Cina, arriva la risposta a Donald Trump sul libero commercio

29/06/2018

Pechino scrive al WTO: “abbiamo onorato le promesse mantenute”. Continua la guerra commerciale tra le maggiori economie al mondo. Se gli States si trincerano dietro i dazi la Cina apre ancora di più le sue porte

 

 

Continua lo scambio di battute tra la Cina e gli USA. Nei giorni scorsi, infatti, il governo cinese ha pubblicato un white paper dove afferma di aver “fedelmente” onorato le promesse fatte all’Organizzazione mondiale del commercio, auspicando che il sistema del libero commercio continui nel tempo.

La lettera arriva dopo che il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha definito la retorica di Pechino sull’apertura economica e sulla globalizzazione “uno scherzo”. La dichiarazione, inoltre, cade in un momento in cui Washington sta perdendo fiducia in un sistema che vede come favorito la Cina a spese degli Stati Uniti.

Il gabinetto di Stato ha fatto una panoramica sull’argomento in un libro di 27 pagine, intitolato “La Cina e l’Organizzazione mondiale del commercio“, diviso a sua volta in quattro sezioni: “La Cina ha rispettato fedelmente i suoi impegni di adesione all’OMC“; “La Cina sostiene fermamente il sistema commerciale multilaterale“; “Il significativo contributo della Cina al mondo dopo l’adesione all’OMC“; “la Cina sta avanzando attivamente aprendosi ad un livello più alto“.

 

 

Donald Trump ha più volte twittato sulle “ingiustizie” perpetrate, a suo dire, nei confronti degli USA

 

 

Il Consiglio di Stato di Stato cinese, però non fa menzione del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump all’interno del libro, benché le sue dichiarazioni abbiano spesso preso di mira il paese asiatico.

In aprile, ad esempio, Trump ha twittato così: “La Cina, che è un grande potere economico, è considerata una nazione in via di sviluppo all’interno dell’Organizzazione mondiale del commercio. Pertanto ottengono enormi vantaggia, specialmente negli Stati Uniti. Qualcuno pensa che questo sia giusto. Siamo stati mal rappresentati. L’OMC è ingiusto nei confronti degli Stati Uniti“.

A tal proposito, Wang Shouwen, vice ministro del commercio e membro chiave della squadra cinese coinvolta nei colloqui commerciali con gli Stati Uniti, ha dichiarato in una nota informativa sul libro bianco che “nessun membro dell’OMC ha subito perdite a causa dell’ingresso della Cina nell’organizzazione“.

Secondo il libro bianco, la Cina ha effettivamente compiuto “enormi sforzi” per onorare le sue promesse, a spese delle compagnie nazionali.

Trump si è anche lamentato delle tariffe relative ai veicoli cinesi. In un altro tweet di aprile, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato: “Quando una macchina viene spedita negli Stati Uniti dalla Cina, viene pagata una tariffa del 2,5%. Quando una macchina viene spedita in Cina dagli Stati Uniti, viene pagata una tariffa del 25%. Sembra un commercio libero o equo. No, sembra un COMMERCIO STUPIDO – va avanti da anni!

 

La Cina è pronta ad aprire negoziati con l’Unione Europea per fronteggiare l’attacco degli USA

 

Si prevede che la Cina pubblicherà una nuova “lista negativa” che stabilisce quali delle sue industrie sono aperte agli investitori stranieri, quali settori sono aperti con le condizioni e quali sono chiusi.

Nel nuovo elenco, la Cina abolirà o allenterà le restrizioni alla proprietà straniera in settori quali energia, risorse, infrastrutture, trasporti e servizi professionali, oltre a cambiamenti precedentemente annunciati per i settori finanziario e automobilistico.

Il paese ha anche cercato sostegno dall’Europa per cercare un terreno comune contro gli Stati Uniti, che è bloccato in una disputa commerciale separata con l’Unione europea.

Lunedì la Cina ha fatto sapere alla Francia che comprerebbe più prodotti agricoli, ha accennato ai futuri acquisti di Airbus e si è impegnata a lavorare sull’accesso al mercato.
Il ministro delle finanze britannico ha invece sostenuto che la Gran Bretagna spera di cogliere “opportunità illimitate” promosse dall’iniziativa cinese “Belt and Road“.

 

“Da una guerra commerciale non ne uscirebbe alcun vincitore”, affermò qualche mese fa Shan Zhong, Ministro del Commercio cinese. Pechino ha fatto di tutto per evitare un’escalation sedendo anche al tavolo con Washington.

 

In molti ritengono che il nuovo che avanza è cinese. Dinamicità e una visione concreta del futuro sono le carte vincenti che hanno proiettato la Repubblica Popolare nel tavolo delle grande potenze economico-tecnologiche mondiali.

Ora la Cina è divenuto il nuovo che avanza e sta invitando le eccellenze straniere a contribuire alla sua frenetica corsa. Oggigiorno il Paese di Mezzo” è diventata una meta per i “cervelli in fuga”. Se gli States chiudono le porte, la Cina ha varato una nuova politica di rilascio dei visti decennali che agevolerà l’iter per quelle richieste portate avanti dai cittadini stranieri.

Da oggi è l‘high-tech, la robotica, le rinnovabili e le-commerce, sono le realtà economiche che trainano  la Cina 2.0. Washington per ora si trincera dietro a dazi commerciali e un rinnovato interesse per i combustibili fossili, ritrattando anche le veridicità della comunità scientifica circa la “presunta presenza” di un riscaldamento globale.

 

Che il modello cinese possa scardinare in futuro quello americano? Almeno in occidente è troppo presto per dare un giudizio. Le nostre affinità culturali sono sicuramente più vicine agli States che non al Dragone.

 

Tuttavia è altresì importante cominciare una riflessione critica circa la reale cifra delle tante opportunità che potranno nascere da un approfondimento dei rapporti bilaterali e commerciali con il Dragone.

Le potenzialità sono altissime, ma la stessa azione del governo cinese di scrivere al WTO, organizzazione che incarna in qualche modo l’emblema del libero scambio e globalizzazione, sarebbe stato inimmaginabile qualche anno fa.

Guardando allo sviluppo della Cina, non si può ritenere che strabiliati. Da un paese martoriato dalla Rivoluzione Culturale, con un’economia pressoché agraria, in poco più di quarant’anni, il Dragone è divenuto un laboratorio di innovazione mondiale ed ora anche alfiere della globalizzazione. Che un cambio della guardia – e di valori – sia in atto?

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