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La Cina cerca di ripartire. Agevolazioni per stimolare l’economia dopo lo shutdown

12/02/2020

Crisi del settore turistico, calo di vendite per il luxury retail e rallentamenti nell’export. Questo il bilancio finanziario del coronavirus. Pechino: “Agevolazioni per le aziende”

 

La Cina cerca di ripartire e mette in campo stimoli finanziari a supporto dell’economia. Come previsto dagli analisti, lo shutdown della Repubblica Popolare si è fatto sentire in tutto il mondo. Non una sorpresa, dato che oggi la Cina è la seconda potenza economica globale e circa un quarto del PIL mondiale è Made in China. A soffrire non sono solo il comparto turistico e le grandi maison del lusso, ma con le fabbriche chiuse forzatamente per controllare l’epidemia, a tremare sono anche i retailer della moda o le multinazionali dell’auto.

Nissan ad esempio ha chiuso per una settimana uno stabilimento in Giappone a causa del mancato arrivo di componenti, così come le coreane Kia e Hyundai hanno riscontrato medesimi problemi. A rallentare tuttavia non è solo la produzione, ma anche i trasporti. Non solo il personale è a casa, ma le autorità cinesi hanno preso seriamente a cuore l’opera di decontaminazione e disinfestazione dei mezzi di trasporto. Non c’è camion, treno e addirittura nave che non venga ripulita da cima a fondo. Il porto di Shanghai funziona a singhiozzo, mentre quello di Ningbo, quasi del tutto automatizzato, ha ripreso l’operatività. Tuttavia altri grandi hub marittimi come Tianjin, Qingdao o la stessa Canton, registrano forti ritardi nell’invio e sdoganamento di merci.

 

In arrivo esenzione dalle tasse, facilitazione ai prestiti e sgravi fiscali per zone maggiormente colpite dal coronavirus.

 

Il Consiglio di Stato non è rimasto tuttavia a guardare e conscio del rischio di un effetto domino economico su scala globale è corso immediatamente ai ripari con una serie di norme ad hoc introdotte dagli inizi del mese. A rischio non è solo la produzione, ma il lavoro degli stessi operai, dal momento che con le industrie serrate, gli introiti si sono praticamente azzerati. In arrivo vi sono la totale o parziale esenzione dalle tasse per aziende site nelle aree maggiormente colpite, prestiti agevoli e ben più ampi sgravi fiscali.

La decisione è stata accolta con favore anche dagli osservatori stranieri i quali hanno sottolineato come la pronta risposta del governo permetterà una veloce ripresa in futuro. Tuttavia già dalla settimana scorsa, alcuni piccoli produttori si sono visti costretti a licenziare i propri dipendenti.

La preoccupazione del Consiglio di Stato si è anche rivolta nei confronti delle imprese straniere basate in Cina. A tale proposito il Ministero del Commercio (MOC) ha emesso un lunedì circolare sollecitando le autorità locali a fornire anche alle imprese straniere o finanziarie dall’estero gli stessi sgravi fiscali fornite alle controparti cinesi. Tutto finalizzato a non bloccare la produzione o 

Nelle sale del potere a Pechino l’allarme coronavirus è ancora alto. Il Governo ha intelligentemente adottato un approccio realistico al problema, non nascondendo la difficoltà del momento, ma mostrandosi altresì ottimista circa la soluzione della questione. A tale riguardo il viceministro del Commercio, Wang Bingnan, ha affermato che “la situazione rimane delicata, come è normale che sia, ma la maggior parte delle imprese del commercio estero nel paese sta riprendendo la capacità produttiva. Governi locali ed imprese stanno collaborando per implementare politiche mirate per creare un ambiente economico sano e alleviare l’onere per le imprese, con la salute dei dipendenti come preoccupazione principale”.

 

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