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Cresce il Jiangsu: investire ora significa cogliere il momento

02/02/2018

 

La seconda provincia per PIL del Dragone torna locomotiva del Paese: non solo industria, ma anche servizi

 

Terra ricca e produttiva. Da sempre aperta e votata al progresso e al commercio. Questa è la provincia del Jiangsu che insieme alla metropoli di Shanghai e alla confinante provincia dello Zhejiang è uno dei tre “imperatori” del grande cluster produttivo che fa capo proprio alla “Città sul Mare”.

Sin da età imperiale la provincia è stata una delle più produttive, grazie anche ad una geografia favorevole. Situata nella parte orientale della Cina, sulla costa del Mar Giallo e presso la foce del fiume Yangtze, questa regione è stata una delle protagoniste della storia Cinese. Di qui passa infatti il “Gran Canale”, un’opera faraonica di età imperiale che collega, tutt’ora, Pechino con la città di Hangzhou nello Zhejiang.

Nanjing, 南京 – Nanchino per noi occidentali – è la capitale della provincia. Il suo stesso nome racchiude secoli di storia poiché la traduzione dei suoi caratteri significa letteralmente “Capitale del Sud”. Ciò che adesso è una moderna città, è stata per tanti anni fulcro e cuore dell’impero, nonché capitale durante la Repubblica di Cina, in seguito alla caduta di Pechino da parte dei giapponesi nel 1927. Inoltre, qui riposa Sun Yat-Sen, il grande padre della patria.

Le sue lunghe mura di epoca Ming ancora sorprendono i viaggiatori occidentali, così come il memoriale del massacro di Nanchino. Atrocità di guerra perpetrata durante la seconda guerra dalle truppe nipponiche. Nonostante le traversie della storia il Jiangsu e Nanchino, sono rinati come la fenice tanto cara alla cultura cinese

 

Da provincia a rischio default a locomotiva proiettata verso il futuro

 

Attualmente il Jiangsu è una delle tre province più ricche della Cina, con un tessuto industriale ben radicato sul territorio. Basti pensare che nel 1990, circa il 12% del PIL della Repubblica Popolare veniva prodotto nel Jiangsu. A differenza dei grandi siti produttivi del nord della Cina, questa provincia vanta un’industria  leggera d’eccellenza come tessile e materiale elettronico.

Ma il successo economico della Provincia è sempre stata la sua proverbiale e storica apertura verso il mondo esterno. Le cause sono prettamente due. Per prima cosa il Jiangsu si trova in una posizione strategica importante dal punto di vista commerciale. Sul suo territorio scorrono due dei corsi d’acqua che per secoli sono stati il cuore pulsante del commercio cinese: il Gran Canale, che collega il profondo nord con il caldo sud; e lo Yangtze – o fiume azzurro – che unisce il Paese di Mezzo da ovest verso est.

Inoltre la relativa vicinanza al porto franco di Shanghai, nonché la sua posizione costiera, hanno facilitato non poco lo sviluppo economico della regione. Tutt’ora, grazie ai moderni mezzi logistici, un prodotto, una volta arrivato a Shanghai, in soli 60 minuti è possibilmente fruibile nella città di Nanchino.

Ancora oggi il Jiangsu mantiene questo rapporto privilegiato con il mondo esterno, continuando una tradizione che va avanti sin dagli anni 80. Nel 1989 il 15% dell’intero export cinese, passava per il Jiangsu, il che ha sempre reso questa provincia un ambiente importante e privilegiato per gli investimenti stranieri. Non sono mancati tuttavia i passi falsi.

Forti prestiti da parte delle banche e dei fondi di investimento, la crisi economica scoppiata nel 2008 e le spericolate avventure nel mercato obbligazionario da parte dei governi provinciali e cittadini,  hanno gravato non poco sullo sviluppo sulla provincia a nord di Shanghai. Nel 2013 il Jiangsu aveva debiti di gran lunga superiori alle altre province, come dimostrano i registri pubblici.

