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Cresce la classe media cinese, oppure no?

19/11/2018

Ad una settimana dalla chiusura del “Double 11”, è tempo di bilanci. La classe media cinese è ancora quella locomotiva che trainerà i consumi del Dragone in futuro? Tanti i pareri discordi. Tra tradizione al risparmio e avventure imprenditoriali, il quadro è più variegato che mai

 

Gli anni ruggenti dell’ascesa della classe media cinese sono giunti già al termine? Questa è una domanda più che lecita dato che, oggettivamente, i consumi all’interno del Dragone sono leggermente in calo. Tuttavia la situazione è molto più complessa di quanto possa sembrare e bisogna prendere diversi spunti di riflessione.

Dove e come spendono i cinesi? Per prima cosa bisogna partire dalla stessa spiegazione di “chinese middle class”, e non lo si può fare senza tenere  in considerazione la vastità geografica del Paese. La Cina, nonostante i grandi passi in avanti svolti in campo economico e di innovazione, a detta degli stessi economisti di stato di Pechino, è ancora una “M-shaped society”. Una società dove il divario tra ricchi e poveri, nonostante si sia attenuato, è ancora assai vasto.

 

©ZhangKai. Pechino, distretto finanziario di Guomao. Mentre i consumi rallentano nelle first-tier, second-tier come Xian continuando a spendere.

 

Inoltre, bisogna fare un grande distinguo tra le aree orientali del Paese, tradizionalmente più benestanti, rispetto a quelle dell’entroterra. Senza citare top-tier come Pechino o Shanghai, il cui PIL è tra i più alti al mondo, città come Nanchino o Xian – rispettivamente capoluoghi delle Province del Jiangsu e Shaanxi – hanno strutture economiche e  ricchezza profondamente differenti. Che a sua volta si traducono in un approccio ai consumi assai diverso.

 

Da qui, anche parlare di una sola “classe media cinese”, secondo alcuni esperti, sarebbe una generalizzazione troppo vaga. Al contrario bisognerebbe fare riferimento a  più “middle classes” a seconda della città o cluster produttivo cui stiamo approcciando.

 

Questa marcia indietro dai consumi da cosa è quindi causata? Che i cinesi stiano tirando la cinghia? In parte è vero, ma i consumatori del Dragone stanno diversificando i loro acquisti ed anche il voler spendere meno, ha ragioni ben radicate.

Istruzione, viaggi e qualità dei prodotti. Questi i tre macro ambiti di spesa della classe media della Repubblica Popolare, dove cultura e politica sono importanti per comprendere la percezione del momento. I cinesi comprano sì meno, ma spendono a volte di più cercando, con intelligenza, la qualità del prodotto.

Partendo dai numeri, la middle class del Dragone  è ancora una “potenza dei consumi” rilevante formata da oltre 400 milioni di persone. Per non parlare dei “millennials”, un settore demografico altamente invitante per ogni player che voglia approdare nel mercato del Dragone.

 

“Se l’economia rallenta, risparmiare è la logica conseguenza” dichiara Lin Long, grafico informatico di Pechino. “Ma l’economia non sta andando così male, è vero che il paese sta rallentando, ma penso che sia tornata una logica al risparmio come ai tempi dei miei nonni”, ha aggiunto.

 

Dati alla mano, che l’economia cinese sia cresciuta “solo” del 6,5% è un dato di fatto. Tant’è che la leadership ha più volte dichiarato che bisogna abituarsi ad una “nuova normalità”. A metà ottobre i ragionieri di stato cinesi hanno sottolineato una frenata dello 0,1%.  

Come dichiarato da Lin, vi è ora una maggiore attenzione alle spese, ma è pur vero che il consumatore medio, soprattutto delle grandi città, ha cambiato le proprie abitudini. Come è la bilancia dei consumi all’interno dei confini della Repubblica Popolare?

 

©Photohunter. Xian. Il capoluogo dello Shaanxi è una delle second-tier più promettenti per quanto riguarda il settore del lusso. Questo anche grazie ad un costo della vita relativamente inferiore rispetto alle first-tier costiere.

 

In primis educazione ed istruzione. Tradizionalmente questo è un tassello fondamentale per ogni famiglia cinese. Come evidenziato da un sondaggio redatto da Sina.com e riportato dal SCMP, la maggior parte delle famiglie è disposto a spendere oltre il 20% delle entrate familiari per l’istruzione dei propri pargoli.

Ciò non deve meravigliare. Istituti privati, lezioni extrascolastiche e quant’altro sono oramai all’ordine del giorno per i giovani rampolli cinesi. Non solo. Una volta diplomati i giovani che decidono di avventurarsi in atenei stranieri è in costante aumento. Ovviamente la maggior parte delle spese vengono proprio foraggiate dai quei genitori e dal loro lavoro.

