“Last Hope” e “Flavors of Youth”: cresce l’industria cinese degli anime

21/11/2018

I big tech del Dragone foraggiano il settore dell’animazione, ma l’aiuto degli studios giapponesi è ancora indispensabile. Un mercato che nel 2017 ha generato un lordo di oltre 23 miliardi di dollari, ma la tendenza è tutta in salita. Ora gli anime “Made in China” approdano su Netflix

 

“Quando ero piccolo dopo scuola correvo a casa a vedere Dragon Ball, ancora ricordo la faccia attonita di mio nonno mentre mi fissava a vedere la televisione”, racconta Ye Chao, oggi grafico pubblicitario a Pechino. “Io sono nato nel 1992, nel pieno della politica della porta aperta, come voi in occidente, anche noi siamo cresciuti con gli anime giapponesi”.

La Cina con le sue politiche di riforma, non ha solo aperto le porte del paese al know-how straniero, ma ha spalancato le finestre delle case all’intrattenimento oltre Muraglia, in particolare quello proveniente dal Giappone. Come Ye, tanti sono i giovani cinesi diventati adulti guardando alcuni degli anime giapponesi più noti come Sailor Moon, Sakura, Yu-Gi-Oh o Naruto.

 

Ad oggi la Cina cerca di affermarsi anche nel mercato dell’animazione, con buoni successi, ma la strada è ancora in salita e la vetta assai lontana, parola di Zhang Hongchang.

 

Tra questi “post 90” vi è Zhang Hongchang, sconosciuto ai più in occidente, ma è uno dei mangaka e direttori di anime cinesi più apprezzati a livello nazionale, oltre che nel Paese del Sol Levante. L’ultima fatica di Zhang, mandata in onda da Tencent Video, ha raccolto un pubblico di quasi 200 milioni di spettatori.

Zhang guida oggi quel manipolo di artisti che prova a trovare una “via cinese” all’animazione del Dragone. Tuttavia il mangana non è soddisfatto del risultato. “Tanta è ancora la strada da fare, ma abbiamo sicuramente cominciato a percorrere un percorso virtuoso”, ha dichiarato recentemente in un’intervista.

 

©Sohu.cn. Big tech dell-industria del gaming online come Tencent stanno supportando la nascente industria d’animazione cinese.

 

Punto di svolta dello sviluppo del settore dell’animazione cinese è arrivata qualche anno fa, quando nel 2015 Pechino ha permesso anche a realtà straniere di partecipare all’iter di progettazione di anime e cortometraggi. Immediatamente le major del Dragone si sono rivolte al Giappone e alla sua esperienza nel settore.

Il quale ha risposto positivamente alla sfida, fiutando anche i grandi sbocchi commerciali da una collaborazione con gli studios cinesi. Last Hope e Flavors of Youth sono gli ultimi esempi della – quasi – maturità dell’industria d’animazione cinese e degli sforzi congiunti.

 

Una Cina romantica, nostalgica che descrive le preoccupazioni dei giovani cinesi di oggi. Questo è Flavours of Youth, un ottimo prodotto di animazione che ha conquistato non solo le sale cinematografiche giapponesi e cinesi, ma è ora possibile vedere su Netflix.

 

Il lungometraggio animato è frutto della produzione della Haoliners Animation di Shanghai e della storica casa d’animazione nipponica CoMix Wave. Flavours of Youth è un lungometraggio suddiviso in tre storie indipendenti: Spaghetti di riso, Una piccola sfilata di moda e Amore a Shanghai.

Ciò che ha colpito il pubblico è stata la capacità di mettere in scena tutte quelle questioni che, in qualche modo, riguardano la società cinese di oggi. In Spaghetti di riso si racconta la storia di un giovane che, lasciata la sua provincia natale per Pechino, sente nostalgia di casa. E solo il sapore degli “spaghetti di riso” che trova in un anonimo ristorante della capitale, pietanza che mangiava da giovane, lo fa ritornare indietro nel tempo allietando la propria tristezza.

