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Cina – Australia, Pechino pronta a sanzionare i minerali Aussie?

18/06/2020

Cresce la tensione tra Camberra e Pechino. Per ora il gigante asiatico ha intaccato lievemente l’export Made in Australia. Pronta a colpire il cuore produttivo del paese: Il settore dei minerali

Continuano a deteriorarsi le relazioni diplomatiche tra Cina ed Australia, una spirale discendente di eventi, innescate dalla richiesta di Canberra di sondare le origini del coronavirus, riportato per la prima volta nella città cinese di Wuhan. Pechino già nei mesi scorsi ha risposto sospendendo alcune importazioni di carne bovina, imposto pesanti tariffe sull’orzo ed ha preso seriamente in considerazione dopo le ultime dichiarazioni di Canberra, su ulteriori dazi su vino e frutta. Un colpo duro per l’Australia se considerato che un terzo delle esportazioni del Paese sono acquistate dalla Cina. E per ora a gioire è la Nuova Zelanda che ha visto una crescita di domande di esportazioni bovine proprio verso la Cina. 

Il primo ministro australiano Scott Morisson ha già risposto più volte alle azioni di Pechino, ma ora l’intera economia australiana, anch’essa fortemente colpita dal coronavirus è seriamente preoccupata sugli sviluppi futuri. Senza contare che ambo le diplomazie non stanno aiutando a far rientrare la crisi.

“Il commercio Cina – Australia è enorme ed è sicuramente più importante per la controparte australiana che non per quella cinese”, ha dichiarato da Gavin Thompson, vicepresidente responsabile per l’energia di Asia Pacific presso Wood Mackenzie, una società di consulenza di materie prime. “In termini di valore, la Cina attualmente acquista circa un terzo di tutto ciò che l’Australia esporta e le continue violenze diplomatiche rischiano di riversarsi nel commercio”. Ciò che spaventa la filiera produttiva australiana non sono tanto i dazi su carne o vino, dato che la Cina importa sì importanti quantità, ma non è il mercato di riferimento australiano, al contrario gli addetti al settori sono più focalizzati sui possibili dazi che Pechino potrebbe mettere sui minerali, in particolare il ferro. 

Pechino è conscia del fatto non può fare a meno dei minerali australiani, anche perché   il gigante asiatico ha pochissime opzioni per procurarsene al momento, motivo per il quale la Cina ha per ora risparmiato le importazioni “Aussie” di ferro, carbone e carbone e gas naturale liquefatto (GNL).

In effetti, le esportazioni australiane di energia e risorse naturali in Cina sono state “in forte espansione” e sono “in forte aumento”, ha osservato Thompson. Senza contare che l’estrazione mineraria è uno dei principali contributi all’economia australiana. Secondo Wood Mackenzie, le esportazioni australiane di minerale di ferro e GNL in Cina sono aumentate rispettivamente di circa 9% su base annua, mentre le importazioni cinesi di carbone australiano sono da sempre un canale aperto.  Insomma, si può dire che entrambe le economie hanno negli anni approfondito il dialogo commerciale divenendo, in un certo senso, quasi dipendenti l’una dall’altra. 

Sicuramente un peggioramento delle relazioni tra Camberra e Pechino potrà convincere quest’ultima nell’approvare definitivamente anche nuovi dazi sui minerali, ma Pechino dovrà fare i conti su una ricaduta sul breve-medio termine della sua filiera produttiva, una debacle che in tempi di crisi economica globale a causa del coronavirus, non solo la Cina, ma tutti gli attori internazionali non possono permettersi. 

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Con l’economia cinese in frenata a causa del coronavirus, Pechino sta lanciando enormi stimoli per sostenere la crescita. Ciò includerà anche una spesa per le infrastrutture, che a sua volta richiederebbe molto acciaio e quindi di di ferro e carbone.

Il ferro è un minerale “critico” per l’economia cinese. “Imporre restrizioni alle importazioni australiane di minerale di ferro danneggerebbe i produttori nazionali di acciaio proprio mentre il governo cinese sta indirizzando i fondi di stimolo verso le costruzioni e le infrastrutture”, ha affermato Thompson, che ha  tuttavia aggiunto che “non vi sono ancora interruzioni nel commercio di minerale di ferro tra Australia e Cina”. Pechino sembra dunque intenzionata, per ora, a colpire basso. 

Tuttavia la Cina si sta già muovendo per diversificare la sua domanda di minerali. Proprio il mese scorso, la China Iron and Steel Association aveva affermato che il Dragone sostituirà nei prossimi 4 – 5 anni parte del suo fabbisogno di ferro con quello africano, una mossa a sorpresa per Camberra e ben voluta specialmente in Africa.

Anche se il Dragone potrebbe non avere molto spazio di manovra in cui può reperire importanti materie prime in questo momento, il paese probabilmente aumenterà gli investimenti per garantirsi forniture future. La Cina lo farà diversificando le sue fonti e accelerando i suoi investimenti nel settore minerario nell’ambito del mega progetto infrastrutturale Belt and Road nei prossimi cinque anni, ha affermato Fitch Solutions in un recente report di giugno. In particolare, prevediamo che l’appello agli investimenti dell’Africa subsahariana (SSA) per le imprese cinesi aumenterà con il deteriorarsi delle relazioni diplomatiche tra Cina e mercati sviluppati”, hanno affermato gli analisti di Fitch.

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