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Finanza: C’è intesa fiscale tra Cina e Italia per l’acquisto di Btp?

05/03/2020

I tecnici italiani vogliono favorire una sostituzione tra i finanziatori del debito italiano. Pechino pronta a comprare titoli di stato?

L’accordo sulle doppie imposizioni tra Italia e Cina può spingere l’interesse degli investitori cinese per il debito pubblico italiano. E’ quanto pensano i contabili dello Stato. Tra i vari fascicoli che riguardano il memorandum sulla Nuova via della Seta firmato lo scorso marzo, ve ne uno che riguarda direttamente il settore finanziario, siglato in quell’occasione dall’allora Ministro dell’Economia Giovanni Tria

Secondo l’articolo 11 dell’intesa siglata è previsto che sugli interessi la misura della ritenuta applicabile nello Stato della fonte non potrà eccedere un’aliquota del 10% dell’ammontare lordo degli interessi. La novità introdotta dall’accordo è però un’aliquota ridotta all’8% sugli interessi pagati da istituti finanziari, in relazione a prestiti con durata almeno triennale mirati a finanziare progetti d’investimento.

Sempre nel documento si legge come sia anche prevista l’esenzione da ritenuta alla fonte sui pagamenti di interessi in uscita. In questo modo, sottolinea il Tesoro, si veniva a ripristinare l’esenzione sui pagamenti di interessi di fonte cinese percepiti da alcune istituzioni finanziarie italiane non più al 100% pubbliche come Cdp, Sace, Simest. Un modo per incentivare la sottoscrizione dei cosiddetti Panda bond.

I tecnici di Palazzo Madama fanno però un passo avanti applicando il cosiddetto effetto sostituzione. In pratica l’accordo per eliminare le doppie imposizioni tra Italia e Cina può rendere il debito pubblico italiano più conveniente per gli investitori del Dragone, alimentando il loro interesse per i Btp.  Al momento i detentori asiatici sono soltanto una piccola parte, fatta eccezione per il Giappone.

Continua tuttavia il dialogo economico – finanziario tra Roma e Pechino dopo che nell’estate del 2018, intanto, in occasione della visita in Cina di Tria, la Banca d’Italia aveva siglato con la People’s bank of China un’intesa per diversificare le proprie riserve valutarie includendo lo yuan. 

 

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