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Fashion: Chi vince la classifica per il Capodanno Cinese 2019?

14/01/2019

Ci si avvicina al “Capodanno Cinese” e come tradizione i brand cominciano a lanciare sul mercato i prodotti per il nuovo anno. Il 2019? Sarà l’anno del maiale

 

Maiali ovunque. Non si tratta di un nuovo mercato all’ingrosso di carne suina, bensì del countdown ufficiale al Capodanno Cinese, 春节, anche noto come Festa di Primavera. Il 2019 sarà infatti l’anno del maiale, ed i brand, stranieri e non, hanno già lanciato sul mercato sin dai primi di gennaio le loro limited edition per la Festa di Primavera. Ma non sempre il risultato è stato soddisfacente, spingendo i netizen cinesi anche all’ilarità.

 

Tralasciando l’affaire Burberry con la sua campagna advertising che ha diviso il popolo del web cinese, anche quest’anno ci sono vincitori e vinti, in fatto di pubblicità e prodotti presentati.

 

Nel reparto make-up la coreana Hera e la nipponica SK-II hanno convinto i consumatori con la loro sobrietà e pakedge elegante. Sempre nel reparto make-up anche i rossetti di l’Oreal, M.A.C hanno convinto gli utenti, ma è Givenchy ad aggiudicarsi il podio per l’ottima risposta da parte del pubblico.

Tuttavia anche quest’anno non sono mancati i passi falsi. A cominciare dagli orologi Piaget. Molti gli utenti che, ironicamente, hanno commentato nella pagina Weibo del make-up artist Kevin文凯老师 se questi orologi fossero dei falsi o sono realmente in commercio. Anche Harry Winston ha presentato un prodotto giudicato troppo “vistoso” con un quadrante rosso scarlatto, maiale in evidenza e lancette color oro e corone in swarovsky. Decisamente troppo anche per il pubblico cinese.

 

Convince invece Moschino, rispolverando Mr. Piggy dei Looney Tunes ben stampato sui suoi vestiti. Anche Gucci ha catturato l’attenzione del grande pubblico non solo con una simpatica campagna pubblicitaria, ma anche per i suoi vestiti che, come anno, fanno sempre colpo in Cina. Se in fatto di stile brand italiano sembra essere il preferito, anche a giudicare dai commenti degli utenti via Weibo, non si può dire lo stesso per gli accessori.

 

Il portafogli a marchio Gucci ha sì convinto gli utenti, ma lo stesso non lo si può dire della borsa, a forma di maiale stilizzato e di colore rosa misto al classico tessuto grigio-marrone di Gucci. Insomma non proprio il massimo. Stesso dicasi per Tory Burch che propone una borsa a forma di maiale color oro.

Molto già sobria invece Longchamp che sembra piacere agli utenti, ma è l’italiana Furla a convincere di più con un design che richiama motivi tradizionali cinesi.

Se l’anno scorso, alla vigilia dell’anno del cane la maggior parte dei brand hanno commesso debacle clamorose, il 2019, almeno per ora, non sembra aver presentato grandi problematiche. Certo, rimane ancora aperta la questione della reale comprensione dei gusti del pubblico cinese.

Oggi i millennials cinesi sono il segmento demografico più importante del pianeta. Quasi la totalità di loro possiede uno smartphone, anche di ultimissima generazione, nonché casa ed auto. Sempre connessi al “villaggio globale”, gran parte delle loro vite ruota intorno alla rete: amicizie, divertimenti persino il lavoro è incentrato sul web.

Questi millennials sono il cavallo di traino della Cina 2.0, di un Paese che si sta modernizzando divenendo un polo high-tech di prim’ordine sul palcoscenico internazionale. I millennials cinesi sono una vera superpotenza dei consumi, divisi tra antichi valori riscoperti, modernità ed orgoglio nazionalistico. Un esempio su tutti? Il sold-out della nuova linea di rossetti lanciata dal Museo della Città Proibita.

 

Ed è proprio sulla riscoperta della millenaria cultura cinese, la partita cui i brand stranieri devono giocare il tutto e per tutto per essere competitivi.

 

In Cina i giovani hanno ormai un redivivo interesse per la cultura del Dragone. Con oltre 3 mila anni di storia, la civiltà cinese è una delle più antiche del mondo ed i millennials si sono fatti portavoce di questo orgoglio. Come è possibile vedere nello stile di vita quotidiana e i loro comportamenti di consumi.

Questi ragazzi hanno un vorace appetito di conoscenza e scoperta, cercando anche di dare un significato, in parte “culturale”, ai loro acquisti. In Cina vi è una riscoperta culturale che si riflette sui consumi. Almeno per quest’anno alcuni brand sembrano aver corretto il tiro rispetto all’anno scorso, ma tante sono ancora i passi falsi fatti fino ad ora. Quale la lezione da imparare? Non basta stampare qualcosa per accaparrarsi il pubblico cinese, ma bisogna entrare dentro il mercato stesso al fine di meglio offrire un prodotto che rispecchi sia l’identità del marchio che l’essenza del target di riferimento.

 

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