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Il fallimento di Spotify e Apple Music nel mercato cinese ha un colpevole: QQ Music

16/10/2017

Tencent è uno dei più grandi colossi del web cinese con un impero commerciale valutato oltre 250 miliardi di dollari. La “longa mano” del gruppo di Pony Ma, tuttavia, non è circoscritta ai soli social network di WeChat e Weibo, ma con QQ Music raggiunge anche il mercato musicale, andando ad intaccare direttamente le ambizioni mondiali di Spotify e Apple Music. L’anno scorso Tencent, in un solo colpo da quasi 3 miliardi di dollari, ha acquisito Kuwo e KueGou, due delle piattaforme musicali concorrenti nel panorama musicale cinese. Con questa nuova fusione, QQ Music può ora vantare oltre duecento milioni di users attivi mensili, pilotando di fatto il 77% del mercato musicale del Dragone. Un fulmine a ciel sereno sulle mire asiatiche di Spotify e Apple music. La domanda ora è se i due competitor occidentali riusciranno mai a minacciare il monopolio di Tencent. Sicuramente il mercato musicale cinese è più aperto e concorrenziale che in altri continenti, ma molto probabilmente sarà difficile detronizzare QQ Music dal podio delle app musicali. Tencent offre infatti molti contenuti, la maggior parte gratuiti, difficilmente fruibili dai due big player concorrenti. Oltre il mero streaming dei brani musicali, QQ Music permette anche di vedere video, condividere sui social, acquistare brani e molto altro. Da non sottovalutare inoltre il panorama musicale cinese stesso. Questo è molto vivo ed attivo e poiché QQ Music è in contatto con la maggior parte delle etichette al di qua della Muraglia, è capace di meglio soddisfare i gusti del pubblico cinese. Grazie a questo QQ Music, oltre che il quasi completo ventaglio delle hit occidentali, permette di ascoltare anche tutti i cantanti dell’estremo Oriente, quasi del tutto assenti su Spotify. Un altro spunto di riflessione è legato all’interfaccia e l’appeal che l’app suscita nel pubblico cinese. Come dichiarato da Andy Ng, Vicepresidente Tencent, “se Spotify e Apple Music seguiranno anche in Cina l’interfaccia utilizzato già in altri mercati, ritengo che sia molto difficile aumentare la loro base di utenti nel mercato cinese”. Un’affermazione dura, ma che rispecchia la realtà dei fatti, nonostante le nuove e dispendiose campagne di sponsorizzazione per accattivarsi il pubblico cinese.

 

Come Tencent ha monopolizzato il panorama musicale cinese?

In passato già la Nokia tentò per prima di entrare nel mercato dello streaming musicale cinese con il lancio della funzione chiamata “Comes with Music in China”. L’app, nonostante la bontà, venne sviluppata interamente in Finlandia, e gli utenti cinesi trovarono questo servizio assai difficile da usare, motivo per il quale, dopo svariati tentativi, la Nokia ritirò questa applicazione. Inoltre c’è da dire che il servizio offerto da QQ Music è quasi interamente gratuito e stime di Tencent ci dicono che solo il 30% degli users sottoscrivere account premium annuale il cui costo è in realtà molto più economico di qualsiasi abbonamento mensile delle concorrenti occidentali. I prezzi si aggirano tra gli 8 e 15 yuan, circa 1.16 e 2.18 dollari al mese ed attualmente QQ Music ha all’attivo 15 milioni di abbonati. Sulla base dei dati rilasciati dall’azienda, solo il 70% degli utenti paga la tariffa più bassa, mentre il 20-25% paga il prezzo più alto. La compagnia per spingere gli utenti a sottoscrivere un abbonamento premium offre biglietti gratuiti per concerti o alcune agevolazioni sui costi di gestione dei giochi online rilasciati da Tencent. Ma se gran parte del servizio non è a pagamento, da dove vengono gli utili? Pubblicità e diritti d’autore, questa la ricetta vincente di Tencent. Fino a qualche anno il mercato della musica digitale cinese era sotto scacco di una pirateria strisciante e non controllata. Ma qui il colpo di genio dei vertici messo a punto dal Vicepresidente della società Andy Ng.  Ispirato da quello che è accaduto con le industrie dei videogiochi, il manager, forte del potenziale del mercato musicale cinese, suggerì al consiglio d’amministrazione di stringere accordi con le case discografiche al fine di trasmettere le canzoni sulla piattaforma stessa. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Dal 2011 QQ music ha assicurato offerte di esclusiva ad etichette del calibro di Sony, Warner e un certo numero di major indipendenti come JVR e Linfair, nonché Believe Digital. Allo stato attuale voci di corridoio danno per fatto l’accordo con l’Universal. Inoltre, investendo cospicui capitali nella lotta contro la pirateria, Tencent ha sfruttato queste offerte per convincere pubblicamente gli artisti a rilasciare non solo album online sulla piattaforma stessa, ma anche a persuadere i fan a non scaricare musica da siti illegali. Il primo test di questa nuova politica aziendale è avvenuto nel 2013 con l’uscita del disco digitale di Jay Chou, beniamino di molti cinesi e non solo. In un solo mese l’album ha venduto oltre 170 mila copie ed il mercato della vendita di album online è in constante crescita toccando quote di milioni di copie vendute. Il destino di Spotify e Apple Music è segnato? Grande scelta dell’offerta musicale che spazia unilateralmente da occidente ad oriente, prezzi bassi per un servizio premium, interfaccia accattivante e saper soddisfare i gusti della clientela asiatica sono le carte vincenti giocate da Tencent per il monopolio delle app musicali asiatiche, fatto sta che in Cina non vi è persona che non abbia l’app di QQ Music sui suoi cellulari.

 

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