 

©Haoliners Animation. Fermo immagine di “Flavours of Youth”. Nell’episodio “Amore a Shanghai” la città viene rappresentata in maniera pressoché realistica.Indice di come la tecnica animata stia crescendo.

 

Una storia comune a molti giovani che, lasciate le aree rurali, si recano in città in cerca di fortuna e contribuire al “miracolo economico” del Dragone. Ma la pressione sociale e l’impatto con una realtà così diversa da dove si è cresciuti, genera un senso di angoscia e frustrazione che molti giovani di oggi hanno realmente vissuto.

In Amore a Shanghai, invece, viene messa sul teleschermo una società che non c’è più. Dove invece degli smartphone, si utilizzavano delle cassette con incisi dei messaggi audio. Qui, anche con una certa denuncia, si racconta una realtà passata, inghiottita oramai dalla modernità e velocità economica. Chi dice che il progresso è positivo? 

 

 

©Xiamen Skylong. Last Hope ha colpito il grande pubblico per la sua avvincente storia nonché i realistici disegni di una futuristica Chongqing, chiamata Neo Xianglong nell’anime.

 

Di diverso stampo Last Hope. Non un lungometraggio, ma una vera serie anime che ha tenuto incollati milioni di telespettatori . In un futuro post-apocalittico, dove ibridi formati da macchine e animali hanno dato vita a bestie feroci, la sopravvivenza della razza umana è in mano ad un manipolo di uomini, capitanati dalla città di Neo Xianlong. Quest’ultima altro non è che la rappresentazione “animata” della metropoli di Chongqing.

Il prodotto è frutto della collaborazione tra la Xiamen Skylong e il nipponico Satelight, uno dei primi studios al mondo ad utilizzare tecnologia digitale nel settore dell’animazione. E il salto qualitativo è pressoché riconosciuto dalla calorosa accoglienza di pubblico.

 

Flavours of Youth e Last Hope sono sicuramente prodotti di qualità. Tuttavia, nonostante i progressi “l’industria d’animazione cinese continua a dimostrare di essere acerba”, questo il j’accuse di Li Leilei, docente della Shenzhen University. La sfida è capire cosa vuole il pubblico.

 

Effettivamente, il mercato dell’animazione nazionale è ancora fortemente influenzato dal Giappone. Certamente non mancano eccellenze, ma la generale mancanza di originalità e creatività è uno dei motivi per cui la Cina è in ritardo rispetto al suo vicino.

“I produttori di animazione devono produrre alta qualità funziona, invece di imitare o copiare altre opere con alte similitudini”, ha detto Hu Jianping, amministratore delegato di Electronic Soul. “Quando ho iniziato, copiavo cartoni animati giapponesi, ma lentamente ho avuto il mio stile”, ha detto Zhang Hongchang.”Ho dovuto passare molto tempo a capire il mercato cinese e cosa volevano i lettori di fumetti cinesi”, ha dichiarato il mangaka cinese.

 

©视觉中国. Tra i manga che hanno aperto la nuova strada del fumetto cinese vi è “Blade of the Guardians” del maestro Xi Xian Zhe. Un prodotto dove fantasia e cultura cinese si mixano alla perfezione.

 

I giganti della tecnologia cinese come Tencent, Baidu e NetEase, che de facto stanno alimentando a suon di investimenti il settore, stanno cercando di capire la stessa cosa, ma a giudicare dai prodotti come Last Hope e Flavors of Youth, la strada intrapresa è quella giusta. In entrambi gli anime il pubblico crea infatti un legame di “simpatia” – nell’accezione greca del termine – con i protagonisti. In Last Hope, ad esempio, non viene solo riportata graficamente una futuristica Chongqing, ma anche piatti come la hot-pot o il mapo doufu hanno qui il loro spazio

Inoltre una parte della formula vincente è stato quindi l’uso di temi o storie tradizionali cinesi. La vicinanza e conoscenza dei personaggi da parte del grande pubblico, può essere una buona strategia. Anche la narrazione di questioni sociali attuali, come nel caso di Flavors of Youth, ha permesso all’anime “Made in China” di guadagnare credibilità. Elevandosi a volte anche a strumento alternativo di denuncia.