 

Tutto questo ci ricollega anche ad una secondo ambito di spesa dei cinesi: i viaggi. Avendo i propri figli all’estero, quelle stesse famiglie si recano almeno, una volta all’anno, in visita.

 

Ma è l’intero turismo outbound cinese ad essere in ascesa. Non solo, questo sta cambiando da un turismo di massa, ad uno di qualità. Un esempio lampante è l’Italia. Fino  qualche anno fa non era inusuale vedere gruppi, anche di 30 persone, che, armati di cappellino e bandiera, giravano frettolosamente in soli sette giorni l’intera penisola italiana.

Questo tipo di turismo è ancora presente, sia chiaro, ma la classe media cinese sta riscoprendo il piacere di viaggiare e della tranquillità. Ad esempio il 52enne Zhang Xue, direttore di banca originario di Canton ha dichiarato che “l’anno scorso mi sono recato per 10 giorni in Toscana, visitando posti come Siena, l’Argentario, San Gimignano e molto altro. Abbiamo scelto online gli alberghi. Quest’anno io e mia moglie progettiamo una vacanza in Borgogna”.

 

©AirChina.cn. Chengdu Shuangliu International Airport. La “città dei panda” grazie ai suoi collegamenti diretti, è una dei principali hub di turismo “Made in China”.

 

Ciò che sta nascendo è il turismo fai da te. Armati di app come Ctrip, la classe media non si reca più in agenzia, ma costruisce da sé il proprio viaggio, approfittando, come è normale delle offerte.

Come l’architetto Ke Yijie, 30 anni, di Shanghai: “ho preferito muovermi in una zona meno centrale della città per risparmiare. Ma così facendo ho un budget maggiore per i miei viaggi. Quest’anno ho programmato un tour dell’Indonesia”.

Il caro affitti è un problema piuttosto comune in Cina. In generale la vita nelle grandi città quali Shanghai o Pechino è piuttosto cara, in particolare gli alti costi per gli affitti delle case hanno spinto anche i governi cittadini ad intervenire tramite agevolazioni con tagli sulle tasse, come nel caso della capitale cinese.

 

Vi è sicuramente una logica al risparmio. Non più cene galanti nei fine settimana, meglio un’uscita nei giorni lavorativi. Ed i cinema? Boom di spettatori nei pomeriggi infrasettimanali. Anche i tumulti finanziari estivi hanno influito.

 

Gu Li, giovane dottoressa di casa a Nanchino afferma che “i salari non sono cambiati molto, sicuramente abbiamo molte più agevolazioni rispetto a prima, ma preferisco risparmiare su alcuni acquisti inutili e declinare qualche cena con le amiche, al fine di comprare cose di cui ho bisogno e di qualità”.

 

Chinese consumption slowdown - alibaba single day big data - cifnews

©Alizila.com. Lo scorso 11 novembre Alibaba ha guadagnato oltre 30 miliardi di dollari, tuttavia come ha detto il futuro numero uno Daniel Zhang “c’è stata crescita, ma tante le sfide”. Un riferimento sicuramente al calo dei consumi.

 

E questo lo si evince anche dai dati degli acquisti dell’ultimo Double 11 rilasciati dai giganti e-commerce Alibaba e JD.  La tendenza del 2018 è stato un lieve calo nel settore dell’abbigliamento, mentre tutto ciò che è per la cura del corpo o la casa, ha evidenziato un interessante aumento. “Due anni fa ho comprato molti vestiti, quest’anno ho optato per dei prodotti per la casa ed un nuovo set di pentole” ha detto Gu.

 

Tuttavia ad aver influito su questo cambio di rotta nei consumi, un colpevole è da ricercarsi nei tumulti finanziari estivi che, uniti alle preoccupazioni sulle sanzioni hanno in parte causato la stretta delle famiglie cinesi.

 

Come tutti sanno lo stock-market della Repubblica Popolare, al contrario degli Stati Uniti, è per lo più retto da piccoli azionisti. “Un dato che riflette come Cina abbia una finanza immatura e stia ancora cambiando le basi strutturali della sua economia”, come ha tuonato a fine giugno il Premier Li Keqiang in risposta di ciò che stava avvenendo nel mercato azionario del Dragone.

Questi piccoli azionisti tuttavia non conoscono bene il mercato. Alla minima incertezza, spinti anche da un cattivo sesto senso, rischiano di perdere più che guadagnare, proprio perché mossi da considerazioni erronee ed inesatte su ciò che sta realmente accadendo.

