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E-commerce in Cina, scontro al vertice: JD.com e VIP.com contro Tmall

17/07/2017

Il 12 luglio 2017 due delle principali piattaforme di e-commerce cinesi, JD.com e Vip.com, hanno pubblicato congiuntamente in un comunicato sul social network Sina Weibo di non condividere a pieno il modo di fare di una “certa” piattaforma e-commerce. Nel comunicato non è stato specificato il nome della piattaforma, ma è possibile capirlo facilmente considerando quanto accaduto durante il periodo dello Shopping festival del 18 giugno: il soggetto in questione era la piattaforma Tmall.

Nel comunicato Jd.com e Vip.com hanno accusato questa generica piattaforma di aver imposto ai propri partner commerciali l’obbligo di non aprire store online su altre piattaforme, pena una serie di penalizzazioni (posizione più bassa nella ricerca, sospensione del negozio, meno visibilità durante gli eventi promozionali).

JD.com e Vip.com invitano le autorità competenti cinesi a intervenire rapidamente per affrontare il problema, dal momento che Tmall sta fortemente violando l’autonomia di gestione dei commercianti e il diritto di scelta dei consumatori, atti che non sono contemplati nei regolamenti anti-concorrenza sleale.

 

La risposta di Tmall

Tmall ha dichiarato subito che molte aziende scelgono il loro canale come unico campo di battaglia in occasione degli shopping festival, e che la presenza su Tmall non è legata da alcun tipo di obbligo nei confronti dei partner. E non è mancato un contrattacco, nei confronti di alcune piattaforme e-commerce che (anche in questo caso non specificate) bloccano la pagina di gestione dei negozi online e modificano direttamente i dati dei prodotti commerciali senza consulto o consenso dei relativi brand e vendor. Questi sono gli atti che realmente violano i diritti dei commercianti.

Evidentemente il riferimento era a JD.com: il 6 giugno alcune aziende cinesi hanno pubblicato sui propri account di Weibo che JD.com ha bloccato la pagina di back-end dei loro negozi, non lasciando nessuna possibilità di modificare la pagina o di controllare la disponibilità dei prodotti. Alla fine, alcune aziende sono state addirittura costrette a chiudere i loro store su JD.com.

Come riportato dal sito cinese money.163, Cao Lei – responsabile del Centro di studio e approfondimento del commercio elettronico cinese – fa sapere che si tratta di forme di concorrenza che si vedono frequentemente nel settore del retail al dettaglio; ed è difficile stabilire chi abbia ragione chi abbia torto. Si tratta di un fatto che sicuramente ed evidentemente porta conseguenze negative, sia per i commercianti che per i consumatori. La collaborazione tra i commercianti e le piattaforme di vendita online è senza dubbio un requisito fondamentale per aumentare le vendite, ed è necessario che vi sia collaborazione di base, per costruire un ambiente di commercio sano.

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