Molte delle principali industrie sul territorio, tra cui il settore della cantieristica, dei semiconduttori e  pannelli solari, stavano affogando in sovraccapacità. Una bella patata bollente nelle mani del neo eletto Xi Jinping che chiedeva una migliore gestione della cosa pubblica e minore corruzione. Anche in quest’area la presenza di Zhongnanhai si è fatta sentire cambiando radicalmente la situazione in pochissimi anni.

A guidare la rinascita del Jiangsu è stata Nanchino e la sua popolazione. Il Jiangsu da incubo economico si è trasformato nuovamente nella virtuosa locomotiva del sud-est del Paese.

Importante è anche l’adesione al progetto economico della Nuova Via della Seta. Secondo il Governo Centrale, il volume delle esportazioni verso i paesi che hanno aderito al progetto  ha superato. nel 2017, i 92 miliardi di dollari.

Non solo, lo scorso anno, il Jiangsu ha attirato oltre 1,3 miliardi di dollari di investimenti diretti da questi paesi. Entro il 2018, la provincia lancerà 266 progetti di cooperazione per un valore di 25,6 miliardi di dollari e stabilirà 10 parchi industriali chiave. L’economia di questa regione è cresciuta del 7,2% rispetto all’anno precedente mentre il PIL è il secondo di tutto il Paese, dietro solo la provincia del Guangdong.

 

Nanchino: La second tier che guarda alla “creative economy” di Londra

 

In tuta la Cina è rinomata la reciproca “mancanza di stima” tra chi vive a Shanghai e chi risiede a Nanchino. Quest’ultima non può vantare  la stessa caratura e peso economico della grande città costiera cinese, ma fu la capitale della Cina durante il regno della dinastia Ming e, nell’era moderna,  ha sviluppato un’economia creata sull’industria. Non solo, Nanchino è una delle città più dinamiche e ricche del paese, nonché un importantissimo mercato per i prodotti d’importazione.

A guidare la rivoluzione e rinascita della città sono stati i millenials e le nuove generazioni. Attualmente l’economia cittadina  si basa per il 60% sui servizi, tuttavia, sta sempre più cercando di seguire un percorso di diversificazione, come iniziato da Londra anni fa. L’obiettivo è passare alla produzione ai servizi di alto valore, come le industrie creative.

La partecipazione nel 2016 al London Design Festival è certamente l’inizio di questa una strada. Nanchino sta facendo da apripista ad un nuovo modo di fare economia, senza dimenticare le proprie radici. Lo spirito all’innovazione è sempre stato nel dna di questa città.  Grazie alla sua storia, la “Capitale del Sud”, sta accogliendo una nuova forza lavoro altamente qualificata e con visioni molto più ampie rispetto a chi lo ha preceduto.

Non dimentichiamo che questa città è stato un centro di formazione d’eccellenza per ben 1700 anni, e nel 1907 la Nanjing University è stata la prima università moderna ad essere fondata nel paese.

La città sta crescendo a grande velocità, pur mentendo orgogliosamente la sua anima di centro culturale di prim’ordine.  Non sono mancati neanche i grandi progetti frutto di investimenti congiunti come la Zifeng Tower, uno degli edifici più alti al mondo.

Per ora, Nanchino guarda all’esterno a città come Londra che, giustamente, sono ancora percepite come un luogo aperto e internazionale, dove è possibile creare una virtuosa forza di associazione multietnica e multiculturale. Ma la situazione sta per cambiare. Il ritmo dell’urbanizzazione mondiale, la potenza, la crescita economica cinese, nonché l’apertura della leadership del Dragone, devono essere presi in considerazione. La domanda cui noi dobbiamo porci è : quanto tempo ci vorrà prima che le grandi città occidentali cercheranno di promuoversi in città come Nanchino ?

 

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