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Covid-19: Pechino vieta le esportazioni di prodotti sanitari non certificati dalle autorità

03/04/2020

Il blocco arriva dopo le proteste su alcune forniture difettose. Eclatante il caso spagnolo, ma Bioeasy aveva certificazione CE. Tuttavia Pechino aveva indicato le aziende certificate dove comprare

 

Pechino vieta la vendita e l’esportazione dei test kits per coronavirus insieme ad altre forniture mediche che non soddisfano gli standard statali della Repubblica Popolare Cinese. Il giro di vite delle autorità cinesi arriva all’indomani delle numerose controversie sollevate da alcuni paesi circa la scarsa qualità di alcuni prodotti venduti da fornitori del Dragone.

Il Ministero del Commercio cinese, l’Amministrazione generale delle dogane e la National Medical Products Administration (NMPA) hanno annunciato in una dichiarazione congiunta questa settimana che da mercoledì le dogane cinesi consentiranno solo l’esportazione di forniture mediche certificate dall’NMPA. La decisione include prodotti come test per il coronavirus, mascherine, dispositivi di protezione individuale, ventilatori polmonari e termometri a infrarossi. 

Da dove nasce questa necessità? In precedenza la dogana cinese consentiva l’esportazione di tutte quelle forniture mediche che erano state certificate da autorità di regolamentazione mediche in altri paesi, ma non dall’NMPA. Ad esempio, un prodotto con marcio CE, ma senza la certificazione NMPA, avrebbe potuto essere venduto tranquillamente. Come di fatto accade per altre categorie merceologiche.

Ed in parte qui sta il problema. In un momento di emergenza come in quello in cui ci troviamo, anche le autorità occidentali, Unione Europea in primis, ha facilitato di molto l’iter burocratico per ottenere la registrazione di garanzia di alcuni providers stranieri. 

 

Il blocco è arrivato dopo che diversi paesi hanno respinto alcune forniture mediche difettose importate dalla Cina. Eclatante il caso della Spagna che, sfortunatamente, ha registrato un quinto dei decessi mondiali di Covid-19.

 

La scorsa settimana le autorità cinesi hanno preso le distanze da un test coronavirus prodotto dalla Shenzhen Bioeasy Technology Co. Ltd. dopo che i microbiologi spagnoli hanno scoperto che questo aveva solo una “sensibilità” del 30% nel tracciare il patogeno del coronavirus. 

Quando a Bioeasy è stato chiesto del perché i suoi test fossero difettosi, la compagnia ha sottolineato come l’azienda fosse  ottenuto la registrazione CE e anziché conclamare un difetto del prodotto, sono stati i medici spagnoli a “farne un uso errato dei dispositivi medici”. 

Una spiegazione che persino le autorità centrali di Pechino hanno descritto come “patetica” e la scure del Consiglio di Stato non ha tardato ad arrivare. L’Ambasciata cinese a Madrid ha dichiarato che Bioeasy non è una delle aziende inserita in un elenco di fornitori qualificati che il Ministero del Commercio cinese aveva fornito alla Spagna e ad altri partner, quindi la società con sede a Shenzhen è stata costretta dalle autorità a scusarsi e sostituire tutti i test difettosi insieme a prodotti già venduti. Con questo nuovo regolamento le autorità hanno fatto il possibile per garantire finalmente la qualità e la sicurezza delle forniture mediche esportate e di punire gli speculatori. Chiunque dovrà esportare, fa sapere il governo cinese, dovrà avere una doppia registrazione, sia del paese produttore sia del paese importatore. 

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