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Crisi del bike-sharing cinese? Possibile fusione tra Ofo e Mobike

18/12/2017

Falliscono le compagnie di bike-sharing cinesi e solo due società si contenderanno il monopolio

 

Da qualche anno la Cina è tornata ad essere il paese delle biciclette descritto nella storica pellicola degli anni 70 di Antonioni. Il servizio di bike-sharing ha segnato di fatto una rivincita sulle automobili e sul traffico che congestiona le grandi metropoli del Dragone. In meno di cinque anni, da Pechino a Canton, sia nei pressi della metro che dei centri commerciali, è possibile vedere ogni tipologia di bicicletta appartenente a un’azienda diversa. In un mercato potenzialmente sterminato, due le società a contendersi il podio: le biciclette grigio-arancio di Mobike e le due ruote gialle di Ofo, entrambe approdate recentemente nel mercato europeo.

 

Il segreto del successo di queste società è, in primis, il facile funzionamento del servizio, semplice quanto intuitivo.

 

Per iniziare, basta fare il download dell’app di una delle tante compagnie di bike sharing, registrarsi e pagare una cauzione al momento del log- in. Una volta individuata la nostra bicicletta, basta scannerizzare tramite smartphone l’apposito codice e una volta a destinazione, sempre tramite smartphone, si può “lucchettare” la bicicletta.

In un paio di anni queste compagnie hanno guadagnato una vera fortuna, ma la domanda che molti utenti si ponevano era la seguente: se il costo di affitto della bicicletta è quasi zero, da dove arrivano gli ingenti guadagni delle compagnie? La risposta è molto semplice, dai depositi cauzionali che gli utenti devono versare per usufruire del servizio.

Queste “cauzioni” costituiscono lo zoccolo duro degli utili di queste start-up che, per raccogliere più utenti, lanciano continue campagne di promozione per incentivare gli utenti a pedalare gratuitamente sulle loro due ruote. Tutto bene, se non fosse che quest’anno qualcosa è andato a saltare nel magico ingranaggio delle biciclette a noleggio che ha costretto anche Alibaba e Tencent a scendere in campo.

Nel 2017 molte delle piccole e medie compagnie di bike sharing hanno dichiarato bancarotta. Esemplare è il caso di Blue Gogo, start up pechinese che ha da poco ritirato la sua ultima bicicletta dalla strada. Totalmente insolvente a risarcire le cauzioni, la nota società della capitale si è chiusa nel suo quartier generale senza rilasciare alcuna dichiarazione, con centinaia di migliaia di utenti inferociti che ogni giorno protestano sotto gli uffici di blue gogo. Il caso delle “biciclette blu” è stata solo la punta dell’iceberg, ma nel paese molti sono gli esempi.

Cosa è quindi successo? Nonostante gli utili, a partire dal 2016 una delle prime cause è stato l’utilizzo sbagliato delle cauzioni dell’affitto delle biciclette. Queste società hanno concretamente perso molti dei loro guadagni in investimenti sbagliati, come compravendita di beni immobiliari o di azioni. In secondo luogo, a maggio di quest’anno, il Governo cinese ha emanato una nuova legge per la quale gli utenti possono non rilasciare un deposito cauzionale. Svaniti in pochi mesi milioni di yuan di guadagni e conti quasi in rosso.

 

Una ipotetica fusione tra le due start-up “a due ruote”, non sarebbe la prima tra società rivali in Cina

 

Il ciclone che ha colpito il bike sharing ha visto anche la discesa in campo di Tencent e Alibaba. Nello specifico, per quanto riguarda Mobike, Tencent ha investito somme per 600 milioni di dollari, mentre il gigante di Hangzhou, insieme a due fondi di private equity, ha speso quasi 700 milioni di dollari per risollevare Ofo. Negli ultimi tempi, però, voci di corridoio parlano di un imminente fusione tra le due “biciclette”. Lo scopo è duplice, sotterrare l’ascia di guerra e garantirsi il monopolio del bike sharing cinese, e dall’altra cercare di conquistare il mercato oltre muraglia.

Le discussioni tra gli investire nelle due start-up ancora sono ancora tenute segrete. Se ad ottobre Ofo si era dichiarata favorevole, da Mobike si è avuta una risposta meno calorosa. Mobike e Ofo, insieme, controllano attualmente il 90% del bike sharing cinese, ma se la prima ha una valutazione di 3 miliardi di dollari, Ofo ha capitali per “solo” un miliardo. Facile immaginare quindi che da una fusione ne gioverebbe più la seconda. Tuttavia da Pechino, quartier generale di Ofo, voci di corridoio informano che le due società si uniranno a partire dalla prossima primavera.

Le biciclette gialle (Oro) e grigio-arancio (Mobile) sono già dal 2016 presenti in vari paesi stranieri, in mercati come Europa, Stati Uniti  e Singapore, mentre entrambe sono arrivate in Italia da agosto di quest’anno. Una ipotetica fusione tra le due start-up “a due ruote”, non sarebbe la prima tra società rivali in Cina. Esemplare è stato il caso di Didi Dache e Kuaidi Da Che che, fusosi in Didi Kuaiche, hanno creato il più grande gruppo di ride-sharing in Cina, andando ad acquisire lo anche Uber China. I vantaggi di una fusione potrebbero essere almeno due: una più solida base finanziaria per una massiccia operazione di espansione all’estero, e una gestione migliore delle biciclette nelle grandi città cinesi, spesso invase al punto da costringere più volte le autorità a scendere in campo per regolare la “giungla a pedali”.

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