fbpx

“Dare energia al mercato interno”, questa la nuova sfida di Pechino

03/06/2020

Il paper “Sei fronti e Sei aree” svela i piani del governo cinese. Pechino punterà a valorizzare i consumi domestici. L’obiettivo? Sostituire in parte quanto veniva acquistato all’estero o dall’estero. Aperta la questione welfare.  Per chi opera in Cina e con la Cina sarà fondamentale capirne le conseguenze pratiche

Pechino è pronta a cambiare sostanzialmente il modello di sviluppo che ha portato alla crescita del Pil negli ultimi 25 anni, decidendo di investire nella crescita del mercato interno. La leadership ha messo tutto nero su bianco all’indomani della conclusione della “Doppia Sessione” in un documento dal titolo emblematico: “Sei fronti e Sei aree”.

Chi conosce il Dragone, sa perfettamente come la numerologia sia ancora un retaggio culturale assai forte. La scelta del numero “sei” non è una casualità dovuta alla semplice somma delle azioni, ma trova fondamento nella simbologia della scienza cosmologica della Cina arcaica. 

Come dichiarato in conferenza stampa dal premier Li Keqiang alla conclusione della “Doppia Sessione”, i sei fronti su cui il governo sarà impegnato l’occupazione, il settore finanziario, il commercio con l’estero, gli investimenti stranieri, gli investimenti domestici e (un vago) riferimento alle aspettatative generali.

Per quanto concerne le sei aree i legislatori di Pechino hanno evidenziato sicurezza sul lavoro, riduzione della povertà, riorganizzazione dei soggetti operanti sul mercato, sicurezza nel cibo e nell’energia, stabilità industriale e supply chain e, infine, riorganizzazione dell’Amministrazione statale di primo livello i punti su cui lavorare.

smartworking

Il documento ha una sua importanza strategica anche per capire come si muoverà il Dragone. Gli analisti di stato sono consci del fatto che l’intera supply chain mondiale ha subito una profonda battuta d’arresto. La pandemia ha bloccato mercati che prima erano uno sbocco normale per le merci di Pechino. Il documento, nonostante abbia tra le righe sottolineato nuovamente la Cina come alfiere della globalizzazione rispetto a Washington che si ritira su più fronti, si focalizza quasi interamente sul mercato interno cinese. Gli unici riferimenti sono l’auspicio di una accelerazione del Free Trade Agreement con Tokyo e Seul ed un miglioramento del commercio con gli Stati Uniti. 

Un netto cambiamento per un Paese che, in alcune cancellerie, viene ancora visto come la “Fabbrica del Mondo”. La Cina del 2020 non è la Cina del 1996, allorquando il governo centrale mise nero su bianco l’importanza dell’export per il Pil nazionale. Pechino è oggi la seconda economia mondiale, una potenza hi-tech le cui innovazioni, in particolare nel campo della finanza digitale, fanno tendenza all’estero. 

La mossa apparentemente centripeta del Governo centrale, dovuta alla pandemia e all’erosione dei fondamentali economici in stretta correlazione con la situazione mondiale ha di fatto modificato la rotta verso le decisioni dispiegate all’inizio di questo testo. A sottolineare l’importanza del mercato interno è stato lo stesso Presidente Xi Jinping: “Per il futuro dobbiamo focalizzarci sulla domanda interna come punto di partenza e come punto di appoggio per poter accelerare la costruzione di un sistema completo di consumo domestico e dobbiamo promuovere l’innovazione nelle scienze, nella tecnologia e in altre aree”.

Ma dove sta puntando Pechino? Il Governo mira allo sviluppo delle aree rurali, in particolare a lower tier cities e quella classe media composta prevalentemente da 400 milioni di persone. Un dato importante sono anche i 100 milioni di turisti che nel 2019 hanno reso la Repubblica Popolare il primo paese come risorsa nel settore turistico che avevano dirottato all’estero i loro acquisti. Con le frontiere di mezzo mondo ancora chiuse, si è assistito alla cosiddetta “crisi simmetrica”, cioè sulla mancanza di produzione, ma anche di consumi. Pechino punta quindi ad un rimpiazzo dei consumi. 

Vi sono tuttavia delle perplessità anche tra gli analisti di cinesi. Il Governo ha promesso aiuti diretti alle famiglie tramite buoni di consumo o denaro dirottati dal Governo Centrale direttamente alle autorità locali bypassando i governatorati provinciali e regionali, ma una reale assistenza welfare in Cina non esiste. Molti giornalisti cinesi temono che questi aiuti saranno dirottati verso modelli di crescita “classici” come infrastrutture e grandi opere.

Li Keqiang ha  ribadito che la sussistenza alle famiglie in difficoltà è una priorità del governo, ma non bisogna tralasciare sulle modalità di consumi direttamente interconnessi con il mantenimento di livelli occupazionali. Secondo una stima McKinsey , le vendite “fast fashion” dovrebbero diminuire nel 2020 del 30% non bilanciate dalle vendite online. Per chi opera in Cina e con la Cina è necessario quindi prepararsi per questa nuova sfida epocale.

Tags:

TI POTREBBE INTERESSARE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *