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La Cina apre le porte: Pechino calamita per i “cervelli in fuga”

08/03/2018

Agevolazione al rilascio di visti decennali: la costruzione della Cina 2.0 passa per gli stranieri

 

L’aveva promesso il premier Li Keqiang lo scorso 5 marzo nel suo intervento all’apertura dei lavori del Congresso Nazionale del Popolo: “La Cina faciliterà l’entrata nel paese degli stranieri che potranno dare un contributo alla corsa tecnologica della Cina”.

Presto fatto, da oggi è ufficialmente più semplice ottenere visti decennali lavorativi per il Paese di Mezzo. Per ora si potrà richiedere il nuovo visto presso il neonato Ufficio Statale per gli Esperti Stranieri a Pechino, ma queste politiche saranno a breve estese a tutte le principali città del Paese.

La capitale si prepara a diventare la calamita dei “cervelli in fuga”. Questo perché la costruzione della Cina 2.0 passa anche per gli stranieri.

Nello specifico stiamo parlando del Zhongguancun Science Park a Pechino – un’area le cui ambizioni sono quelle di essere la “Silicon Valley cinese” – che ha comunicato ufficialmente che concederà più facilmente i permessi di soggiorno per chi lavorerà nella Repubblica Popolare.

Non solo, l’amministrazione del parco scientifico ha dichiarato la volontà di estendere il certificato di residenza permanente anche ai coniugi dei richiedenti.

 

Il nuovo secolo cinese ha bisogno delle conoscenze straniere

 

Che la Cina stia attraversando una grande crescita economica, è sotto gli occhi di tutti. Così come la sua rinnovata potenza ed interventismo sulla scena internazionale è sintomo di una rinnovata presa di coscienza del giusto ruolo e peso cui il Paese storicamente detiene nella sfera asiatica.

Tuttavia, gigante cinese ha ancora un gap tecnologico importante in settori strategici quali aerospazio e alta tecnologia. Un dislivello che negli ultimi anni si è ridotto notevolmente. Pechino, ad esempio, crede che le sue ambizioni spaziali e tecnologiche daranno una spinta alle imprese statali e private in Cina ristrutturando l’economia nazionale.

 

La residenza permanente è stata a lungo l’eccezione piuttosto che la regola per gli stranieri in Cina.

 

Negli ultimi cinque anni le domande per ottenere la “green card” della Repubblica Popolare  sono vertiginosamente aumentate. Secondo il Dipartimento di Pubblica Sicurezza cinese, la maggior parte dei richiedenti lavora principalmente in laboratori o aree di ricerca coinvolte in “progetti nazionali chiave”.

Secondo dati ufficiali, più di 660 stranieri hanno presentato domanda di residenza permanente a Pechino l’anno scorso. La Cina ha alleggerito le restrizioni negli ultimi anni, ampliando i campi professionali nella ricerca di competenze.

Wang Xi, vicedirettore dell’Amministrazione doganale dell’Ufficio di Pubblica Sicurezza di Pechino, ha detto che “662 stranieri hanno presentato domanda di residenza permanente a Pechino l’anno scorso, un aumento rispetto ai 598 del 2016, mentre il dato si è triplicato rispetto al 2015”.

Miao Lu, segretario generale del Centro per la Cina e la Globalizzazione con sede a Pechino, ha affermato che “nonostante l’ultima decisione non abbia avuto un grande impatto sul numero assoluto di domande, è tuttavia un segnale importante che la Cina stava lavorando per attirare talenti globali e sicuramente gli effetti di queste politiche si vedranno nei prossimi anni”.

 

E la Cina ha tutte le carte in tavola per attrarre i “cervelli in fuga”

 

Dinamicità e una visione concreta del futuro sono le carte vincenti che possono spingere uno straniero a recarsi in Cina. D’altronde siamo tutti dei novelli Marco Polo dove la globalizzazione è la nostra via della Seta che può collegare alla velocità di un click mondi e culture diametralmente opposti.

Se guardiamo indietro, alla Cina degli inizi anni 80, un Paese uscito martoriato dalla Rivoluzione Culturale, sembrava impensabile che il Dragone accettasse “i diavoli stranieri” alla sua corte. Ma il rapido sviluppo e progresso tecnologico, nonché una rinnovata apertura del Paese, hanno riportato nuovamente il Paese di Mezzo al centro dello scacchiere internazionale.

Ora il Dragone non chiude le porte, anzi le apre ancora di più invitando a collaborare alla corsa cinese.

Negli ultimi anni Pechino è già intervenuta direttamente nel cambiare la struttura macroeconomica del Paese, ma in questo settore ha bisogno anche delle conoscenze straniere. Non per colmare il gap, quanto piuttosto conoscere quanto avviene oltre Muraglia.  

 

 

 

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