 

Ed il miglioramento della qualità in termini di arte e narrazione, ha contribuito al mercato cinese di fumetto e animazione di raggiungere oltre 23 miliardi di dollari di fatturato lo scorso anno.

 

Numeri alla mano, la Cina è ancora indietro a mercati quali quello giapponese e americano, ma sta recuperando. Il Giappone è il primo produttore di animazione, mentre gli Stati Uniti dominano in termini di vendite. Tuttavia girando per il China International Cartoon and Animation Festival (CICAF) di Hangzhou quest’anno, si è avuta la percezione di come il Dragone abbia messo piede sull’acceleratore.

Per le aziende cinesi, infatti, lo sviluppo di serie e personaggi avvincenti potrebbe anche aprire nuove opportunità commerciali. Non solo a livello di merchandising. “Per farlo funzionare devono esserci buone storie, buona produzione e contenuti che possano entrare in risonanza con i consumatori”, ha dichiarato Xu Zhiwei, responsabile del settore animazione e fumetto di Tencent.

 

©视觉中国, Cosplayer all’IDO ACG Carnival di Pechino di quest’anno. Tanti i giovani che spendono denaro in articoli quali gadget e altro merchandising.

 

Ed è proprio il colosso di Shenzhen ad essere in prima linea nello scoprire nuovi talenti ed alimentare il settore. Tencent sta infatti già riscontrando un successo che potrebbe aiutare l’azienda a mantenere una rapida crescita leadership in un campo assai remunerativo.

La società di gaming-to-social ha infatti  acquistato i diritti di “Fox Spirit Matchmaker”, fumetto che descrive il rapporto conflittuale tra umani e demoni, creato da un artista, al tempo semi sconosciuto, chiamato Xiao Xin. Dal fumetto è stata poi sviluppata una serie animata che è stata vista più di 3 miliardi di volte, ha detto Tencent, rendendolo uno dei più grandi successi di animazione di Tencent Video.

 

Tushan Susu, il personaggio principale dell’anime, è apparso addirittura in uno spot pubblicitario per la catena di fast food KFC. Tencent sta ora cercando di creare una serie televisiva e un videogioco utilizzando proprio i personaggi di “Fox Spirit”.

 

Aziende come Tencent, stanno cercando di attaccarsi ad una sottocultura che si è sviluppata a partire dagli anni 90, è in aumento ed è guidata da una giovane generazione che ha grande interesse per il mondo dell’animazione e dei fumetti. Non solo, questi ragazzi sono anche più ricchi dei loro genitori e hanno denaro da spendere. Senza contare che nel Dragone si sta affermando anche una cultura cosplay. 

“I giovani, in particolare i post-2000, sono molto disposti a spendere soldi per comprare merchandising legato al mondo animato o del fumetto”, ha detto Geng Danhao, vicepresidente di iQiyi, piattaforma di streaming online di Baidu. I millennials del Dragone spendono anche circa 2000 euro all’anno in t-shirt, figurine di plastica e altri gadget. Passeggiando per il Surugaya store di Tokyo, quasi il 50% della clientela è cinese. Ragazzi che o per studio o per vacanza si recano in Giappone e, perchè no, fanno acquisti dei loro anime e manga preferiti.

Sicuramente rimane il gap con i grandi studios nipponici circa la qualità narrativa e grafica, ma l’industria dell’animazione è in crescita. Anzi, i manga stampanti in Cina oramai sono arrivati anche sugli scaffali occidentali e già ci sono molti lettori pronti a scoprire questi nuovi mangaka.

 

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