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La Cina vola alto nello spazio: nel mirino il primato della NASA

11/12/2017

Pechino crede che le sue ambizioni spaziali daranno una spinta alle imprese statali e private in Cina ristrutturando l’economia nazionale

 

“Spazio, ultima frontiera…” con questa iconica frase terminava ogni episodio della saga di Star Trek, il telefilm fantascientifico che per decenni ha incollato ai teleschermi milioni di telespettatori. Lo spazio, a modo suo, è stato al centro delle dispute dal dopoguerra ad oggi. Dagli anni 50 in poi, il binomio Stati Uniti-Unione Sovietica ha monopolizzato la corsa allo spazio. Con la cagnolina Laika e Yuri Gagarin Mosca sembrava sempre un passo avanti agli States, fino a quando Washington portò due cosmonauti a passeggiare sulla Luna.

Con la caduta del muro di Berlino il grande vuoto che circonda il nostro pianeta, ha comunicato ad affollarsi. Giappone, India, Australia, Canada ed Europa dalle loro basi di lancio hanno riempito lo spazio di satelliti. Negli ultimi anni un gigante è rimasto a guardare silente, ma adesso minaccia seriamente il monopolio spaziale di Russia ed America: la Cina. Pechino con il suo Dong Neng 3, insieme a Mosca e Washington, appartiene al club dei detentori degli “scudi spaziali anti-satelliti”. Nello specifico, in un ipotetico scontro tra potenze, l’Armata Popolare è in grado di interrompere la linea orbitale dei satelliti nemici, paralizzando di fatto i sistemi di intelligence e di navigazione. Il Congresso Americano, in un’audizione del 2016, arrivò a sottolineare come oramai il gap tra i tre paesi è totalmente assottigliato  e “in futuro la minaccia maggiore non arriverà dalla Federazione Russa, bensì dalla Cina”.

Sin dai tempi di Mao la Repubblica Popolare sognava la corsa allo spazio. Iniziato con sostegno di Stalin, il programma di Pechino si arenò con la crisi tra i due paesi, salvo poi riprendersi e lanciare in orbita nel 1970 il primo satellite. A partire dagli anni 80, grazie anche l’apertura di Deng Xiaoping, capitali e conoscenze straniere sono approdate oltre Muraglia riducendo il gap tecnologico che Pechino aveva in primis con il rivale russo. Ad oggi vanta centinaia di satelliti, militari e non, che nel concreto rendono possibile, tra le altre cose, la veloce connessione internet. Il sistema 4g e il nuovo 5g, senza il lancio di questi satelliti, non sarebbe stato possibile.

 

Ed ora Pechino punta al primato della NASA

 

Landers robotici, astronauti, stazioni orbitanti e laboratori su Marte e la Luna. Sembra fantascienza ma è la ferma volontà di Pechino. La corsa spaziale cinese oramai non è semplice competizione, ma necessita una riflessione più profonda perché tocca un progetto governativo ben più importante: la ristrutturazione economico-industriale del Paese.

L’Agenzia Spaziale Cinese ha già da qualche anno aperto ai privati la possibilità di cooperare a progetti simili al Blue Origin di Jeff Bezos o allo Space X di Elon Musk. L’obiettivo è sia incrementare quella sana competitività che è la madre del progresso, sia investire nel settore high-tech. Dietro tale ambizione vi è certamente una ricerca di un  prestigio e riconoscimento  internazionale, ma nella visione di Xi Jinping, la corsa allo spazio è una grande opportunità per risollevare e cambiare le grandi industrie di Stato. Ciò significa aprirsi all’industria 2.0, quindi investire nell’alta tecnologia come robotica, aerospazio, intelligenza artificiale e big data. Avere il primato in queste tecnologie significherà essere un passo avanti verso il futuro.

