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La favola di Jia Yueting al capolinea?

01/01/2018

L’uomo che voleva sfidare Netflix e Tesla indagato per non aver ripagato gli alti debiti

 

All’indomani delle turbolenze azionarie che investirono il Dragone nell’estate 2017, Pechino decise una stretta di vite sia sulla regolamentazione del proprio stock-market, sia nella lotta contro l’evasione fiscale. Come nella rigida campagna anticorruzione, il Presidente Xi Jinping promise di colpire “le piccole mosche e le grandi tigri”. Si può giocare tranquillamente sul mercato, purchè si rispettino le regole. Tra le reti del Ministero delle Finanze, è arrivato ora anche un pesce grande: Jia Yueting, numero uno del gigante tecnologico LeEco.

La parabola dell’imprenditore pechinese sembrava un sogno. Dopo aver creato la piattaforma di video streaming online Le.com nel 2004, si espanse nella produzione di smartphone, intrattenimento sportivo e persino auto elettriche. Il suo impero tecnologico , nella migliore delle ipotesi, avrebbe rivaleggiato contemporaneamente Netflix, Tesla e Apple.

Ma nell’autunno del 2017 il boccone amaro, la Procura Generale di Pechino intimò al manager pechinese di ritornare in patria entro la fine dell’anno per regolare il contenzioso con il fisco circa una sua società. Il Securities Regulatory Commission of China (CSRC), accusa Jia Yueting ed una delle sue aziende, la Leshi Internet Information & Technology Corp di non aver restituito il prestito ad interessi zero percepito con gli istituti di credito. L’azienda in questione, quotata alla borsa di Shenzhen, versa in condizioni finanziarie non buone, tant’è che le autorità di controllo hanno deciso di sospenderne le attività sul mercato azionario ad aprile 2017.

Da LeEco nessuna dichiarazione, ma domenica scorsa, la moglie di Jia, Gan Wei ha postato su Weibo uno status nel quale veniva riportato il suo ritorno a Pechino come consigliato dalle autorità cinesi”. Che sia una prima riconciliazione?

 

Jia Yueting è l’apice di un lungo corso di imprenditoria spregiudicata

 

Il caso di LeEco è l’ultimo di una lunga serie di società cinesi che hanno investito in maniera spregiudicata senza “curarsi delle conseguenze”, come tuonato dal Presidente Xi Jinping a luglio 2017. Dopo l’aver disinnescato lo scoppio della bolla azionaria nella scorsa estate, Pechino ha intensificato il controllo dei rischi finanziari sistemici nel paese, compresa la fuga di capitali quando le società continentali acquisiscono beni all’estero.

Fra queste il caso più eclatante è stato Wanda Group, il colosso industriale fondato dal miliardario Wang Jianlin, che è stato formalmente accusato di attività economiche illecite. Insieme al gruppo Wanda, è possibile annoverare grandi nomi dell’industria del Dragone come Anbang Insurance Group, Gruppo HNA e Fosun International, tutti finiti sotto il faro inquisitorio della China Banking Regulatory Commission. La commissione vuole far luce sulle modalità con le quali le banche hanno fornito prestiti e in particolare, su quali garanzie le società hanno presentato.

Per ora Jia Yueting si trincera negli Stati Uniti dove ha assunto la posizione di amministratore delegato di Faraday Future, una compagnia di auto elettriche con sede a Los Angeles che ha sostenuto finanziariamente. Tra le mosse avventate di Jia invise al governo cinese, c’è l’utilizzo delle sue azioni del gruppo Leshi per finanziare proprio le nuove iniziative di LeEco e Faraday Future.

Nonostante l’imprenditore si difenda dalle accuse sbandierando le sue dimissioni da ceo di Leshi nello scorso maggio, le autorità di Pechino hanno sottolineato come in realtà circa il 26% delle azioni della stessa azienda fossero ancora in mano al magnate. Un chiaro conflitto d’interessi. A dicembre, Jia è stata inserito nella lista nera governativa delle persone “screditate“, vale a dire tutti coloro che hanno subito sanzioni, divieti di viaggio, e restrizioni sul soggiorno negli hotel di fascia alta in Cina.

 

Nonostante l’intervento di Sunac China, LeEco ancora naviga in acque torbide

Nel 2016, la società ha fatto una grande spinta negli Stati Uniti, organizzando un evento di lancio appariscente a San Francisco dopo aver annunciato un accordo di acquisizione da 2 miliardi di dollari con il produttore televisivo statunitense Vizio. Un mese dopo questo lancio faraonico, l’imprenditore scrisse un appunto interno ai dipendenti in cui affermava che LeEco aveva difficoltà a reperire capitali sufficienti per tenere il passo con la sua rapida espansione.

Nei primi mesi del 2017, il colosso immobiliare Sunac China, ha gettato un’ancora di salvezza a LeEco, iniettando più di US $ 2,4 miliardi in finanziamenti nella compagnia. Nonostante la manovra, Jia ha ammesso che i problemi finanziari della società sono stati “più grave del previsto”, e di come fosse “necessaria una maggiore iniezione di liquidità”.

La missione di Pechino è creare un’imprenditoria morale

Xu Feng, uno dei più importanti avvocati cinesi in materia di diritto economico, intervistato dall’agenzia Xinhua ha dichiarato come “il governo potrebbe prendere misure eccezionali per far rimpatriare Jia Yueting”. La posizione dell’industriale “è infatti assai critica”, ha continuato il principe del foro di Shanghai, “questo perchè pone Jia Yueting nella posizione di moroso nei confronti dei suoi creditori”.

Il giro di vite Pechino sulla prevenzione delle crisi economiche sistemiche rientra nell’ottica più larga della riforma dell’intera imprenditoria cinese. Xi Jinping ha più volte sottolineato la sua volontà di dirottare il denaro “in investimenti strategici, senza perdersi in avventure finanziarie spregiudicate”. Nella volontà dell’inquilino di Zhongnanhai, vi è anche la volontà di una riforma non solo strutturale, ma anche morale dell’imprenditoria. Tornare quindi a quei valori di frugalità e risparmio, ma anche di accortezza e lungimiranza affaristica, che tradizionalmente fanno parte della cultura cinese.

 

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