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La Via della Seta Marittima: una nuova globalizzazione

13/02/2018

 

Sulle orme degli esploratori cinesi per percorrere nuove forme di commercio internazionale

 

Più di 2000 anni Zhang Qian, messo dell’imperatore Han nei deserti dell’attuale Xinjiang, contribuì a costruire la Via della Seta, una rete di rotte commerciali che collegava la Cina all’Asia centrale e al Mediterraneo. È così che si è influenzato lo sviluppo dell’intera regione per centinaia di anni. Non a caso il nome include una delle esportazioni più importanti della Cina: la seta.

Questa strada è stata battuta da mercanti, uomini di scienza e avventurieri. Una via che racchiude in se l’essenza alla vocazione estera del Paese di Mezzo. Adesso, l’attuale leadership, ripercorrendo la storia dei grandi esploratori del passato ha messo in pratica uno dei programmi economici più importanti degli ultimi cento anni. Tutto finalizzato a percorrere nuove forme di commercio internazionale incentivando la globalizzazione e il dialogo tra Paesi.

Nel 2013, il presidente cinese, Xi Jinping, ha lanciato la proposta di creare un equivalente moderno, creando una rete di ferrovie, strade, condutture e reti elettriche che collegherebbero la Cina e l’Asia centrale, l’Asia occidentale e parti dell’Asia meridionale. Questa iniziativa, Belt and Road Initiative (BRI), è una “cintura” che comprende più che semplici connessioni fisiche. Mira a creare la più grande piattaforma al mondo per la cooperazione economica, compreso il coordinamento delle politiche, la collaborazione commerciale e finanziaria e la cooperazione sociale e culturale. Grazie alla discussione aperta adesso avviata, la BRI può creare benefici per tutti i paesi.

 

La Cina e il mare, un rapporto speciale che dura da epoca Ming

 

Alla cintura economica della Via Nuova Via della Seta si è aggiunta nel 2015 la Nuova via della Seta Marittima. Il progetto ha meravigliato gli esperti stranieri, ma il rapporto tra la Cina e il mare è di vecchia data ed il programma governativo, riprende in parte le grandi avventure dell’ammiraglio Zheng He. Nel XV secolo, l’allora imperatore Yongle mise a comando di una flotta gigantesca l’eunuco musulmano Zheng He. Scopo della missione: costruire basi commerciali ed esplorare gli oceani.

Le avventure di questo avventuriero aprirono la strada alla costruzione di una ragnatela commerciale marittima che collegava direttamente i porti del sud della Cina con le principali città dell’Oceano Indiano fino alla bocca del Mediterraneo.

Ebbene la via della Seta Marittima, si inspira in parte a questo grande personaggio. La nuova via commerciale disegnata da Pechino prevede tre percorsi via mare che collegano la Cina all’Europa, tramite il Golfo del Persico, il Mar Mediterraneo (attraverso l’Asia occidentale) e l’Oceano Indiano (attraverso l’Asia meridionale). Si prevede che la Via della Seta Marittima del XXI secolo crei collegamenti tra i corsi d’acqua regionali. Più di 60 paesi, con un PIL combinato di 21 trilioni di dollari, hanno ufficialmente concordato il loro interesse a partecipare al piano d’azione OBOR.

Come parte della sua strategia, la Cina sta sviluppando porti, strade, ferrovie in tutta l’Asia meridionale fino in Europa e in Africa. Uno dei porti principali è quello di Venezia, porta d’Europa all’Oriente, che può riprendere oggi come un tempo una funzione fondamentale nei commerci marittimi tra Italia e Cina, e connettersi al resto del mondo. Il Dragone non manca di sottolineare spesso l’importanza del rafforzamento della cooperazione marittima, scientifica e ambientale e di conseguenza economica durante le occasioni ufficiali, come accaduto in occasione del 19° Congresso Internazionale che ha visto i faraonici progetti di Xi sempre più concretizzarsi.

