Kazakistan: tra steppe e petrolio, una terra dove investire

08/06/2018

Dall’Expo 2017 ad Astana alla creazione del “Khorgos Gateway”, il Kazakistan torna centrale nello scacchiere euro-asiatico. Un Paese che cresce economicamente e l’Italia può essere una protagonista

 

Khorgos, città cinese alla frontiera con il Kazakistan. Che sia inverno o estate, in questa isolata e sperduta città di confine non vi è giorno e notte, che centinaia di migliaia di container aspettano di uscire – o entrare – dalla Cina. Destinazione? Europa, ma attraverso una terra sconfinata, tornata nuovamente al centro dell’interesse internazionale: il Kazakistan.

Letteralmente Kazakistan significa “terra dei kazaki” e la sua storia non è lontana da molte delle altre ex Repubbliche Sovietiche. Al disgregamento del gigante russo negli anni 90, il Paese dovette fronteggiare non poche sfide, ma adesso sembra rinato e più competitivo che mai. Tanto da essere un importante sbocco per gli investimenti stranieri.

Perché conoscere più da vicino questo Paese? Il Kazakistan è una terra antichissima, casa del fiero popolo delle steppe nomadi che, agli inizi del 1700, portò le truppe zariste a semi-colonizzare la regione. La presenza russa divenne sempre decisamente più che massiccia in epoca sovietica. Ed il Kazakistan divenne uno degli stati chiave del sostentamento di Mosca, anche grazie alle sue ricchezze.

 

Con quasi 3 milioni di chilometri quadrati di superficie, il Kazakistan è il 9° paese al mondo per estensione. Il secondo – dopo la Federazione Russa – nell’Unione Sovietica, una terra che sita al centro dell’Asia è divenuta un corridoio naturale.

 

Con un sottosuolo ricco di gas e petrolio, gli idrocarburi hanno fatto la fortuna del Paese spingendone la crescita economica.  Una rinascita, quella del Kazakistan, che non è stata scevra di incertezze.

Con la caduta del blocco sovietico le neonate repubbliche post comuniste, a causa della divisione interna della produzione economico-industriale imposta da Mosca,  si trovarono infatti ad un bivio. Continuare a dipendere dalla Russia per l’approvvigionamento dei beni essenziali o chiedere all’Occidente.

Nei primi anni 90 si presentò una terza via: l’accesso al mercato e all’assistenza della Repubblica Popolare Cinese. Pechino da allora – utilizzando il Xinjiang come testa di ponte – ha fatto di tutto  per stringere accordi con queste regioni e negli anni 2000, grazie anche ad un maggior peso internazionale della Cina stessa, si è continuato su questa strada.

Se guardassimo con attenzione una cartina geografica, ci accorgeremo che il Kazakistan è esattamente sito al centro dell’Asia, un corridoio naturale che collega Oriente ed Occidente. Facile quindi ipotizzare come questo paese possa diventare, per le merci occidentali, la porta di ingresso per entrare nel mercato cinese e viceversa.

 

Con l’avvento della presidenza Xi Jinping la collaborazione internazionale prende un nuovo nome: Belt and Road Initiative, un programma di sviluppo tout court aperto a tutti.

 

Per ora il Paese di Mezzo, continua a collaborare ed investire nell’area. La China Development Bank ha elargito credito per 4,2 miliardi di dollari alla KAZ, una delle principali società minerarie del Kazakistan

Più di duemila anni fa il deserto di Amu Darya, nel nord-est del Turkmenistan, rappresentava la sezione meridionale dell’antica Via della Seta, la sola strada da Dunhuang ad Istanbul; oggi è divenuto un importante punto di partenza del gasdotto Cina-Asia centrale.

Dopo aver attraversato l’Uzbekistan e il Kazakistan meridionale, la pipeline che trasporta il gas naturale turkmeno arriva fino a Khorgos nel Xinjiang, per poi fornire energia a più di 500 milioni di cinesi e a 25 province, per una dotazione annua di 25 miliardi di metri cubi di gas.

 

Dall’Expo 2017 ad Astana alla creazione del “Khorgos Gateway”, uno dei terminali logistici più importanti dell’Asia in uno degli angoli più remoti del pianeta, evidenzia come il Kazakistan voglia aprirsi ulteriormente all’estero. E l’Italia può essere una protagonista.

 

Come riportano i recenti dati rilasciati dalla camera di commercio italo-kazaka, grazie ad oculate politiche di sviluppo, che hanno attirato molti investimenti diretti esteri, l’economia kazaka è in costante crescita. Nel corso dell’ultimo decennio, il PIL ha dimostrato una crescita di ben otto volte superiore rispetto ai primi anni 2000 (da USD 17 miliardi di USD 146,5 miliardi).

Il Kazakistan, immaginando le tante opportunità, aderì immediatamente al progetto della Nuova Via della Seta. Non solo, ha aperto le sue porte non solo agli investimenti cinesi, ma anche al know-how straniero.

Segno di questo interesse è stata l’Expo di Milano 2015 dove l’avveniristico padiglione kazako fu uno dei più visitati. Non solo. Astana, capitale dell’ex Repubblica sovietica, l’anno scorso ha ospitato proprio la nuova edizione dell’Esposizione Universale. Segno evidente di come il Paese centro asiatico stia tornando centrale nello scacchiere internazionale.

E l’Italia? Può avere un ruolo di primo piano. Grazie agli approfondimenti della collaborazione economica bilaterale, il sistema imprenditoriale italiano può’ offrire un importante apporto in termini di esperienza e tecnologie ai progetti di sviluppo del Kazakhstan. Dall’agricoltura all’allevamento, dalle infrastrutture alla digitalizzazione, dalle energie rinnovabili al comparto sanitario fino al turismo, il Bel Paese può essere un punto di riferimento.

 

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