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Gioone licenzia i dipendenti, crisi del tech cinese?

03/04/2018

Gionee, il marchio di smartphone cinese con sede a Shenzhen, in seguito a una crisi finanziaria innescata da una massiccio campagna marketing, ha ridotto la propria forza lavoro di fabbrica di metà.

 

Gionee, un brand di telefoni cellulari abbastanza noto in Cina, ha iniziato a licenziare i lavoratori nel suo principale stabilimento di produzione a Dongguan, nella provincia del Guangdong. La ragione? Una pesante recessione innescata dalle politiche di marketing per competere con i principali player del settore.

In una dichiarazione sul suo account ufficiale Weibo, Gionee ha fatto sapere che attualmente solo circa la metà del personale precedente ha mantenuto la normale attività nella filiera produttiva.

La reale cifra della situazione finanziaria dell’azienda non è stata ancora resa ufficiale, tuttavia la notizia descrive perfettamente una situazione non nuova in Cina. Il mercato tecnologico sta diventando sempre più competitivo. I consumatori pretendono di più e non si accontentato di un prodotto “normale”.

 

Ora in Cina possono sopravvivere solo i marchi importanti che sono in grado di imporsi sulla pubblicità, ma i problemi dell’azienda di Shenzhen sono in parte causati proprio dalla non oculata gestione finanziaria.

 

Sembra che per le piccole marche come Gionee e Meizu non ci sia più spazio. In un mercato come quello cinese in cui la vendita di smartphone sta rallentando, solo chi riesce ad imporsi nella pubblicità può vendere. Huawei, Oppo, Vivo, Xiaomi ed ovviamente Apple dominano questo mercato. Secondo Counterpoint, questi “big four” se nel 2016 detenevano una fetta pari al 67%, nel 2017 il loro range di operatività è cresciuto del 10%.

In questa classifica il sesto posto va a Gionee con il 6% del mercato nel 2017. Per aumentare le sue vendite, tuttavia, Gionee ha speso ben 9 miliardi di yuan (US $ 1,4 miliardi) in marketing e investimenti negli ultimi tre anni.

A gennaio, un tribunale di Dongguan ha emesso l’ordine di congelare per due anni la quota del 41,4% in Gionee detenuta dal presidente e amministratore delegato Liu Lirong. Ciò che sta avvenendo è di fatto un cambiamento nella politica dei finanziamenti.

La leadership censer è si propensa ad investire nel settore tecnologico, ma si è stufata di foraggiare le “avventure” imprenditoriali spregiudicate dei direttori aziendali. Ad ottobre 2017 al Congresso del PCC il presidente Xi Jinping fu chiaro: va bene investire, ma con parsimonia ed un progetto concreto.

Gionee ha dichiarato nel suo comunicato: “I licenziamenti sono una delle misure di auto-risparmio. I dirigenti di Gionee sono fiduciosi della ristrutturazione e il marchio di smartphone di 16 anni è desideroso di continuare a servire. Per favore, concedici più tempo per superare questo momento difficile”.

Dato che non c’è più spazio in Cina, ora Gionee si sta concentrando sull’India e punta a entrare nei primi cinque marchi di smartphone nel subcontinente indiano. La domanda è se mai l’azienda ce la farà, dal momento che a quelle latitudini Xiaomi è il player principale.

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