Il porto cinese di partenza della Via della Seta Marittima è Fuzhou, situata tra Hong Kong e Shanghai, che sta registrando, come tutta la sua regione, uno sviluppo a doppia cifra, e che ha anche ospitato a fine 2017 il Terzo Festival Internazionale del Turismo della Maritime Silk Road, al quale hanno preso parte anche rappresentanti di Venezia assieme agli oltre 300 delegati di 30 Paesi diversi. La capitale della regione Fujian, nel Sud-Est della Cina, sta investendo in importanti risorse per la promozione turistica di un territorio con enormi potenzialità. Il settore è quindi contemplato assieme a quello dei commerci come reale opportunità di sviluppo economico.

La rotta della seta marittima passa poi attraverso le province del Guangdong, Guangxi e Hainan prima di dirigersi verso lo Stretto di Malacca. Da Kuala Lumpur arriva a Kolkata e Colombo e ancora attraversa il resto dell’Oceano Indiano fino a Nairobi, da lì si sposta lungo il Mar Rosso fino al Mar Mediterraneo e infine termina in Italia, a Venezia. I paesi coinvolti nell’iniziativa investono alte aspettative nel progetto che riceve fondi da banche come l’AIIB, i BRICS, la SCO Development Bank, motivo per cui molti ritengono che i paesi più poveri come l’India dovrebbero essere coinvolti alle opportunità commerciali e non solo della BRI, e rientrare nelle “aree selezionate di cooperazione” come affermato da Manoj Joshi, giornalista e analista indiano della Observer Research Foundation (ORF).

Dall’altra parte, sebbene possa fornire alla Cina l’opportunità di ristrutturare la propria economia, il mercato del lavoro e gli investimenti all’estero, molte nazioni sviluppate sono state caute nell’intensificare ulteriormente lo squilibrio commerciale. Anche le dispute con i vicini nel Mar Cinese Meridionale non possono essere ignorate. La seconda nazione più popolata al mondo dopo la Cina è poi contraria alla via CPEC che viene sviluppata congiuntamente da Cina e Pakistan come parte della più ampia iniziativa della Via della Seta. L’India potrebbe aderire alla BRI tenendo presente la propria politica di “guardare ad est” attraverso il passaggio del Bangladesh, Myanmar, India, Cina. Il vicepresidente degli affari del popolo cinese Peng Keyu ha sostenuto il parere che il Primo ministro indiano Narendra Modi “sia un leader forte che dovrebbe unirsi a BRI in quanto la proposta riguarda l’economia e non la creazione dell’egemonia politica”.

A maggio 2017, la Cina ha ospitato il suo primo vertice BRI, che tra i diversi auspici del presidente Xi Jinping contemplava che anche i rapporti tra Stati Uniti e Cina potessero passare per le nuove Vie della Seta, in una visione ampia e globale che però non si è compiuta allo stato attuale.  Se si considerano anche i risvolti diplomatici e militari, si potrebbero aggiungere altri dubbi, ma ciò non basterebbe a bloccare l’avvio ad un nuovo processo di globalizzazione.

L’opportunità di accesso alla Cina è da considerare tra gli effetti immediati per i paesi dell’Iniziativa Belt and Road, l’Italia beneficia di un canale preferenziale per l’export dei prodotti più richiesti. Nel contesto di questo considerevole beneficio va considerato che i settori logistico e portuale – in cui operano 160.000 aziende italiane per un valore stimato di 220 miliardi di euro – avranno inevitabilmente “un effetto a cascata” su altri tipi di imprese come la costruzione navale, costruzione e produzione di trasporti in generale, secondo una osservazione dell’economista italiano Alessandro Terzulli. “Metterà in circolazione un sacco di risorse”, ha detto. “Se i porti italiani diventeranno strategici, ci renderà più competitivi.

Considerando l’ingresso oggi dell’iniziativa in una nuova fase, quella che rientra nelle riforme economiche già in corso, fortemente volute in Cina dal presidente Xi, la Nuova Via della Seta è un dato di fatto che modifica gli scenari e i giochi dei paesi coinvolti e non coinvolti.

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