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In Giappone riprendono le vendite di Huawei, per buona pace di Trump

26/08/2019

Trade War: I maggiori retailer del Sol Levante riprendono le vendite dei dispositivi Huawei. Washington non concorda, ma Tokyo va dritta per la sua strada

 

Dopo un mese dall’annuncio dello stop della vendita dei prodotti Huawei, i top carrier del Sol Levante hanno ripreso a proporre ai clienti i dispositivi del gigante cinese. Il bando di Huawei è durato poco più di un mese, sulla scia delle pressioni di Washington che aveva chiesto anche ai partner si altri paesi di seguire l’esempio americano.

Recentemente Docomo ha detto che accetterà di nuovo gli ordini per i telefoni Huawei P30 Pro. Perché è importante questa notizia? Docomo è il terzo operatore telefonico giapponese, insieme a SoftBank e KDDI, forma il tridente che de facto controlla il mondo delle telecomunicazioni del Sol Levante.

 

Huawei è una minaccia? Al centro delle cronache recenti, Washington lancia il monito agli alleati di diffidare dell’azienda di Shenzhen, con scarsi risultati.

 

La ripresa delle vendite non è solo un chiaro segnale di non condivisone delle politiche commerciali americane, ma sottolinea ancora una volta come l’asse Tokyo-Pechino si sia rafforzato negli ultimi anni. Ed una nuova conferma è arrivato anche dal recente summit tra i Ministri degli Esteri di Cina, Giappone e Corea del Sud.

 

Docomo ha dichiarato che riprenderà a prendere ordini per lo smartphone Huawei P30 Pro a partire da mercoledì. Il dispositivo sarà messo in vendita in Giappone a settembre.

 

“Abbiamo esaminato l’impatto delle restrizioni commerciali degli Stati Uniti su Huawei e abbiamo confermato che i nostri clienti possono utilizzare in sicurezza i prodotti Huawei”, ha dichiarato un portavoce di Docomo. SoftBank e KDDI hanno iniziato a vendere smartphone Huawei P30 lite l’8 agosto con entrambe le società che promettono che i telefoni avrebbero pieno accesso ai servizi e alle app Android forniti da Google. Nessuna restrizione quindi ad applicazioni occidentali.

Sin dalla disputa con Huawei, il Giappone si era detto scettico delle accuse americane, ma Tokyo ha comunque deciso di accontentare Washington. Quello del Sol Levante non è quindi una giravolta imprevista. La chiave di lettura di tale decisione risiede anche nel dialogo economico assai fitto tra la seconda e terza economia del mondo.

 

Tokyo nel 2020 le prossime olimpiadi e tra i main sponsor ci saranno proprio alcuni colossi cinesi. Primo fra tutti Alibaba.

 

Ant Financial, l’affiliata per i pagamenti mobile del gigante del commercio elettronico Alibaba, ha dichiarato di aver concordato con più di 300.000 rivenditori in Giappone il suo servizio Alipay per servire un crescente numero di turisti cinesi nel paese. Un’espansione in chiave “olimpica”.

 

Nella centralissima Shibuya o nello snodo di Shinjuku, il cartello al di fuori dei negozi con scritto “Alipay” o “WeChat Pay” è oramai la norma.

 

Più di 8,3 milioni di cinesi hanno viaggiato in Giappone nel 2018, rappresentando il 27% del totale degli arrivi, una gallina dalle uova d’oro che i commercianti nipponici non vogliono lasciarsi scappare. Ed il numero è destinato a salire sia quest’anno, ma in particolare l’anno prossimo.

Il volume delle transazioni in Giappone dal 1° al 4 maggio si è classificato al quarto posto tra tutti i mercati, secondo Alipay, registrando un aumento del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Aeroporti, grandi magazzini, farmacie e minimarket sono stati tra i luoghi che hanno registrato la spesa più alta tramite Alipay.

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