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Cina, un modello per la “Fase 2” ? La risposta è si

24/04/2020

Luxottica, De’Longhi e Pirelli pensano positivamente al modello di ripartenza cinese. Con il rispetto delle norme ed e applicando altri accorgimenti in base alle diverse lavorazioni, si potrà tornare a produrre anche in Italia

Le statistiche economiche di questo primo trimestre 2020 non sono state delle più rosee. L’economia mondiale è ufficialmente in recessione a causa dell’epidemia di Covid-19. In un momento di tale difficoltà le polemiche sono inutili. Eppure la politica nostrana non arretra di un millimetro nel dare fiato alle trombe e di litigare su opinabili prese di posizione. La propaganda politica non sembra essersi arrestata neanche dinanzi alle difficoltà di una pandemia mondiale. 

Anche questo è il Bel Paese, ma l’Italia al contrario dovrebbe darsi da fare. Roma è in difficoltà e, diciamolo chiaramente, si è fatta trovare impreparata nonostante il coronavirus sia esploso sul suolo nazionale ben un mese dopo rispetto alla Cina. 

Come dice il detto ‘è inutile piangere sul latte versato’ anzi, il mondo politico italiano dovrebbe camminare compatto verso una strategia di larghe vedute per far ripartire il sistema Italia. Unità e concretezza che sembra non risiedere in Parlamento con querelle varie tra Regioni, Governo, opposizioni e commissioni di esperti varie. Insomma, il classico teatrino cui chi produce ricchezza in questo Paese non vorrebbe vedere.
All’indomani del varo della così tanto agognata “Fase 2” c’è da porsi una domanda: ammesso e non concesso che sicuramente la leadership di Pechino ha peccato in alcuni passaggi, può la Cina essere presa come un modello per la fase di ripartenza del tessuto economico del paese?

Intervistato in merito a come far ripartire il Paese, Marco Tronchetti Provera, ceo di Pirelli, non ha dubbi: dobbiamo guardare al modello cinese. Secondo Tronchetti Provera infatti, il controllo dei trasferimenti degli individuali fra regione e regione è fondamentale per evitare l’onda della contaminazione. “I controlli con applicazioni telefoniche sono stati utilissimi in Cina”, sostiene il manager. “Le polemiche sono inutili, quello che è avvenuto in Cina è un fatto oggettivo: con il rispetto della normativa sono arrivati a contenere il problema e stanno tornando alla normalità in modo molto ordinato. Noi li abbiamo recuperato il 75% dell’attività produttiva, due fabbriche su tre sono aperte”, ha dichiarato a Class Cnbc.

Anche Luxottica e De’Longhi la pensano allo stesso modo. Nonostante gli stabilimenti italiani dei due brand siano ancora fermi in patria, questi hanno riaperto le catene di produzione in Cina adeguandosi alle stringenti regole imposte dal governo locale del Guangdong.

In entrambi i casi, prima del rientro in fabbrica, tutti i lavoratori hanno effettuato un periodo di quarantena e in alcuni casi sono stati effettuati test medici. Ogni giorno viene effettuata la misurazione della temperatura per i dipendenti e per chiunque acceda ai locali dell’azienda. Inoltre, per evitare assembramenti alla fine e all’inizio della giornata lavoravita, i dirigenti hanno messo in pratica degli scaglionamenti temporali degli ingressi dei dipendenti oltre all’obbligo di mascherine, disinfettanti presenti ovunque e sanificazione degli spazi pubblici e collettivi anche più volte al giorno. Importante anche la turnazione e separazione in mensa. Tuttavia i dirigenti sembrano aver puntato interamente sulla educazione alle norme igieniche.

 

Vi è infatti una diffusa consapevolezza tra il personale nell’adozione di comportamenti socialmente responsabili. Ogni lavoratore presta attenzione alla distanza sociale nei luoghi pubblici e a chi frequenta. Fondamentale è evitare una nuova battuta d’arresto, per questa ragione ognuno è parte di un ingranaggio a tutela di se stesso e degli altri.

Rispettando le indicazioni generali delle autorità e applicando altri accorgimenti in base alle diverse lavorazioni, entrambe le realtà produttive non hanno registrato casi di contagio e stanno lavorando regolarmente da settimane. Un modello che potrebbe essere adottato anche in Italia.

 

Nella lotta all’epidemia di Covid-19, paesi come Singapore, Cina, Israele o Corea del Sud, hanno introdotto alcune coraggiose politiche coercitive che, nonostante abbiano fatto storcere il naso agli osservatori stranieri, sono state sicuramente efficaci nel contenere il diffondersi della pandemia. Anzi, nel caso cinese abbiamo assistito ad una ripartenza della Repubblica Popolare in un tempo relativamente breve.

L’IA ha avuto, e sta avendo, un ruolo fondamentale per la lotta al contagio, a partire dalla Cina. Un primo esempio sono l’arrivo di Ping Ping ed An An, la prima coppia di droidi autodisinfettanti messi in corsia dal Guangdong Provincial People’s Hospital. I robot in questione, oltre ad essere a guida autonoma e self-charging, ridurranno il carico di lavoro dei medici nonché  i rischi di infezione.

Gli automi sono in grado di aprire le porte, fornire medicine ai pazienti, creare un database per tutti i pazienti nonché filmare e immagazzinare in una banca dati il loro processo di degenza. Sicuramente rimangono questioni aperte circa il tracciamento delle persone e relative violazioni della privacy, tuttavia, da Pechino a Seoul per passare a Singapore, la “pragmaticità” tipica dell’estremo Oriente sembra avere il sopravvento: A mali estremi, estremi rimedi.

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