 

Se prima il programma spaziale cinese era una dimostrazione di forza, adesso è fonte di guadagno

 

Xi’an, capitale della Provincia dello Shanxi, è a tutti gli effetti il cuore pulsante dell’industria aerospaziale cinese. L’antica capitale dell’impero Tang, è oggi uno dei poli high-tech più importanti del Paese. Materiali compositi, fibre di carbonio, raffinazione per il propellente dei razzi, quasi tutto viene prodotto a Xi’an. Le fabbriche sono ovviamente off-limits, come segreto è il budget che Pechino destina ai suoi sogni spaziali, ma oramai grazie ai suoi ingegneri e al know-out straniero, la Cina ha raggiunto l’indipendenza di approvvigionamento dei materiali. Rimane aperto, in parte, il problema circa i macchinari per produrre tali materiali. Nonostante la Cina vanti un progresso tecnologico di tutto rispetto, soprattutto nel settore della macchine utensili, registra ancora un gap notevole. Non è quindi un caso che Pechino invii i suoi scout alla ricerca di possibili partner e l’Italia, con le sue ottime maestranze in fatto di alta tecnologia, è una degli interlocutori preferiti. Opportunità economiche anche per il nostro Paese, che tuttavia deve tenere conto delle limitazioni internazionali circa l’esportazione in Cina di determinati prodotti.

 

E la marcia degli “unicorni” cinesi verso lo spazio si fa sempre più numerosa

 

Attualmente la Repubblica Popolare vanta nei suoi confini oltre 40 “unicorni”, termine finanziario per indicare start-up con un capitale di almeno un miliardo di dollari. Questa lista è ora sul tavolo di Zhongnanhai e Xi Jinping in persona ha espresso il desiderio di avere un dossier più corposo nei prossimi anni. Ciò significa meno industria tradizionale, più high-tech. Pechino crede che le sue ambizioni spaziali daranno una spinta alle imprese statali e private in Cina. Ma quale è il legame tra il privato ed il pubblico? Sicuramente molto stretto, se non impossibile da decifrare in alcuni casi.

La presenza di queste start-up è per adesso fondamentale per capitalizzare e monetizzare la crescente capacità spaziale cinese. Inoltre il compito degli “unicorni” è guidare parte degli investimenti e dell’innovazione del settore al di fuori dei tradizionali programmi governativi. Un esempio è il settore missilistico. La promozione di un’industria di tipo commerciale consentirà alle società cinesi di commercializzare questa tecnologia  anche per i clienti stranieri, senza incorrere in contrasti con le norme e gli accordi internazionali che dissuadono i governi dal fare questo tipo di attività. Inoltre l’innesto delle conoscenze del settore privato, permetterà anche alle aziende di avere una maggiore libertà d’azione e, idealmente, di migliorare i progetti governativi.

 

Questi programmi fanno parte di una visione strategica globale

 

Oltre all’hardware per missili, la Cina sta anche pensando di incrementare notevolmente la spesa per i programmi di “scienze spaziali” che metteranno alla prova le imprese circa lo sviluppo di nuovi materiali, sensori e altre tecnologie. L’attuale piano quinquennale richiede già cinque importanti progetti di esplorazione spaziale. Questi includono un satellite alla ricerca della materia oscura lanciato nel dicembre 2015 e un satellite sperimentale per le comunicazioni quantistiche, lanciato l’anno scorso, che potrebbe portare a significativi progressi nelle comunicazioni e nella crittografia. “Questi programmi fanno parte di una visione strategica globale, deliberata ea lungo termine per la trasformazione economica e sociale”, afferma Alanna Krolikowski, ricercatrice post-dottorato presso il China Institute presso l’Università di Alberta. “Ciò che è necessario in realtà sono nuovi stimoli alla crescita, e quelli devono venire dai servizi, dall’innovazione, dall’essere essenzialmente un’economia che è più simile a un’economia industrializzata avanzata”.

Disparità di bilancio a parte, molti analisti con sede negli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per il fatto che la NASA stia frenando le sue ambizioni man mano che la Cina espande la sua impronta in orbita. Attualmente la Casa Bianca non si è espressa circa una ristrutturazione della NASA, ma Trump ha già espresso interesse nel cercare un nuovo “momento Kennedy”. Per ora Pechino, dall’alto dei suoi satelliti, rimane a guardare e continua indefessa la sua corsa.

 

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