China, make the planet green again!

06/09/2018

La Cina è il maggior consumatore e produttore di energia al mondo, ma anche il suo approccio all’approvvigionamento energetico sta cambiando. Dietro la ritirata americana sulle tematiche ambientali, Pechino vuole mostrare al mondo che fa sul serio ed intanto il National Geographic vola sull’Altopiano Tibetano per testare una nuovo impianto di riciclaggio in miniatura

 

Mettiamo un architetto ed ingegnere taiwanese, una rivoluzionaria macchina per il “riciclaggio espresso”, il National Geographic, il Plateau Tibetano sullo sfondo e Jackie Chan come spalla. Ciò che può sembrare un’assurda storia è la pura realtà.

Stiamo parlando infatti del documentario edito recentemente da National Geographic dal titolo “Jackie Chan Green’s heroes”. La pellicola racconta dell’avventura di Arthur Huang, quarantenne architetto e ingegnere di Taiwan, e della sua nuova invenzione: il “Trashespresso”. Questo altri non è che una complesso macchinario in miniatura che, grazie all’energia solare,  trita e ricicla plastica.

Il riutilizzo della polvere di plastica avviene attraverso forni dove il materiale, grazie l’uso di stampi, potrà assumere la forma di una maiolica, sedia, tavolo e molto altro. La storia non avrebbe nulla di eccezionale se non fosse che l’intero documentario è girato ad oltre 4mila metri di quota, nel mezzo dell’altopiano tibetano, a cavallo tra le province di Qinghai e Xizang.

 

Ciò che può risultare un perfetto video di propaganda, incarna in realtà un vero sentimento della leadership cinese: mettere un freno all’inquinamento e, perchè no, creare un business attraverso la green economy.

 

Il servizio del National Geographic, ovviamente, non si sarebbe potuto realizzare senza il benestare di Pechino. Eppure sulla carta vi sono tutti gli elementi vincenti per un prodotto mediaticamente vincente.

In primis i protagonisti. Jackie Chan è ancora una delle star più amate del continente cinese. Negli anni non ha lesinato forti critiche alle alte sfere sia di Pechino che di Hong Kong sul come è stata trattata la questione ambientale. Senza contare il fatto che è uno dei promotori di un certo movimento ambientalista – anch’esso con caratteristiche cinesi – all’interno della Repubblica Popolare.

Arthur Huang è invece CEO e fondatore di Miniwiz, un’azienda con sedi sparse in tutto il mondo, tra cui Pechino, che ha fatto del riciclo e riutilizzo della plastica il suo core business. Anche il suo passaporto taiwanese è un plus. In un momento di tensione con Taipei, Pechino vuole sottolineare come sia possibile sotterrare l’ascia di guerra davanti alla salvaguardia ambientale, creando un clima virtuoso di cooperazione internazionale.

Infine la location. L’equipe ha infatti girato sull’Altopiano Tibetano dove le condizioni impervie erano perfette per il test del nuovo macchinario della Miniwiz. Tuttavia guardando oltre i meri effetti di scena, dobbiamo ricordare come la scelta della provincia di Qinghai non sia stata lasciata al caso.

 

Qinghai è l’esempio di come la Cina faccia sul serio in materia di green-economy. Attualmente l’86% dell’energia qui consumata viene da fonti rinnovabili. Di qui passano i tre principali fiumi cinesi – il Fiume Giallo, il fiume Yangtze e il fiume Lancang – e la provincia è ricca di risorse idroelettriche.

 

Dotata di un’elevata esposizione solare proprio sull’altopiano Qinghai-Tibet (da 2.500 a 3.200 ore all’anno), la provincia rappresenta l’11% del potenziale energetico solare della Cina. Dal 20 al 28 giugno, Qinghai ha trascorso nove giorni sostenuti esclusivamente da energia rinnovabile, una sfida greed tentata solo da due paesi nel mondo: Cina e Portogallo.

Il governo provinciale Qinghai ha inoltre espresso la volontà di espandere la sua capacità solare ed eolica a 35 milioni di KW entro il 2020 e di fornire 110 miliardi di KWh di elettricità pulita all’anno alle regioni centrali e orientali, riducendo il consumo di carbone di 50 milioni di tonnellate.

Secondo il recente rapporto dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali sulle prospettive energetiche della Cina, i prossimi 30 anni vedranno un enorme cambiamento strutturale nella domanda di energia dell’intero paese. Entro il 2050, il carbone rappresenta meno del 30% della domanda energetica nazionale, mentre il rapporto del gas naturale e in particolare delle energia pulita aumenterà notevolmente.

 

La Cina è il maggior consumatore e produttore di energia al mondo. Passeggiando per le città di Pechino, Shanghai o Guangzhou non ci sembra assurdo comprenderne il perchè. La corsa cinese ha bisogno di energia, ma al tempo stesso il governo centrale ha colto l’enorme sfida che le si è posta davanti: come approvvigionare il paese più popoloso al mondo rispettando l’ambiente?

 

Negli ultimi anni il Dragone si sta ergendo a pilastro della lotta al riscaldamento climatico e paladino delle energie rinnovabili. Ciò che può sembrare un paradosso, è in realtà un terreno sul quale la leadership cinese tende a battere duro e con fermezza.

Nonostante esistano ancora oggi forti contraddizioni in materia, la comunità internazionale riconosce gli immensi sforzi portati avanti dalla Cina. Partendo dalla cosiddetta “ rivoluzione cinese dei trasporti urbani,  l’intera questione ambientale in Cina sta oggettivamente migliorando.

In questa cornice, la firma dell’accordo di Parigi ha rappresentato un grande inizio per il percorso green del Paese do Mezzo. Attraverso forti sanzioni che hanno portato, in molti casi, alla chiusura di impianti inquinanti, e maggiori controlli, la qualità dell’aria cinese sta, pur lentamente, migliorando.

Ingenti gli investimenti che il governo centrale sta facendo per cambiare, ottimizzare e modernizzare il sistema di approvvigionamento energetico del paese. I benefici sono molteplici, sia per la popolazione, che per l’economia.

 

Oggigiorno le rinnovabili sono diventate un vero business in Cina ed un terreno dove tecnici cinesi cercano il know-how straniero. Quindi anche possibilità ed opportunità di investimento per partner stranieri.

 

Davanti al ritiro americano dinanzi alle responsabilità nei confronti delle prossime generazioni, Pechino e lo stesso Xi Jinping ne hanno fatto una questione “di faccia”, di onore. Il Presidente è consapevole che il cittadino cinese è ormai cosciente dell’importanza della qualità dell’aria. Tra gli obiettivi più ambiziosi c’è quello di mostrare i famosi cieli color cobalto di Pechino in occasione delle prossime olimpiadi invernali.

“L’economia cinese è passata da una fase di crescita ad alta velocità a uno stadio di sviluppo di alta qualità, pertanto promuovere lo sviluppo verde, istituire un solido sistema economico con riciclaggio a basse emissioni di carbonio e verde, nonché rafforzare il risparmio energetico e la protezione ambientale e l’energia pulita sarà in futuro la normalità”, Cai Fang, vice presidente dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali.

Ma la leadership del Dragone è andata oltre. Vuole posizionare la Cina come faro e appiglio per chiunque voglia investire in un futuro pulito, senza gli eccessi dell’inquinamento. Un paradosso tutto cinese per un paese che fino a qualche anno fa vedeva nello sviluppo, l’indefesso obiettivo da raggiungere.  

 

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