Continua la guerra commerciale Cina-USA

10/08/2018

Pechino ha deciso di imporre tariffe addizionali sui prodotti importati dagli Stati Uniti per un valore di circa 16 miliardi di dollari. E il testa a testa nello Ohio fa sperare in una svolta al midterm americano nonchè sulle decisioni dello Studio Ovale

 

Approvata dal Consiglio di Stato cinese, la Commissione delle Tariffe Doganali del Consiglio di Stato ha deciso di imporre dazi addizionali del 25% sui prodotti statunitensi da 16 miliardi di dollari, dopo aver effettuato adeguamenti adeguati alla seconda parte di un elenco dei prodotti soggetti alle tariffe. I dazi addizionali entreranno in vigore a partire dal 23 agosto di quest’anno, come riportato dal 人民日报.

Commentando la decisione, un portavoce del Ministero del Commercio ha affermato che “è assolutamente irragionevole che gli Stati Uniti pongano le leggi nazionali al di sopra delle leggi internazionali più e più volte”. Il riferimento è chiaramente ai regolamenti del WTO di cui gli States sono stati de facto coloro i principali alfieri.

 

“Per difendere i suoi legittimi diritti e interessi e il sistema commerciale multilaterale, la Cina è stata costretta a prendere le necessarie contromisure”, hanno trapelare fonti del Ministero del Commercio cinese.

 

Dal canto suo, la Commissione delle Tariffe Doganali ha dichiarato che “l’elenco è stato opportunamente corretto dopo aver preso in considerazione il parere dei dipartimenti governativi, delle associazioni industriali e delle imprese interessate per proteggere al meglio gli interessi dei consumatori e delle imprese nazionali”.

Accanto alla dichiarazione, la commissione ha pubblicato una versione finale della seconda parte della lista sul sito web del Ministero delle Finanze.

A giugno, l’autorità doganale aveva già presentato un elenco di prodotti importati dagli Stati Uniti –  del valore di 50 miliardi di dollari USA – che sarebbero stati soggetti a tariffe aggiuntive in risposta all’annuncio di Washington di imporre dazi addizionali sulle importazioni cinesi.

Alcuni di questi “contro-dazi” sono già entrati in vigore lo scorso 6 luglio su alcune categorie merceologiche per un valore di 36 miliardi di dollari. Ma con l’ultima decisione il Consiglio di Stato ha rincarato la dose.

 

Mercoledì il premier Li Keqiang ha salutato in un incontro amichevole Maria Fernanda Espinosa Garces, neoeletta presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, affermando come Pechino “abbia sempre rispettato le regole del WTO promuovendo un sano multilateralismo”

 

Ma l’attacco frontale di Pechino alle scellerate politiche americane non si ferma solo alla, seppur logica, messa in atto di contromisure. Ma si allarga anche ad altre sedi, WTO e Nazioni Unite in primis.

Nel suo incontro avuto mercoledì scorso con la neoeletta presidente dell’Assemblea generale del Palazzo di Vetro Maria Fernanda Espinosa Garces, il Premier Li Keqiang ha voluto sottolineare con forza “l’impegno della Repubblica Popolare nella costruzione di un multilateralismo commerciale a livello globale”.

Il Premier ha anche affermato come “la Cina è pronta a collaborare con altri paesi e le Nazioni Unite per sostenere il sistema di libero scambio, che, invece, vedono contrapposti un crescente protezionismo commerciale”.

Nel suo intervento Li ha anche sottolineato come “il Consiglio di Stato salvaguarderà fermamente l’autorità delle Nazioni Unite, aderirà ai principi della Carta delle Nazioni Unite e sosterrà il suo ruolo centrale negli affari internazionali”.

Pechino sostiene con forza il rispetto delle regole fondamentali dell’Organizzazione mondiale del commercio. Secondo il Premier cinese queste “dovrebbero essere salvaguardate e il sistema di libero scambio dovrebbe essere migliorato per promuovere la liberalizzazione degli scambi e l’agevolazione degli investimenti e per combattere il protezionismo commerciale, adempiendo ai suoi obblighi internazionali” ha detto Li Keqiang.

 

In una guerra commerciale tra le due principali economie del pianeta non ci potrà essere un vincitore, ma per ora a subire le prime ripercussioni è la politica americana con un Trump in difficoltà nel puntare nuovamente la bandiera repubblicana nell’Ohio e molti sperano in una svolta.

 

Come molti analisti – anche della Casa Bianca – hanno fatto notare, un ritorno alla freddezza e a più miti consigli sarebbe ottimale, anche perchè a perderci da questa guerra dei dazi sarebbero entrambi i contendenti. Tuttavia molti ritengono, americani in testa, che i contraccolpi saranno più pesanti per Washington che non per Pechino.

La Repubblica Popolare gode in primis di un grande mercato interno che da anni incoraggia la corsa economica del Dragone. In seconda analisi, da quando siede Trump al timone della nave americana, gli States hanno perso terreno ovunque a vantaggio della Cina.

Il sud-est asiatico vede oramai l’xc Celeste Impero come protagonista anche in paesi come Vietnam e Filippine, non sempre concordi con alcune politiche del gigante asiatico. La trama della tela commerciale cinese, ormai, complice anche la Belt and Road Initiative, parte da Pechino ma arriva a Manila, Hanoi, Jakarta, Singapore e Kuala Lumpur. Senza contare la recente penetrazione cinese nel continente africano.

 

Che la Cina abbia agito con calma nella sua contromossa contro la guerra commerciale guidata dagli Stati Uniti? Molti ritengono di sì, guardando anche laddove vi è una crisi, un’opportunità. Una massima del pensiero tradizionale cinese.

 

Inoltre, il mercato cinese è favorito anche dalla stessa comunità internazionale. Tutti vogliono fare affari con il Dragone, aziende americane in testa. Il primo China International Import Expo (CIIE) si terrà a novembre a Shanghai, come evento fondamentale per il paese per aprire il suo mercato al mondo e una nuova piattaforma per gli altri paesi per accedere al mercato cinese.

Le enormi dimensioni del mercato cinese suggeriscono un ampio spazio di manovra. Questo è cosa nota. Grazie alle dimensioni di questo  mercato, la Cina gode di un’elevata stabilità macroeconomica, che consente al suo governo di disporre di un ampio spazio nell’implementazione del macro-controllo e nel mantenimento di una crescita economica stabile.

Nel frattempo, i produttori cinesi, di fronte a un cambiamento dell’ambiente esterno, possono ancora liberarsi dei problemi in un modo più rapido e rimanere competitivi nel mercato globale.

Considerato lo sviluppo di ciascuna grande economia e il contributo della Cina ai paesi collegati negli ultimi anni, possiamo ritenere che la Cina sia ancora in grado di consolidare la sua posizione di leader nel sistema economico e industriale globale? Sicuramente sì. Ora gli occhi sono puntati al midterm americano.

Il testa a testa nell’Ohio fa ben sperare ad una svolta democratica nelle politiche di metà mandato, ma  ancora presto per trarre conclusioni affrettati. Sicuramente un dato mette d’accordo tutti. Che dietro la guerra commerciale Cina-USA ci sia l’isterismo statunitense alla corsa tecnologica cinese, è cosa nota, ma la domanda è: converrà a Washington perseguire su questa strada dinanzi all’opposizione dell’intera comunità internazionale?

TI POTREBBE INTERESSARE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *