Il mercato di seconda mano cinese e la app Xian Yu: Old is the new new

23/01/2018

 

Cambiano le tendenze dei consumatori, così Xian Yu, sito e app di Taobao, conquista la fiducia dei suoi utenti

 

Non molto tempo fa il mercato della merce di seconda mano era una zona off limits per la vendita al dettaglio in Cina. Non c’era vanto nell’acquisto di oggetti usati, e una leggera e vaga vergogna ancora esiste per gli acquisti di seconda mano da parte dei cinesi. Ma ciò, come ogni altro atteggiamento sociale, potrebbe essere maturo per una rivalutazione. In un articolo di un anno e mezzo fa che esplorava i mutevoli atteggiamenti della Cina verso l’acquisto di libri di seconda mano, già Hudson Lockett scrive: “Taobao, la piattaforma di commercio online del conglomerato di e-commerce Alibaba, ha lanciato il proprio sito di beni di seconda mano, Xian Yu, 闲鱼, che ora si propone di facilitare le vendite giornaliere di 200.000 prodotti usati. La piattaforma cerca di distinguersi da Taobao proponendosi come esperienza sociale e commerciale, al fine di favorire una maggiore fiducia tra gli utenti. A novembre, il sito di notizie di tecnologia di Tencent ha citato un insider anonimo che avrebbe dichiarato che Xian Yu sia stato mandato nella propria unità aziendale per “cercare fonti di investimento esterne.” Taobao, ha creduto nel mercato dei beni di seconda mano lanciando un’app spin-off dedicata. Lockett aveva anche parlato dell’esistenza di pochissime ricerche di mercato sull’argomento, ma, pur trovando alcuni studi sul comportamento dei consumatori che affrontavano la questione, queste si mostravano tendenzialmente d’accordo sulle opportunità favorevoli in futuro.

Xian Yu ha saputo trasformare la concezione di “usato” nel modo cinese, costruendo un’immagine che si è conquistata la fiducia dei suoi utenti che, nella fase di lancio, ancora risentivano dei retaggi comportamentali legati al bisogno di difendersi dalla vendita di oggetti usati spacciati per nuovi, un po’ vicina all’idea che la Cina si presti alle contraffazioni e che il sentimento di fiducia per gli acquisti online cinesi abbia avuto bisogno di tempo per avere fiducia negli altri utenti-venditori sulla piattaforma. Xian Yu si è presentata dall’inizio con un sito web ed un’interfaccia mobile che si distingue come esempio brillante del web design moderno dedicato all’e-commerce cinese ben fatto. Poi ha seguito la app, risultando nell’insieme piacevole sia grazie alle schermate che alle buone traduzioni testuali. L’elenco di categorie è chiaro e ben presentato, con un set di icone personalizzate progettato per abbinarsi alla mascotte che accompagna il logo della piattaforma. Supponendo che le categorie siano organizzate in base ai dati dell’utente, l’elettronica di consumo occupa le prime tre posizioni. Il sito ha segnalato dal principio i gruppi di utenti suddivisi in base alla località. Gli utenti non possono caricare i prodotti sull’app senza aver prima dichiarare la propria posizione e tale geolocalizzazione si rifà anche a punti di riferimento locali, come scuole, complessi di appartamenti e grattacieli commerciali. Gli utenti non possono vendere i loro prodotti ad utenti geograficamente troppo lontani. Ogni “laghetto”, area così denominata perché il gruppo di gente interessata all’acquisto è invece chiamato “stagno di pesce”, ha un gruppo di persone guidato personalmente dallo staff di Xian Yu, la terminologia richiama direttamente i caratteri cinesi dell’azienda. Questa scelta in particolare ha costruito fiducia nel precedentemente scetticismo popolare cinese diffuso.

La società cinese ha oggi un potere d’acquisto tale da vivere un boom di consumi che potrebbe andare in contrapposizione con la tendenza internazionale al riuso e al contrasto di spreco di materiali ma anche di beni. La tendenza stessa però, andando di pari passo con l’acquisto compulsivo, può comportare in alcuni utenti la necessità di pentirsi di alcuni acquisti e quindi di rivenderli. La tendenza dell’ultimo paio d’anni a sfoggiare la propria ricchezza con ogni mezzo sfocia dunque, forse un po’ inaspettatamente, a questa tipologia di acquisto, specie per quanto riguarda i beni di consumo di fascia alta.

Teresa Lam, vicepresidente del Fung Business Intelligence Center e responsabile del team di ricerca sulla vendita al dettaglio e la distribuzione in Asia, nel 2016 aveva osservato di non essere a conoscenza di studi approfonditi o studi di mercato sull’argomento. Tuttavia, secondo Lam, “per la maggior parte dei beni [non durevoli], i consumatori preferirebbero nuovi articoli.” E, sempre più spesso, “lo shopping online consente ai consumatori di accedere ad un’ampia varietà di prodotti a prezzi più convenienti”. Quelli che non possono permettersi un iPhone, osservava, possono prendere uno smartphone Xiaomi piuttosto che cercare un modello più vecchio di Apple.

Per tanti anni i siti di annunci di usato come Ganji e 58.com hanno funzionato come piattaforme di catchall per beni usati e altro, anche se non senza alcun intoppo. Dal 2012 con Ganji è partito un piano di protezione del consumatore per il suo canale di beni di seconda mano è andato così lontano da pagare per la spedizione di ritorno dei clienti in caso gli articoli arrivassero ​​molto meno “leggermente usati” di quanto le immagini e descrizioni online avrebbero lasciato supporre. Da quel momento si può dire che sia iniziata l’attenzione verso beni usati acquistabili online, che ha preso piede in settori come l’antiquariato e i libri usati, ma che oggi si è diffusa ad altre categorie, inclusa quella delle automobili di seconda mano per cui si è sviluppato il commercio dell’usato B2B (business to business).

 

 

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