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La Cina guida la “finanza digitale”: cosa imparare dalla lezione cinese?

14/12/2017

Per anni la Cina ha cercato nei paesi sviluppati idee su come gestire il proprio sistema finanziario.

 

Quando si parla di fintech, il resto del mondo studia l’esperienza della Cina. La Cina è il leader mondiale nel fintech, abbreviazione di “tecnologia finanziaria” e si riferisce alle operazioni bancarie e agli investimenti attraverso internet. Attualmente il Dragone è di gran lunga il più grande mercato per i pagamenti digitali e in una classifica redatta quest’anno, quattro su cinque delle aziende fintech più innovative al mondo sono cinesi. Fra queste il primato spetta ad Ant Financial, società attiva negli investimenti facente capo al gruppo Alibaba, valutata nel 2016 con un capitale di circa 60 miliardi di dollari, al pari di UBS, la più grande banca svizzera.

In che modo il fintech è diventato così grande in Cina? La risposta, per quanto semplice, è che tutto è accaduto al momento giusto nel posto giusto. Nonostante la corsa dell’economia cinese, le banche cinesi sono rimaste notevolmente poco sofisticate per un’economia ad alta velocità. Le persone hanno riscoperto un rinnovato benessere, ma, oltre al mattone o al deposito in banca, avevano sbocchi per investire. Molte quindi le contraddizioni: grande possibilità di spesa, imprenditori con tante idee, ma enorme difficoltà nell’ottenere prestiti. Con l’ascesa del mercato interno i consumatori volevano spendere, tuttavia avevano bisogno di mazzette di denaro per farlo.

 

La nuova tecnologia ha offerto un modo per superare questi cortocircuiti.

 

Negli ultimi dieci anni la Cina è diventata il paese con più utenti collegati al web. Le avvisaglie per una potenziale rivoluzione digital era nell’aria, ma le grandi banche di proprietà statale, anche a causa della loro nota prudenza, erano lente a rispondere.

Oggi, la promessa della fintech ha investito il Paese a tutto tondo, e sta riformando dalle fondamenta il sistema bancario nazionale, costruendone uno più efficiente, in particolare per i consumatori e le piccole imprese. Per anni la Cina ha cercato nei paesi sviluppati idee su come gestire il proprio sistema finanziario. Quando si parla di fintech, il resto del mondo impara dall’esperienza cinese.

L’ascesa della finanza digitale è un dato di fatto nella vita quotidiana, attraverso i mobile payments. Fino ad un decennio fa, gli acquisti in Cina erano maggiormente basati sul denaro in quanto tale. Adesso i consumatori della classe media cinese sono sempre stati propensi a fare acquisti online, rendendo il Dragone uno dei primi paesi ad adottare i pagamenti digitali. Paradossalmente la Cina ha giocato d’anticipo superando persino le economie sviluppate che già da molto tempo fa hanno scambiato il “denaro per la plastica” , ovvero carte di credito e di debito .

Questo salto digitale è stato accelerato con l’arrivo degli smartphone, acquistati da molti cinesi che in precedenza non avevano mai posseduto neanche un computer. Ad oggi il 95% degli utenti Internet cinesi è online tramite dispositivi mobili ed Alipay, così come Wechat Pay, sono divenuti i “portafogli” personali di molti utenti.

 

Molte delle funzioni di pagamento all’interno di WeChat o Alipay esistono in altre parti del mondo, ma in forma disaggregata.

 

La concorrenza fra le piattaforme ha quindi scatenato un flusso continuo di innovazioni, soprattutto nel modo in cui le app mobili possono connettersi online alle transazioni al dettaglio. I codici QR sono diventati onnipresenti nei ristoranti e nei negozi cinesi. Gli utenti, aprendo semplicemente WeChat o Alipay, con la scansione di un codice, eseguono un pagamento. E i telefoni stessi possono fungere da carte di pagamento: con un altro clic, gli utenti visualizzano i propri codici a barre, che i negozianti poi scansionano. Molte delle funzioni di pagamento all’interno di WeChat o Alipay esistono in altre parti del mondo, ma in forma disaggregata. Stripe o PayPal sono utilizzati nei negozi online che elaborano i pagamenti; Apple Pay o Android Pay per coloro che utilizzano i loro telefoni come portafogli; Facebook Messenger o Venmo permette di scambiare denaro tra gli amici. In Cina tutte queste diverse funzioni sono state combinate su piattaforme singole.

Ma la finanza digitale sta andando oltre abbracciando anche il mondo bancario più tradizionale: i prestiti. Le banche di proprietà dello Stato dominano da sempre il sistema finanziario. L’assenza di un vero sistema per la valutazione del rischio di credito dei consumatori, ha aumentato la riluttanza delle banche a concedere prestiti ai privati. Da un lato ciò ha permesso di costruire la rinomata solidità del sistema bancario cinese, ma dall’altra, fino agli anni 2000, ha in parte immobilizzato questo mercato. La soluzione è arrivata con i prestiti online.

