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Le città di seconda fascia: la nuova colonna portante dell’economia cinese

02/10/2017

 

In un futuro non molto lontano più di metà dei ricchi cinesi sarà nelle città di seconda fascia

 

Avendo una scala di grandezza quasi continentale, la Cina è un Paese che non è semplice da approcciare, senza parlare del fatto che la “vera” Cina è molto più ricca ed eterogenea di quanto un normale viaggiatore occidentale possa pensare. Tutte considerazioni che quando ci immergiamo nel mercato cinese dobbiamo ben tenere a mente. Statistiche governative – riportate anche dal blog Vivere Liquido da sempre in prima linea nel raccontare la realtà urbanistica cinese – stimano che entro il 2022 si registrerà un incremento del 56 % dei consumi nelle aree urbane e la classe media  costituirà circa 54% della popolazione cinese residente nelle città. Ma cosa sta cambiando all’interno del Paese? Storicamente il governo centrale distingue le grandi città in tre categorie a seconda del PIL: agglomerati di prima, seconda e terza fascia. Città come Pechino, Shanghai o Hangzhou sono metropoli di prima fascia, ma oggigiorno, grazie anche ai nuovi incentivi statali, le megalopoli delle altre due categorie stanno spingendo la rivoluzione economica strutturale e dei consumi del Paese di Mezzo. In che settori spende il consumatore cinese residente in queste nuove e moderne city finanziarie? Le stime parlano chiaro, i buyer residenti nelle città di seconda e terza fascia sono particolarmente attratti da tre settori: abbigliamento, ristorazione ed istruzione.

 

Città come Chongqing e Suzhou sono il nuovo motore dell’economia cinese

 

In città di seconda fascia come Chongqing e Suzhou si registrano percentuali elevate di acquisti di beni e servizi, rappresentando de facto il nuovo motore di sviluppo per l’economia cinese. Ma il panorama cui ci troviamo davanti è complesso e molto eterogeneo. La letteratura ha altresì sottolineato come le città di seconda fascia rappresentano il futuro del mercato cinese e allo stesso tempo una speranza per i tanti imprenditori, anche italiani, che intendono far breccia in piazze ancora vergini. C’è posto per tutti, non solo per le imprese. La Cina è ormai divenuta un polo d’attrazione importante anche per quei giovani laureati e ricercatori stranieri che siano interessati a provare una nuova esperienza, a vedere riconosciute le proprie qualità e a vivere in ambienti dinamici e in pieno sviluppo, possono considerare le città di seconda fascia come una grande opportunità di crescita professionale e personale. Per questo motivo città come Xiamen nel Fuijian, Chengdu situata nel Sichuan o l’incantevole Shenyang nel Liaoning sono la colonna portante, i cavalli di razza, della corsa delle città di seconda fascia che nulla hanno a che invidiare ai grandi centri urbani più noti.

In un recente editoriale multimediale  targato South China Morning Post, uno dei più importanti ed autorevoli quotidiani del Paese, prendendo in esame oltre seicento città cinesi, si afferma che esse si possono dividere in quattro “tier”, o quattro diversi livelli, rivoluzionando di fatto la tripartita divisione del Governo Centrale. Questo modello è in realtà spesso preso in considerazione dagli stessi economisti di Stato ed esperti di settore per studiare le dinamiche di sviluppo e di crescita delle città della Repubblica Popolare. Il sistema è anche largamente in uso tra gli analisti per definire le abitudini dei consumatori, i livelli di reddito, la politica e i trend locali per meglio adattare le strategie di investimento e di ricerca alle condizioni locali. La classifica redatta dal quotidiano cinese prende in considerazione tre principali categorie di classificazione dei “tier”:  quella del PIL della città, il livello amministrativo e la popolazione urbana. Sommando insieme questi dati e valutando a sua volta l’importanza delle diverse variabili abbiamo i risultati dello studio sopracitato.

 

Uno sviluppo legato a doppio filo con la storia e la geografia del Paese di Mezzo

 

È interessante notare come le città di prima fascia nella classificazione del South China Morning Post siano strategicamente distribuite in modo uniforme, corrispondente ad ogni zona cruciale dello sviluppo economico cinese. Questo non deve sorprenderci dal momento che allorquando la Cina decise di abbracciare il suo “nuovo corso”, il Governo individuò prima delle aree strategiche dove incentivare lo sviluppo. Per quanto riguarda le città di seconda fascia, invece, esse sono concentrate maggiormente lungo il Fiume Yangtze, mentre il Nord e il Sud del Dragone possano contare solo su sette città a testa. Che sia un semplice caso? Può darsi, sicuramente è un segnale di come la divisione sul territorio sia del tutto eterogenea, ma sta di fatto che città come Chongqing, Chengdu, Suzhou ed altre stanno diventando la nuova colonna portante dei consumi cinesi grazie anche all’impegno del Governo nel promuoverne le infrastrutture e l’urbanizzazione.

 

 

 

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