Iveco in Cina: una storia di un successo tutto italiano

11/05/2018

Cresce il mercato delle automotive cinese, un settore che parla anche italiano grazie ad Iveco. Con una presenza in Cina di oltre quarant’anni, la casa del Lingotto è  diventata un player importante, ed è pronta a conquistare il settore

 

La Cina rimane il più grande mercato automobilistico del mondo dal 2009. Nel 2016, la produzione annuale di veicoli nel Dragone ha rappresentato circa il 30% della produzione mondiale del settore, un dato ben superiore a quello degli Stati Uniti e del Giappone messi insieme.

Analizzando più nel dettaglio la storia produttiva automobilistica cinese, si nota come gli eventi storici abbiano profondamente influito sullo sviluppo del settore. Se nei primi decenni della Repubblica Popolare, grazie anche al know-how sovietico, la produzione partì con grande enfasi, dagli anni 60 fino agli anni 90 questo slancio è andato via via a perdersi. Una flessione causata dalle vicissitudini storiche del paese che andarono ad influire su ogni aspetto della vita della Repubblica Popolare.

Quando parliamo d’auto in Cina, è possibile sottolineare come nel Paese di Mezzo i player di settore si siano sempre concentrati principalmente sulla realizzazione di veicoli commerciali, per scopi industriali o militari.

Solo a partire dagli anni 2000 ci si è allargati ad altri orizzonti. La “Lunga Marcia” dei veicoli Made in China parla anche italiano e prende il nome di un leader nel settore delle automotive, vero vanto della produzione industriale tricolore: Iveco.

 

Grazie all’attuazione delle politiche di roforma e d’apertura di Deng Xiaoping, il paese è ripartito, fino ad arrivare al poderoso sviluppo dei giorni d’oggi. Anche il settore delle automotive ha beneficiato di questa ribalta del gigante asiatico.

 

Il mercato automobilistico cinese ha infatti attirato molti marchi stranieri affermati per investire nella produzione di settore proprio in Cina. Tuttavia, nonostante la maggior parte delle marche straniere è autorizzata a produrre i propri veicoli sul territorio cinese stabilendo joint venture con produttori nazionali di automobili, come stabilito dalla costituzione, questo non ha fermato gli investimenti stranieri.

La presenza di Iveco in Cina risale al 1986, quando la Nanjing Automobile Corporation (NAC) acquisì la licenza per la produzione dell’Iveco Daily. Così facendo la casa del Lingotto è diventata il primo costruttore europeo in assoluto a stabilire una partnership con un produttore locale di veicoli commerciali dando vita alla Naveco, la joint-venture costituita appunto dalla NAC e Iveco stessa.

Attiva nel segmento autobus e van commerciali leggeri, con un volume di mercato complessivo in Cina pari a 365 mila unità nel 2016, Naveco mantiene una quota di mercato pari al 25,9% nel sotto-segmento “European style”, nel quale ci si attende una crescita grazie alla domanda sempre maggiore di alti livelli di efficienza e di comfort delle vetture.

Con sede a Nanchino e con circa 3.200 collaboratori, Naveco opera attraverso una rete di 8 centri regionali che supportano 119 concessionari e 349 punti assistenza in grado di coprire l’intero territorio nazionale.Un vero vanto per l’industria italiana, dal momento che Iveco è diventata in Cina sinonimo di veicoli commerciali sicuri ed efficienti.  

 

Genlyon, veicolo di gamma stradale pesante prodotto in Cina dalla joint venture Saic-Iveco Hongyan, ha ottenuto il premio per la migliore prestazione sui consumi nell’ambito dell’International Truck Fuel Saving Competition, organizzata dal Ministero dei Trasporti cinese e sponsorizzata dalla rivista Commercial Vehicle News.

 

Ma la corsa di Iveco passa anche per i giganti della strada e punta a conquistare il primato nella produzione dei camion con il marchio Genlyon. Quest’ultimo è infatti il top gamma di Saic-Iveco Hongyan, joint venture che vede un ruolo attivo del gruppo dell’attuale gruppo italiano Fiat Chrysler ed i cinesi della Shanghai Automotive Industry Corporation (SAIC) per la produzione in Cina di veicoli pesanti Iveco.

Creata il 18 settembre 2006 dall’allora Fiat Group, la joint-venture ha suggellato la collaborazione tra i due gruppi e ha permesso ad Iveco di rafforzare ulteriormente la propria presenza in Asia dopo gli importanti sviluppi e successi di Naveco.

Iveco, ha visto uscire il primo camion Hongyan Genlyon il 20 marzo 2009. Al debutto sul mercato il nuovo “gigante della strada” ha ottenuto subito un successo di pubblico, divenendo in pochi anni un’importante alternativa ai veicoli SAAB e Volvo.  

Genlyon, ha infatti ottenuto il premio per la migliore prestazione sui consumi nell’ambito dell’International Truck Fuel Saving Competition, organizzata dal Ministero dei Trasporti cinese e sponsorizzata dalla rivista Commercial Vehicle News.

Attualmente le attività industriali di Saic-Iveco Hongyan si concentrano sull’assemblaggio di veicoli pesanti Iveco e ed ha come centro principale produttivo la città di Chongqing, con una produzione di circa 50 mila veicoli l’anno.

E la scelta di costruire il centro produttivo a Chongqing non è casuale. La città insieme a Pechino, Shanghai e Tianjin, una delle “Quattro Municipalità autonome” del Paese con una crescita sempre in salita.

