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Cina, anche l’e-commerce in crisi. Ma gli esperti avvertono: “Sarà il vincitore a lungo termine”

18/02/2020

Tutte le piattaforme e-commerce cinesi in calo. Cresce la domanda di beni di prima necessità, ma calano le vendite di categorie più remunerative. Crisi del settore? Niente affatto. Daniel Zhang: “La domanda è presente, manca la produzione”

 

Alla fine la crisi dovuta alla nuova sindrome di coronavirus colpisce anche le grandi piattaforme e-commerce. Cresce sì la domanda per i generi alimentari, ma nell’insieme si sta registrando un calo. Alibaba è stata la prima a descrivere questa inversione di tendenza, ma anche JD e Pinduoduo stanno affrontando sfide simili

Milioni di persone confinate in quarantena nelle loro case potrebbero, in apparenza, essere un’opportunità di business d’oro per le piattaforme e-commerce, ma non è così. Che il comportamento degli utenti cinesi sia cambiato dal giorno alla notte? Tutt’altro. Vi è una costante “fame” di e-commerce, ma la quarantena forzata ha anche abbattuto la domanda del consumatore stesso per due principali ragioni: difficoltà della supply chain; gli acquisti di circoscrivono a beni di prima necessità tralasciando tutto ciò di superfluo.

 

1.  Difficoltà di approvvigionamento

Il blocco forzato della produzione ha causato un inevitabile effetto domino. L’assenza di prodotti ha portato infatti a magazzini vuoti, dato che, ad esaurimento scorte, è stato difficile reperire determinati beni. Gli analisti hanno affermato che le interruzioni della supply chain hanno portato ad un calo dell’offerta, il che ha contribuito al ribasso della domanda. Molti providers operanti sulle piattaforme e-commerce hanno ammesso che in queste condizioni di quarantena sono totalmente impossibilitati a garantire la presenza dei loro prodotti.

Di rimando l’assenza di personale ha rallentato di molto i servizi della logistica. Cainiao è stata la prima a dichiarare “oggettive difficoltà”, il che ha influenzato le performance di vendita di Alibaba. Il colosso di Hangzhou ha infatti  affermato che “un numero significativo di pacchi non è stato in grado di essere consegnato in tempo”. Ancora oggi, alcuni portali e-commerce avvertono a metà della descrizione di un prodotto in vendita che il fornitore non spedirà gli ordini per settimane o che gli stessi potranno rimanere bloccati nei magazzini delle società di logistica a causa di carenza del personale. 

 

2. Cambio radicale momentaneo della domanda 

La quarantena ha fortemente influenzato, e sta influenzando, il comportamente di acquisto degli utenti. Ad oggi clienti non sono al momento interessati all’acquisto di elementi non essenziali come abbigliamento o elettronica, due categorie merceologiche in genere tra le più richieste su tutte le piattaforme online. 

Sia Alibaba che JD hanno descritto una forte crescita degli ordini di generi alimentari e altri beni di prima necessità rispetto allo stesso periodo di ferie dell’anno scorso. JD ha affermato che gli ordini di prodotti alimentari sulla sua piattaforma sono cresciuti del 154% rispetto all’anno precedente, con prodotti a base di riso e grano che hanno venduto rispettivamente  5,4 e 4,7 volte di più. Freshippo, lo smart-store di Alibaba nel campo alimentare, ha avuto un aumento degli ordini, ma ha anche registrato difficoltà a effettuare consegne a causa di problemi di personale. Un aumento sicuramente importante, che tuttavia è riuscito, e non sta riuscendo, a soppesare le mancate entrate all’azzeramento di acquisti di altre categorie di prodotti

 

3. L’e-commerce uscirà comunque vincente ed ecco il perché

L’e-commerce ha subito un duro colpo dalla crisi, ma gli analisti avvertono: sarà il vincitore nel lungo termine. Le difficoltà operative delle ultime settimane, in una situazione normale, avrebbe dato un vantaggio agli store fisici, ma questi sono ancora quasi del tutto chiusi.   “La domanda è lì, ma i mezzi di produzione sono stati colpiti”, ha dichiarato recentemente Daniel Zhang, CEO di Alibaba. Come è solito pensare a queste latitudini, anche nei momenti di crisi, vi sono delle opportunità. Tutti gli esperti di settore sono infatti concordi che quando l’ondata di coronavirus passerà definitivamente, si assisterà ad una nuova esplosione del mercato online come avvenne ai tempi della Sars nel 2003.

Non solo, l’epidemia sta da un lato aprendo le porte dell’e-commerce a molti nuovi utenti, in particolare nelle lower tier cities periferiche o aree più rurali del paese in settori; dall’altro sta permettendo dei nuovi modelli di business online per i tradizionali negozi ortofrutticoli offline. Come rivelano i dati, l’impennata degli acquisti online di beni alimentari  è trainata interamente dai piccoli negozi locali. AIcuni commercianti si sono organizzati ad esempio in gruppi su WeChat o hanno addirittura creato un mini programma, per meglio interagire con i clienti in quarantena.  

Secondo McKinsey, nel 2019 il 25% delle entrate totali degli store fisici è stato generato online. La chiusura forzata di quasi tutti i negozi a livello nazionale ha costretto oltre 800 milioni di utenti cinesi ad esplorare i canali e-commerce, alcuni anche per la prima volta, cambiando di fatto l’esperienza di acquisto dei consumatori. Con questa premessa, facile supporre come le piattaforme e-commerce trarranno vantaggio a lungo termine, nonostante la crisi attuale. 

 

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