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Cina: in stesura una nuova legge sull’e-commerce

28/02/2017

Il 25 dicembre scorso è stata svolta la 25esima sessione della 12esima edizione dell’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP) della Repubblica Popolare cinese, durante la quale è stata aperta una discussione sulla stesura della legge in materia di commercio elettronico.

Alla discussione è intervenuto Yin Zhongqing, membro del Comitato permanente dell’ANP, secondo il quale “l’applicazione della legislazione in materia di ecommerce deve essere volta allo sviluppo dell’economia, alla regolazione del mercato e alla tutela dei diritti delle parti coinvolte. è necessario tutelare sia i diritti dei consumatori che quelli dei rivenditori online.”

Naturalmente, sulla base di questo criterio, è emerso il tema della sorveglianza delle piattaforme e-commerce.

“Qual è l’obiettivo della stesura di questa legge? Deve garantire una tutela uniforme o fornire maggiore tutela ad una specifica entità rispetto all’altra? Se partiamo dalla prospettiva di tutelare in maniera uniforme tutti i soggetti coinvolti, secondo me, questa legge non tutela abbastanza sia i diritti dei consumatori che l’ordine del mercato privato. Ad esempio, quando le piattaforme di ecommerce conducono false attività promozionali (prima alzano il prezzo e dopo applicano lo sconto) o fanno monopolio sul mercato e alzano il prezzo dei loro prodotti, questi sono tutti da definire atti di concorrenza sleale.” spiega il vice-presidente del Comitato permanente.

La tematica principale: la protezione dei diritti

La proposta della legge sull’e-commerce è stata avanzata dal Comitato Finanziario ed Economico dell’ANP, ed ufficialmente approvata verso la fine del 2013. Durante il processo legislativo sono stati tenuti diversi seminari, tra cui due seminari internazionali a cui hanno partecipato l’UNCTAD (Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo), Organizzazioni internazionali che provengono da paesi come Stati Uniti, Unione Europea, Giappone e altri legislatori noti nel paese. Sono stati individuate una serie di norme disciplinari relative al pagamento digitale, al trasporto logistico, alla risoluzione delle controversie, ai diritti dei consumatori e all’uso delle piattaforme di e-commerce. In particolare, secondo le normative, i rivenditori online non possono effettuare ordini falsi per ottenere recensioni positive, né tantomeno cancellare quelle negative, importunare e minacciare i consumatori perché lascino un buon commento o modifichino il loro commento contro la loro volontà. All’accertamento delle violazioni, i violatori saranno puniti con una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 500.000 yuan. Ma durante la seduta svoltasi il 25 dicembre scorso, la “Protezione dei diritti” è stato l’argomento al centro della discussione.

“Concedere ai consumatori il diritto di recedere entro 7 giorni lavorativi senza alcuna penalità può essere un buon esempio per il mercato, ma purtroppo non tutti i venditori online adottano questa misura” ha dichiarato Fu Ying, membro dell’Assemblea Nazionale del Popolo. “è vero che, dal punto di vista della legge, bisogna bilanciare i diritti e i doveri di tutte le parti interessate; ma attualmente il problema principale che sussiste tra consumatore e rivenditore online è la credibilità. L’e-commerce è una buona realtà economica sostenibile: il problema della disonestà e della falsificazione può però portare alla distruzione del mercato e-commerce.”

Oltre ai diritti dei consumatori, è oggetto di studio ed approfondimento anche la sorveglianza delle piattaforme e-commerce.

“Rispetto alle piattaforme di e-commerce, i venditori online sono la categoria più debole. Occorre anche tutelare i diritti di quest’ultimi nel caso le piattaforme decidessero di apportare qualche modifica sul loro servizio a scapito dei venditori. Attualmente non sono ancora descritti quali provvedimenti adoperare nel caso in cui sorgessero controversie tra la piattaforma e-commerce e il venditore” aggiunge Mo Wenxiu, membro dell’ ANP.

Secondo Yin Zhongqing, le piattaforme di e-commerce occupano un ruolo fondamentale: porre una sorveglianza troppo rigida potrebbe limitare lo sviluppo del commercio elettronico, ma una sorveglianza troppo flessibile potrebbe compromettere sia i diritti dei consumatori che quelli dei venditori online.

“L’argomento merita ulteriori approfondimenti, cercheremo di stabilire un punto di equilibrio tra il diritto e il dovero” spiega Mo Wenxiu.

 

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