 

©123rf. Il mercato azionario presenta ancora una certa “immaturità” e, secondo gli economisti, ancora non può essere preso come metro di giudizio sulla salute economica del Dragone.

 

Inoltre anche la guerra commerciale Cina-Usa ha influito. “E’ vero che  alcuni clienti che avevamo negli Stati Uniti ora sono impossibilitati ad importare le nostre merci, ma per adesso, l’impatto delle sanzioni ancora non si è fatto sentire molto”, ha dichiarato Wang Yiming, titolare di una piccola azienda di componentistica elettronica a Dongguan. “Non dico che non ci saranno problemi in futuro, tuttavia se prima spendevamo 9, ora spendiamo 5 per tutelarci”, ha aggiunto Wang.

Ecco che la “logica pratica cinese” esce fuori: per il futuro della trade war non si può mai sapere se le cose miglioreranno o peggioreranno. Anche se, ad onor del vero, almeno su questa questione, tutto il Dragone è pressoché unito a tenere una positiva visione, in linea con la filosofia cinese dove “se c’è un problema, c’è anche un’opportunità”.

 

Anche la politica ci ha messo del suo con i continui richiami ad una  nuova “frugalità confuciana” e chiusura di liquidità per le aziende in crisi. Ma i cittadini nelle second-tier continuano a spendere e crescono gli investimenti all’estero. Una contraddizione?

 

Il rallentamento dell’economia è tangibile, tant’è che la leadership ha più volte dichiarato che bisogna abituarsi ad una “nuova normalità”. Tuttavia la frenata della crescita del Dragone, come una branca della letteratura ritiene, è una naturale concausa della trasformazione strutturale dell’intero sistema cinese. D’altronde lo stesso Xi disse ad ottobre dell’anno scorso che le “riforme non sono una passeggiata nel parco”.

Come sottolinea il Professor Yin Chen, docente di economia alla Fudan University di Shanghai “i consumi sono generalmente calati nelle grandi città, mentre i nuovi hub urbani come le second-tier hanno fame di prodotti e vogliono spendere. Questo anche grazie a molte agevolazioni statali che incentivano lo sviluppo e ad un costo di una vita relativamente basso”.

Inoltre “non dobbiamo dimenticare che gli investimenti diretti all’estero cinesi, così come l’export nazionale, è aumentato notevolmente. In un clima di depressione economica e con consumi in picchiata, questi dati non sarebbero possibili”, ha affermato il docente di economia.

 

“Quindi i soldi ci sono, solo non si spendono e vengono indirizzati ad altro, ed in questo anche la politica ha, seppur in minima parte, scatenato implicitamente questo problema”. Dello stesso parere anche Alan Wheatley, che gestisce un think-tank in Gran Bretagna proprio su questioni cinesi.

 

Secondo lo studioso britannico, la leadership cinese è sicuramente il principale architetto del nuovo “grande balzo” del Dragone compiuto negli anni precedenti. Tuttavia “la politica ha cercato di avvicinarsi, come giusto che sia, alla popolazione, includendo maggiormente i cittadini nella res publica.

Ciò ha generato però un cortocircuito”, riferisce Whealey, “se il Consiglio di Stato avverte sulla necessità di abbracciare una ‘nuova frugalità’, il cittadino medio in segno di rispetto, cercherà di apparire il più ‘frugale possibile’, pertanto non spenderà’”, afferma Whealey.

 

©123.rf. Shanghai. L’hub finanziario del Dragone ha registrato quest’estate una delle peggiori performance a livello globale. Che strada prenderà le leadership cinese per meglio regolamentare il settore finanziario?

 

Ma le implicazioni di Pechino non si fermano alla mera ‘filosofia politica’: il nuovo dogma è non spendere soldi inutilmente, perchè lo Stato non farà più credito. Su questo Xi Jinping è stato inflessibile. La Banca Centrale cinese non verserà più uno yuan per quelle aziende “che si sono avventurate in acque tempestose solo con una zattera”, ha avvertito il Presidente cinese.

Cosa sta quindi accadendo nel Dragone? Rimane sicuramente un quadro di incertezza, ma l’intero Paese guarda positivo al futuro. “Non è la prima volta che passiamo problemi economici”, ha detto Wang, “sicuramente ce la faremo anche adesso e siamo più che ottimisti per il futuro”.

Per ora la classe media preferisce dirottare i propri consumi ad altro, ma in generale, il Dragone rimane ancora un player economico di primaria importanza. Anzi, adesso a spaventare è il gigantesco debito pubblico americano, detenuto per più della metà, proprio dalla Cina.

 

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