono che nell’arco di 20 anni la Cina sarà in grado colmare tutti i gap che ancora la separano dalle potenze economiche occidentali. Per superare le sfide, sono tanti i centri di competenza per l’innovazione delle imprese sorti nei principali cluster produttivi della Cina.

Nonostante parte del progetto si riferisca alla riforma e ristrutturazione del settore manifatturiero, “China 2025” è un programma ben più aperto ed inclusivo che coinvolge molti altri settori, dal momento che la riforma voluta da Pechino ha bisogno non solo delle migliori eccellenze cinesi, ma anche investitori e know-how stranieri. La Cina punta a diventare a tutti gli effetti un polo d’alta tecnologia cui rivolgersi.

 

La nascita della nuova Cina, passa attraverso la tecnologia e lo sviluppo. In quasi 15 anni, la “Lunga Marcia” del Paese di Mezzo verso l’high-tech non si è mai fermato: Internet plus, 5G ed aerospazio alcuni dei settori chiave.

 

Non solo manifatturiero quindi, tra i primi settori che saranno implementati ci sarà quello del mondo digitale. Grazie al progetto “Internet Plus ,互联网+”, ed agevolazioni economiche, Pechino spingerà l’universo delle start-up e delle imprese nate sul web. Con una particolare attenzione alla cybersicurezza, telecomunicazioni 5G e e alla cosiddetta  “next-generation information technology.

Attualmente la Repubblica Popolare vanta nei suoi confini oltre 40 “unicorni”, termine finanziario per indicare start-up con un capitale di almeno un miliardo di dollari. Questa lista è ora sul tavolo di Zhongnanhai e Xi Jinping in persona ha espresso il desiderio di avere un dossier più corposo nei prossimi anni.  

Importante sarà lo sviluppo di un comparto industriale moderno e robotizzato, che possa anche migliorare l’efficienza e i costi della forza lavoro. E Pechino è molto attiva anche in settori industriali di ultima generazioni come la nano-tecnologia e i materiali compositi.

La leadership cinese spinge anche nel settore dell’aerospazio. Landers robotici, astronauti, stazioni orbitanti e laboratori su Marte e la Luna. Sembra fantascienza ma è la ferma volontà di Pechino. La corsa spaziale cinese oramai non è semplice competizione, ma necessita una riflessione più profonda perché tocca la stessa ristrutturazione economico-industriale del Paese.

L’Agenzia Spaziale Cinese ha già da qualche anno aperto ai privati la possibilità di cooperare a progetti simili al Blue Origin di Jeff Bezos o allo Space X di Elon Musk. L’obiettivo è sia incrementare quella sana competitività che è la madre del progresso, sia investire nel settore high-tech e nella ricerca.

Quella stessa ricerca che sarà fondamentale al Dragone per continuare il suo percorso verso l’abbandono di un modello energetico tradizionale basato sui combustibili fossili. Il Consiglio di Stato ha dato anche il via libera ad ingenti investimenti per cambiare, ottimizzare e modernizzare il sistema di approvvigionamento energetico del paese ed avviare finalmente un percorso green per il Paese di Mezzo.

I benefici sono molteplici, sia per la popolazione, che per l’economia. Oggigiorno le rinnovabili sono diventate un vero business in Cina ed un terreno dove tecnici cinesi cercano il know-how straniero. Quindi anche possibilità ed opportunità di investimento per partner stranieri.

 

Cina e Arabia Saudita sembrano parlare la stessa lingua, motivo per il quale negli ultimi anni i rapporti bilaterali tra Riad e Pechino si sono intensificati.

 

Alcuni ritengono che il vero avversario alla corsa tecnologica cinese sarà proprio il paese del Golfo, poiché i loro rispettivi programmi industriali hanno molte familiarità tra loro, almeno su di un punto: lo sviluppo di un settore high-tech che possa essere realmente competitivo a livello internazionale.

Fermo restando che i due paesi hanno culture, economie e un tessuto sociale profondamente diverso, i risultati di “China 2025” stanno arrivando. Per quanto riguarda “Vision 2030”, un primo riscontro è l’oggettiva apertura dell’Arabia Saudita a partner strategici esteri, che non siano solamente membri della famiglia reale.

A Pechino la presunta competitività con Riad non sembra preoccupare. Anzi, le riforme intraprese dal paese arabo, sembrano essere una potenziale opportunità di sbocco per i capitali cinesi. Non è un caso che tra i primi paesi che sono arrivati ad appoggiare il nuovo corso di Riad, è stata proprio la Cina.

L’Arabia Saudita, nei progetti di Pechino, potrebbe essere anche un importante hub portuale nel Medio Oriente per la Via della Seta Marittima di Xi Jinping, oltre al fatto che Riad ha bisogno di know-how straniero almeno per iniziare quel nuovo corso digitale voluto dal principe Mohammed Bin Salman.

Ed attualmente la Repubblica Popolare è uno dei paesi all’avanguardia in questo settore. Tra finanza digitale, e-commerce ed intelligenza artificiale, il Paese di Mezzo può essere proprio un importante punto di partenza. Motivo per il quale capitali cinesi stanno attualmente operando nel paese arabo proprio nella realizzazione di “Vision 2030”. 

Il nuovo percorso intrapreso da entrambi i paesi è tuttavia solo all’inizio. Per le aziende straniere, in particolare per quelle occidentali, nuovi ed interessanti scenari di partnership si aprono. Qualora si vorrà avere un vantaggio sui competitor, sarà fondamentale monitorare l’evoluzione di “China 2025” quanto di “Vision 2030” e giocare d’anticipo.

 

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