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La rivoluzione dei trasporti in Cina vola in Europa e conquista il Vecchio Continente

29/10/2017

La digitalizzazione della Cina oggi arriva anche al settore dei trasporti urbani.

 

Dal prenotare un taxi via app per poi pagarlo direttamente con il telefono, fino alle migliaia di biciclette in sharing presenti in ogni spazio libero lasciato su un marciapiede. Questo è sicuramente uno dei cambiamenti più radicali della Cina negli ultimi anni ben visibile a chiunque scenda da un aereo in qualsiasi metropoli del paese. L’evoluzione dei trasporti urbani in Cina va alla velocità di un click, e le piattaforme di digital ed e-commerce continuano ad esserne un traino fondamentale. Prendiamo ad esempio Didi Dache (滴滴打车, letteralmente “Didi chiama taxi”) lanciata nel 2012 e capace in poco tempo di imporsi come standard nel gigante asiatico per quanto riguarda taxi ed autisti privati. Tra i punti di forza del colosso cinese risaltano la semplicità di utilizzo e l’integrazione con WeChat, uniti al carisma del CEO Lui Qing, figlia del fondatore di Lenovo. E i buoni geni spesso non mentono.

Didi Dache è cresciuto fino a diventare uno strumento imprescindibile per gli utenti, e un colosso con cui dover scendere a patti per avere una chance di operare in Cina. Esempio lampante è Uber, leader a livello globale nel trasporto privato, che non è però riuscito ad entrare nel mercato cinese. Dopo un timido tentativo nel 2013, e dopo aver perso ben 2 miliardi di dollari, la sede cinese dell’azienda di San Francisco è passata sotto il controllo di Didi, nel luglio 2016. Del resto, a seguito della fusione tra Didi Dache e il principale competitor locale Kuaidi Dache, Didi è arrivata a controllare l’80% di un mercato che conta più di 400 milioni di utenti. Ma la cosa non si ferma ai confini nazionali.

È notizia recente l’entrata nel mercato francese di Taxify, app competitor di Uber nata in Estonia nel 2013 e fortemente supportata con investimenti finanziari proprio da Didi. Con la presenza su Parigi, che ha seguito a ruota il lancio del servizio a Londra, l’azienda pechinese mette quindi un piede importante in un mercato europeo che solo oggi sta avviando una digitalizzazione a tappeto dei trasporti urbani. È un trend piuttosto visibile: se la leggendaria Tube di Londra ha lanciato un sistema contact less che permette di comprare il biglietto con uno swipe della carta di credito, Parigi ha già attivato nelle principali stazioni la possibilità di pagare il viaggio in metropolitana direttamente via WeChat, per i turisti cinesi.

 

Il “Paese di Mezzo” è diventato il paladino del trasporto green, anche fuori dai confini nazionali.

 

E sempre WeChat e i pagamenti via mobile hanno fatto la fortuna dei servizi di bike-sharing in Cina, che seppur tra polemiche e inefficienze, come biciclette abbandonate o rubate, ha rivoluzionato il modo di muoversi nelle metropoli del Dragone. La Cina è tornata ad essere il “paese delle biciclette” come descritto da Antonioni negli anni 70, al punto di rendere Shanghai la città leader mondiale del bike-sharing nel 2016. E non è un caso che, appena testato il mercato locale, i big player si siano subito mossi verso l’Europa, spostando quindi l’accesa competizione su scala globale. Parliamo principalmente di Mobike, molto vicina a Tencent, e OFO, che tra i finanziatori annovera Alibaba e Didi Dache. Mobike è presente a Singapore, in alcune città inglesi e in Italia, con Milano e Firenze. Mentre OFO ha mosso i primi passi all’estero in Australia ed oggi è presente in una serie di città strategiche in Europa, Milano compresa. Anche nelle strade del Vecchio Continente, dunque, la sfida sulla mobilità green e condivisa, ultima frontiera del trasporto urbano digitalizzato, pare sarà tutta cinese.

La corsa del Dragone non si ferma qua. La Cina ci tiene ad essere protagonista anche quando si parla di mezzi di trasporto decisamente più tradizionali: chi non conosce gli iconici taxi neri di Londra? La compagnia londinese, fondata nel lontano 1899, da qualche anno è completamente controllata dal gigante dell’automotive cinese Geely. E dal 2017 verranno messi in produzione proprio da Geely i leggendari black cab con motore elettrico. Anche la città di Torino ad inizio ottobre ha inaugurato la prima linea di autobus elettrici interamente “Made in China”. Un successo per il settore delle automotive del Dragone, se consideriamo che il capoluogo Piemontese è il quartier generale dell’Iveco e della Fiat. La Cina non sembra proprio intenzionata a rallentare: quale sarà la prossima fermata?

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