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La costruzione della Cina 2.0 passa anche per gli stranieri

05/01/2018

 

Da oggi sarà più semplice ottenere visti decennali lavorativi

 

Pechino si prepara  diventare la calamita dei “cervelli in fuga”. Il Governo ha recentemente  approvato una modifica circa il rilascio dei visti decennali introducendo la categoria “talenti di alta gamma”. L’intenzione della leadership del Dragone è attrarre non solo scienziati e uomini d’affari, ma anche specialisti di ogni settore a lavorare in Cina.

Se guardiamo indietro, alla Cina degli inizi anni 80, un Paese uscito martoriato dalla Rivoluzione Culturale, sembrava impensabile che il Dragone accettasse “i diavoli stranieri” alla sua corte. Ma il rapido sviluppo e progresso tecnologico, nonché una rinnovata apertura del Paese, hanno riportato nuovamente il Paese di Mezzo al centro dello scacchiere internazionale. Ora il Dragone non chiude le porte, anzi le apre ancora di più invitando a collaborare alla corsa cinese.

Non deve sorprenderci tutto ciò. Nella storia cinese ricordiamo uomini di scienza e di lettere come Giovanni di Montecorvino, Matteo Ricci o lo stuolo di matematici che accorsi alla corte imperiale in epoca Ming, permisero non solo un dialogo tra culture, ma anche quello scambio di conoscenze e tecnologie fra mondi diversi che da sempre permettono lo sviluppo della storia dell’uomo.

 

Rilasciato a Pechino il primo “visto per talenti stranieri”


Per ora si potrà richiedere il nuovo visto presso il neonato Ufficio Statale per gli Esperti Stranieri a Pechino, ma fonti dell’agenzia Xinhua, hanno riportato che nuovi sedi di questa amministrazione verranno aperte nelle principali città del Paese. Come molti altri Paesi, la Cina ha una politica piuttosto rigida circa il rilascio dei visti lavorativi, ma il nuovo permesso decennale potrà essere esteso anche ai familiari più stretti del richiedente (marito,moglie o figli). Attualmente, la maggior parte degli stranieri che lavorano nella Repubblica Popolare ogni uno o due anni devono rinnovare il loro visto lavorativo. Ma con la nuova politica tutto sarà più semplice. I nuovi visti hanno lo scopo di espandere il pool di specialisti stranieri che lavorano in Cina, in particolare in settori come la scienza e la tecnologia, che Pechino considera la chiave per guidare la crescita economica della Cina 2.0.

 

Il nuovo secolo cinese ha bisogno delle conoscenze straniere

 

Che la Cina stia attraversando una grande crescita economica, è sotto gli occhi di tutti. Così come la sua rinnovata potenza ed interventismo sulla scena internazionale è sintomo di una rinnovata presa di coscienza del giusto ruolo e peso cui il Paese storicamente detiene nella sfera asiatica. Tuttavia, gigante cinese ha ancora un gap tecnologico importante in settori strategici quali aerospazio e alta tecnologia. Un dislivello che negli ultimi anni si è ridotto notevolmente. Pechino, ad esempio, crede che le sue ambizioni spaziali daranno una spinta alle imprese statali e private in Cina ristrutturando l’economia nazionale.

La figura di Xi Jinping e il nuovo concetto di “secolo cinese” hanno e stanno cambiando il Paese. Non più chiuso a riccio, ma aperto e con voglia di scoprire e conoscere. Come espresso ad ottobre nel Plenum del PCC, la trasformazione della Cina non è ancora conclusa del tutto. Negli ultimi anni Pechino è già intervenuta direttamente nel cambiare la struttura macroeconomica del Paese, ma in questo settore ha bisogno anche delle conoscenze straniere. Non per colmare il gap, quanto piuttosto conoscere quanto avviene oltre Muraglia.  

 

E la Cina ha tutte le carte in tavola per attrarre i “cervelli in fuga”

 

Dinamicità e una visione concreta del futuro sono le carte vincenti che possono spingere uno straniero a recarsi in Cina. D’altronde siamo tutti dei novelli Marco Polo dove la globalizzazione è la nostra via della Seta che può collegare alla velocità di un click mondi e culture diametralmente opposti. Chi potrà quindi ottenere il nuovo visto? Storicamente Pechino ritiene direttori aziendali o ricercatori, ed ovviamente Premi Nobel, quelle persone “altamente qualificate”, ma adesso anche studenti o persone comuni che tuttavia possono rendersi utili al progresso del Dragone, potranno richiedere il visto. L’iter, ovviamente, non sarà semplice, ma fonti interne governative promettono che sarà molto agevolato.

 

Shanghai la meta preferita degli stranieri in Cina

 

La nuova norma è quindi la conclusione di una più profonda revisione della politica del rilascio dei visti, un iter iniziato nel 2016 con un netto rallentamento del rilascio della carta verde cinese. Nel febbraio di quell’anno Pechino estese l’ammissibilità per la residenza permanente a stranieri che lavorano in settori più ampi rispetto ai soli dipartimenti o laboratori governativi coinvolti in “progetti nazionali chiave”. Di tutte le aree a livello provinciale in Cina, Shanghai ha il più alto numero di lavoratori stranieri, con oltre 200 mila occupati rispetto ai 24 milioni di cittadini che ogni giorno si recano nella metropoli cinese per lavoro. Un terzo di questi lavoratori stranieri è impiegato nel settore dei servizi, secondo le autorità locali. Un dato curioso? Nel 2016, il Giappone è stata la principale fonte di lavoratori stranieri a Shanghai, seguita dagli Stati Uniti e dalla Corea del Sud. Un paradosso se pensiamo che i rapporti diplomatici con questi tre Paesi non è mai stato dei migliori. Ma si sa, la concretezza e praticità tipica della cultura cinese, davanti ad un beneficio comune, ha sempre la meglio rispetto le divergenze.

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