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JD investe 500 milioni di dollari nella sharing-economy

02/07/2019

Cresce il mercato dell’usato in Cina. Alibaba e Zhuan Zhuan dominano il mercato, ma ora JD vuole intaccare questo duopolio

 

JD ha recentemente annunciato la fusione tra Paipai, piattaforma di vendita di prodotti di seconda mano, con Aihuishou, 爱回收, start-up dedita esclusivamente al riciclaggio di prodotti elettronici. “Il colosso dell’e-commerce con sede a Pechino, ha condotto un primo round di finanziamento pari a 72 milioni di dollari”, ha detto Liao Jianwen, chief strategy officer di JD.

Si prevede che l’accordo porterà più “sinergia” tra le due aziende nel tentativo di meglio standardizzare ulteriormente il riciclaggio di beni elettronici e migliorare l’efficienza sfruttando le tecnologie di vendita, logistica e assicurativa di JD. Paipai, nata dal principio da una costola di Tencent nel 2005, fu acquisita da JD nel 2014. Dopo aver sospeso il servizio nel 2015 ed aver riformato l’azienda, nel 2017 JD lanciò Paipai come piattaforma principale per la sharing-economy a marchio JD.

 

L’ingente investimento di JD sottolinea chiaramente come la cosiddetta sharing economy stia crescendo e JD non vuole restare fuori da un settore in crescita.  

 

Secondo BigData-Research, Il mercato cinese di beni di seconda mano, che ha toccato un volume di scambi di 29.3 miliardi di dollari nel primo trimestre di quest’anno, registrando un aumento del 5,5% rispetto all’anno scorso. L’elettronica di consumo rappresenta il 58,6% di tutte le categorie di mercato dell’usato.

Attualmente, Xianyu (闲鱼) di Alibaba, domina il mercato con con 24,4 milioni di utenti attivi mensili, circa 60 volte di più rispetto a quelli di Aihuishou. Zhuan Zhuan (转转), di proprietà del portale 58.com, si è classificato secondo con 15,70 milioni di utenti e Paipai, di JD, è arrivato terzo con 0,48 milioni. Un distacco notevole che ha costretto i vertici aziendali a rivedere la propria strategia di business.

 

©视觉中国. Attualmente, Xianyu, 闲鱼, di Alibaba, domina il mercato con con 24,4 milioni di utenti attivi mensili.

 

Nello specifico come funziona Aihuishou? Questa altri non è che una piattaforma customer-to-business (C2B), operante nella cosiddetta “re-commerce”, ovvero recycling commerce. Aihuishou acquista articoli elettronici di seconda mano come telefoni cellulari o laptop dagli utenti e li rivende. In principio alle aziende di elettronica o entità industriali dedite al riciclaggio, successivamente Aihuishou ha allargato il business anche a privati cittadini  agli utenti o alle aziende di riciclaggio tramite la piattaforma Paijitang (拍机堂). Aihuishou ha registrato un interessante crescita ed espansione in mercati emergenti quali Europa orientale, Africa e America Latina.

La fusione con Paipai non ha tuttavia sorpreso gli investitori. JD aveva infatti già partecipato a dei piani di investimenti in Aihuishou e la recente acquisizione è il capitolo finale di milioni di dollari che JD ha riversato nel portale di Aihuishou.  

 

La nuova piattaforma mira ad intaccare il duopolio Xianyu- Zhuan Zhuan. Benché il core business rimarrà la compravendita di articoli elettronici, la nuova entità si concentrerà anche su altre categorie come libri e elettrodomestici.

 

Non molto tempo fa il mercato della merce di seconda mano era una zona off limits per la vendita al dettaglio in Cina. Non c’era vanto nell’acquisto di oggetti usati, bensì una leggera e vaga vergogna – ancora in parte persistente – per gli acquisti di seconda mano da parte dei cinesi. Dati alla mano, sembra assistere ad una controtendenze e l’acquisizione di Aihuishou da parte di JD è un chiaro segnale.

 

©ZhuanZhuan. ZhuanZhuan, 转转, di proprietà del portale 58.com, si è classificato secondo con 15,70 milioni.

 

La società cinese ha oggi un potere d’acquisto tale da vivere un boom di consumi che potrebbe andare in contrapposizione con la tendenza internazionale al riuso e al contrasto di spreco di materiali, ma anche di beni. Come molti esperti hanno osservato, questa maggiore disponibilità economica sta andando di pari passo con l’acquisto compulsivo. Acquisti che a loro volta non vengono apprezzati del tutto o addirittura non se ne ha bisogno, motivo per il quale è sorta anche la necessità di venderli.

Teresa Lam, vicepresidente del Fung Business Intelligence Center e responsabile del team di ricerca sulla vendita al dettaglio e la distribuzione in Asia, già nel 2016 aveva osservato questa tendenza. Tuttavia, secondo Lam, “per la maggior parte dei beni [non durevoli], i consumatori preferirebbero nuovi articoli.”

Tuttavia “app come Paipai o XianYu hanno saputo trasformare la concezione di ‘usato’ nel modo cinese, costruendo un’immagine che si è conquistata la fiducia dei suoi utenti che, nella fase di lancio, ancora risentivano dei retaggi comportamentali legati al bisogno di difendersi dalla vendita di oggetti usati spacciati per nuovi, un po’ vicina all’idea che la Cina si presti alle contraffazioni e che il sentimento di fiducia per gli acquisti online cinesi abbia avuto bisogno di tempo per avere fiducia negli altri utenti-venditori sulla piattaforma”.

 

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