 

Chongqing è uno dei principali porti del fiume Yangtze nel sud-ovest della Cina. Diventata una delle aree in più rapido sviluppo del paese, sta guidando la crescita economica della Cina centrale, con un’espansione che era a due cifre già nella prima metà del 2017. Nell’anno ha anche registrato una crescita enorme, del 14%, nel settore del turismo sia d’entrata che in uscita. Da sottolineare come questa città sia collegata all’Italia grazie alla nuova rotta aerea della Hainan Airlines.

La città, dopo essere stata negli anni ‘40 per un breve periodo capitale della Repubblica di Cina, divenne nel 1997, insieme a Pechino, Shanghai e Tianjin, una delle “Quattro Municipalità autonome” del Paese. Il piano della leadership cinese era sin d’allora ben chiaro. Trasformare questa città nel cuore economico del centro della Cina.

Politica che dopo vent’anni ha portato i suoi frutti. Durante il periodo della costruzione della diga delle Tre Gole, la Municipalità crebbe dell’oltre 10%, una delle più alte in tutto il Paese.

Grazie al connubio tra know-how qualitativo italiano e l’appeal dinamico allo sviluppo proprio del dna di Chongqing, Iveco ha la possibilità di diventare a tutti gli effetti uno dei player principali nel settore delle automotive, con opportunità di crescita importanti. E la strategia industriale adottata in Cina dalla casa torinese sembra premiare gli sforzi.

 

I numeri sono dalla parte di Iveco. Motore principale della crescita in Cina è anche la forte politica di incentivi fiscali governativi a sostegno delle piccole autovetture e la necessità delle famiglie cinesi di acquistare auto più grandi.

 

Secondo l’Associazione cinese dei produttori di automobili (CAAM), nel 2016 le vendite di autovetture sono aumentate del 15,3% (24,4 milioni di unità), mentre le vendite di veicoli commerciali hanno registrato una crescita del 5,8% (3,65 milioni di unità).

Il motore principale della crescita è stata la politica di incentivi fiscali a sostegno delle piccole autovetture, che il Governo ha nel frattempo sostituito con un tasso più elevato.

Oltre Iveco, anche gli altri marchi del gruppo del Lingotto potrebbero beneficiare dei trend di mercato del Dragone. Se Maserati è già un marchio affermato, la stessa cosa non si può dire di Alfa Romeo e di Fiat.

Ad esempio il segmento dei SUV attira un numero sempre maggiore di clienti grazie ai prezzi bassi del petrolio, mentre l’allentamento della politica del figlio unico spinge le famiglie a scegliere veicoli più grandi alla nascita del secondo figlio.

Le vendite di SUV sono aumentate del 45,7% nel 2016 e la loro quota di mercato è salita al 40,5% alla fine dello scorso mese di giugno. Le vendite di veicoli commerciali sono aumentate del 17,4% nel primo semestre di quest’anno (2,1 milioni di unità) grazie all’aumento della domanda per il trasporto di materie prime e ai maggiori progetti infrastrutturali.

 

Spinta da generosi incentivi sia nel campo degli investimenti che nella ricerca, la Repubblica Popolare sta bruciando le tappe nel diventare un leader mondiale sotto ogni settore produttivo. Questa “Lunga Marcia” del Paese di Mezzo, è aperta anche al know-how straniero.

 

Che la Cina stia attraversando una grande crescita economica, è sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, gigante cinese ha ancora un gap tecnologico importante in settori strategici. Un dislivello che negli ultimi anni si è ridotto notevolmente, ma questo non ha chiuso la porta agli investimenti stranieri. Anzi la Cina ha bisogno di know-how straniero anche per rinnovare le sue aziende e linee produttive.

Ed è in quest’ottica che dobbiamo leggere l’inaugurazione del nuovo stabilimento Naveco a Qiaolin, nella provincia del Jiangsu. Lo stabilimento, che occupa una superficie di oltre 843 mila metri quadrati di cui 250 mila coperti, è un vero gioiello di modello di “industria 4.0”. Il centro produttivo di Qiaolin è un’eccellenza a livello mondiale in termini di sostenibilità ambientale.

L’impianto utilizza, infatti, la rigenerazione energetica attraverso soluzioni come i sistemi fotovoltaici e di riciclaggio dell’acqua industriale e piovana, riduce l’impatto ambientale attraverso la combustione dei gas di scarico, la deviazione dell’acqua piovana e di scarico e il trattamento delle acque reflue.

L’obiettivo di Naveco per questo stabilimento è la riduzione del 30% del consumo di energia e l’aumento del 25% del valore di uscita pro-capite grazie alle sue tecnologie e ai suoi processi sostenibili.

L’intero flusso logistico e l’organizzazione del luogo di lavoro dello stabilimento di Qiaolin sono stati ottimizzati. La produzione dei principali componenti come motori, sospensioni e cambi è concentrata in un’unica sede per massimizzare l’efficienza.

La produzione di motori, invece, è completamente automatizzata, contribuendo così all’ottenimento di standard qualitativi, produttivi e di sicurezza delle attività dello stabilimento molto elevati.

Strabiliante il reparto di “saldatura ad alta precisione” il quale è assicurata da oltre 130 robot che operano in un’officina moderna e flessibile. Inoltre, il nuovo reparto presse robotizzato utilizza strumenti di taglio laser in 3D.

Iveco sta spingendo le vendite del gruppo torinese in Cina e potrebbe diventare il portabandiera dell’eccellenza automobilistica italiana in un settore, quello delle automotive, altamente competitivo. I numeri sono dalla parte della casa del Lingotto e, qualora si continuasse con questo trend, ciò non toglie che Iveco possa diventare il principale attore di questo settore in Cina.

 

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