Supportate dal governo che storicamente non vuole l’esposizione delle grandi banche, le piattaforme di shopping online hanno sviluppato servizi di prestito e stanno utilizzando le transazioni e le informazioni personali dei loro clienti per creare punteggi di credito. Gli acquirenti su Alibaba e JD.com, possono convenientemente prendere in prestito piccole quantità, in genere meno di 10.000 yuan. Secondo Ant Financial, il 60% dei mutuatari in questa categoria non ha mai usato una carta di credito e sono proprietari di piccole imprese o attività commerciali  a lungo ignorati dalle banche.

Va altresì sottolineato come questo “prestito e-commerce” è intrinsecamente prudente, poiché i richiedenti devono essere clienti già noti alle grandi piattaforme di shopping.

Negli ultimi anni si assiste invece all’esplosione del credito peer-to-peer (P2P) ,  un sistema che permette di disintermediare la gestione del credito, mettendo in contatto due tipi di soggetti – prestatori e richiedenti – grazie a piattaforme tecnologiche e senza l’intervento di istituzioni finanziarie, come le banche.

In altri paesi, le aziende P2P prestano solitamente ai clienti online e ottengono finanziamenti da investitori istituzionali. In Cina si è ribaltato questo approccio dove le aziende P2P, attingono quasi interamente dagli investitori al dettaglio. Attualmente in Cina più di 4 milioni di persone investono su queste piattaforme. Ciò permette alle società P2P di suddividere i prestiti in piccoli blocchi, mettendo in gioco più investitori al fine di disperdere i rischi.

Ma dove investire i guadagni? Fino a poco tempo fa, i risparmiatori cinesi si trovavano di fronte a due opzioni per la gestione del loro denaro: custodirlo nei conti bancari, dove i tassi di interesse erano artificialmente bassi, ma sicuri; o puntare sul mercato azionario, con l’incertezza di un gioco d’azzardo. “Nel mezzo non c’era nulla”, afferma Huang Hao, vicepresidente di Ant Financial. Fintech ha aperto quella via di mezzo.

Il primo passo è stato nel 2013 il lancio di un fondo online da parte di Alibaba chiamato Yue Bao (o “tesoro nascosto”), un modo geniale che permette agli utenti di guadagnare interessi sui soldi nei loro account e-commerce.  Le opportunità di Yue Bao si sono rivelate molto più ampie, dal momento in cui il fondo offriva rendimenti in linea con il mercato interbancario, dove i tassi di interesse fluttuano liberamente. Ciò significava che i risparmiatori potevano ottenere tassi superiori di oltre tre punti percentuali rispetto a quelli offerti dalle banche. Yue Bao, nel primo anno e mezzo di vita, ha attratto 185 milioni di clienti dando 600 miliardi di yuan di asset in gestione. Nel 2014 anche Tencent ha lanciato Licaitong, una piattaforma di fondi online collegata a WeChat, e nel giro di un anno, aveva 100 miliardi di yuan in gestione.

 

Come valutare l’impatto del fintech in Cina?  La percentuale di guadagni è ancora bassa

 

La finanza digitale, se confrontato con il sistema finanziario cinese, è ancora del tutto minimo. I prestiti P2P rappresentato soltanto lo 0,8% dei prestiti bancari totali. Come sottolineato da Wei Hou, analista di Bernstein Research, “le imprese di fintech occuperanno meno di un ventesimo degli affari delle banche entro il 2020”. La potenza di fuoco in termini di capitali dei tradizionali istituti di credito, rispetto alle innovative piattaforme online, è di gran lunga superiore. Ma nonostante questi numeri bassi, la rivoluzione portata dalla fintech è percepibile sotto gli occhi di tutti. PEr prima cosa i portali di online banking delle banche tradizionali sono aumentati, ed il servizio stesso è migliorato

Ancora più importante, le banche stanno anche cambiando i loro modelli di business. Spinte in parte dai fondi di investimento online, si sono allontanati dalle loro radici di “deposito valigia”. La loro attenzione si è spostata sui “prodotti di gestione patrimoniale” (WMP), investimenti simili ai depositi che vendono ai loro clienti, spesso tramite app mobili. E le banche hanno imparato ad apprezzare i propri punti di forza: le reti di filiali; reputazione solida; e controlli del rischio. Banche e fintech hanno bisogno l’uno dell’altro. Se l’obiettivo iniziale della finanza digitale era quello di sfidare i tradizionali istituti di credito sul loro territorio, ben presto ci si è reso conto che le banche hanno vantaggi insuperabili, con le loro basi di finanziamento stabili a basso costo.

 

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