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Cina, Economia: Pil al +1.1%. Nikkei “Per il 2020 crescita al +1.6%”

08/07/2020

Seguendo la ripresa della produzione, Pechino torna a crescere. Uno studio Nikkei: “Pesa ancora il vento contrario sulle esportazioni, ma il paese riacquista fiducia nonostante le tensioni internazionali”

Non bastava la trade war con Washington. Adesso la Cina è presa tra un braccio di ferro diplomatico anche con l’India, il quale blocco di circa 60 start-up del Dragone porterà sicuramente conseguenze e perdite per miliardi di dollari nei prossimi mesi. 

Nonostante le tensioni internazionali, la Cina “ha registrato una crescita del PIL dell’1,1% nel secondo trimestre sul rimbalzo della produzione”, afferma il quotidiano economico giapponese Nikkei in uno studio. Tuttavia, continua il report, la stima dell’intero anno “è scesa all’1,6% a causa del vento contrario delle esportazioni e del COVID-19, che ha portato ad un calo numerico degli investimenti cinesi esteri e al persistere di instabilità in mercati chiave cinesi”. Cosa pensano gli esperti? Sicuramente il Dragone crescerà, ma assai meno rispetto alle previsioni fatte a marzo

 

Qun Liao, Chief Economist di China CITIC Bank International, prevede un aumento dell’1,9% del prodotto interno lordo reale, affermando che l’aumento dell’offerta ha raggiunto la domanda mentre le politiche monetarie e fiscali messe in atto da Pechino hanno stimolato e favorito la crescita. Tommy Wu, economista di Oxford Economics, prevede invece una crescita dell’1,5%.

“Prevediamo che l’economia continuerà a riprendersi dal secondo trimestre in poi, guidata principalmente dalla produzione industriale e dagli investimenti”, ha affermato Wu. Perseguendo infatti una rigida politica di lockdown – in ultima analisi proprio Pechino dopo soli 26 giorni ha registrato zero nuovi casi – la è riuscita a contenere con successo il dilagare dell’epidemia riuscendo così a riprendere la produzione industriale ben prima dei partner americani o europei. 

Tuttavia, benché anche altri istituti di analisi hanno sottolineato una sostanziale ripresa di tutti i settori, specialmente quello dei serivizi, la ripresa è tutt’altro che un rimbalzo a “forma di V”. La previsione media di crescita per l’intero anno 2020 è stata dell’1,6%, in calo rispetto al 3,3% del precedente sondaggio effettuato a marzo.

China and Japan break aviation duopoly - beijing - cifnews
 

“Abbiamo ridotto le nostre previsioni di crescita per la Cina del 2020 dal 3,0% al 2,0%”, ha affermato Arjen van Dijkhuizen, economista senior presso ABN AMRO Bank, rilevando che “i venti contrari, specialmente internazionali, sono aumentati”. Sophie Altermatt, economista di Julius Baer, ​​ha ad esempio sottolineato in il rallentamento economico a livello globale. “Sarà nelle esportazioni che la Cina avrà maggiore difficoltà nei prossimi mesi”, ha affermato Altermatt. 

Il PIL cinese potrebbe contrarsi fino all’1,2% nel 2020, ha affermato Jian Chang, Chief Economist presso Barclays Asia Pacific, affermando che “una ulteriore escalation delle tensioni commerciali o finanziarie tra Cina e Stati Uniti saranno un grave rischio al ribasso per la crescita”. Incertezze su quando la situazione economica tornerà alla normalità. Troppe le incognite. Gli esperti rimangono ancora altamente preoccupati per una possibile “seconda ondata” di casi di coronavirus, non solo in Cina

Gli Stati Uniti sostanzialmente stanno ritornando ad un lockdown, mentre in altre realtà come India e Brasile, la situazione non sembra affatto tra le più rosee. Europa ed Asia sembrano, ad oggi, le uniche aree di mondo ad esserne quasi uscite pronte a ripartire. Che sia arrivato il momento di un dialogo bilaterale più approfondito senza la longa mano americana? Forse, ma a spaventare è anche un aumento della disoccupazione, soprattutto nelle aree rurali, che porterà, se non contrastato, ad un calo del reddito medio ed un crollo dei consumi, su cui si basa oltre il 50% del PIL cinese. Una previsione che Pechino sta cercando di scongiurare in ogni modo. 

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