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L’Europa copia la diplomazia di Pechino?  Al varo la “BRI” dell’Unione Europea

20/09/2018

Fino a qualche tempo fa in Occidente venivano copiate le feature di WeChat poi si è passati alla tecnologia dual-sim ed infine anche alla politica estera. La Commissione targata Juncker da il via al piano per una miglior connessione Asia-Europa, ma il programma si ispira alla BRI cinese. Ed anche in Africa sembra fare lo stesso

 

 

Ad inizio settimana la Commissione Europea ha dato al via una nuova strategia politica che potrà meglio connettere e collegare il Vecchio Continente e l’Asia. Nel nuovo piano redatto dalla Commissione, si legge, gli organismi europei ed ovviamente gli stati membri si impegneranno a creare e formare una connettività sostenibile e completa, che de facto guiderà la politica estera dell’Unione rispondendo in maniera positiva alle sfide globali cui il Vecchio Continente è tenuto ad affrontare.

A muovere il progetto sarà il “principio di connettività” ed “inclusività”, riconoscendo ovviamente che il continente asiatico è composto da diverse regioni che ospitano paesi i cui sistemi economici e livelli di sviluppo sono del tutto eterogenei.

Ecco quindi che le azioni di investimento a marchio europeo saranno a livello di infrastrutture, energia ed ovviamente digitale e high-tech. L’obiettivo, si legge nel pamphlet, “è quello di collegare meglio l’Europa e l’Asia attraverso reti fisiche e non fisiche in modo da rafforzare la resilienza delle società e delle regioni, facilitare gli scambi, promuovere l’ordine internazionale basato sulle regole e creare strade per un futuro più sostenibile ea basse emissioni di carbonio”.

 

Tutto molto interessante e ottimo, se non fosse che il piano sia quasi del tutto speculare a quello della “Belt and Road Initiative” di Xi Jinping. Molti tecnici, cinesi e non, hanno fatto notare questa particolarità del piano dell’Unione, ma non era stata la stessa Unione europea ad essere preoccupata nei mesi scorsi per la presenza “troppo cinese” nel progetto BRI?

 

Se l’orgoglio del Vecchio Continente è stato ferito dal protagonismo cinese, i tecnici europei sono corsi ai ripari semplicemente copiando – almeno in gran parte – il programma economico del Dragone. Qualche mese fa erano proprio stati alcuni ambasciatori a sollevare qualche preoccupazione circa la trazione “troppo cinese” del progetto BRI. Meglio quindi farne uno uguale.

Tuttavia, sorvolando su ogni contraddizione e cortocircuito di gattopardi europei spinti da una grandeur di anacronistica memoria, la comunicazione della Commissione è un’ottima notizia per Pechino, impegnata ormai in un – assurdo – braccio di ferro con Donald Trump.

Il nuovo piano di Juncker sarà infatti motivo di discussione al prossimo vertice ASEM – Asian European Meeting – ad ottobre. Sicuramente il piano troverà i consensi della Cina, la quale vedrà la decisione europea come in un’ottica di avvicinamento non solo degli stati emergenti asiatici – in particolare di economie importanti come quella del Kazakistan o della Cina stessa – al Vecchio Continente, ma  un avvicinamento alla stessa linea diplomatica di Pechino.

 

Ma l’ispirazione cinese alla politica estera europea non si ferma soltanto a questo. Sempre nei giorni scorsi l’Alto Rappresentante per la politica estera comunitaria Federica Mogherini, ha annunciato un piano di partnership e sviluppo congiunto Europa-Africa.

 

Anche in questo caso gli esperti hanno notato il singolare tempismo cui la Commissione ha annunciato il suo piano. La dichiarazione di Mogherini arriva infatti a ridosso di pochi giorni dalla conclusione del summit Cina-Africa, dove Pechino ha proposto importanti investimenti.

Il nuovo piano redatto dalla Commissione, il cosiddetto “Africa – Europa Alliance for Sustainable Investment and Jobs” è un pacchetto di riforme ed iniziative che, secondo quanto espresso il 14 settembre scorso dall’Alto Rappresentante Mogherini “porterà alla creazione di 10 milioni di posti di lavoro in Africa nei prossimi 5 anni”.

In realtà il programma non è una novità. Questo è il risultato del dialogo intrapreso l’anno scorso ad Abidjan tra Lega Africana ed Unione Europea, ma dopo un primo impasse, nell’estate la svolta. Che la troppa penetrazione cinese nel continente africano abbia smosso le acque? Probabile.

 

Federica Mogherini ha sottolineato come “l’UE è il principale partner commerciale dell’Africa, che rappresenta il 36% degli scambi di merci per un valore di 243,5 miliardi di euro e l’UE rimane il mercato più aperto al mondo per le esportazioni africane”. Un chiaro segnale alle nazioni africane quasi per richiedere di non lasciarsi incantare dalla rossa bandiera cinese.

 

Ma anche in questo caso le parole dell’Alto Rappresentante sono risuonate quasi all’unisono con quelle pronunciate qualche giorno fa a Pechino da Xi Jinping. Anche nel suo intervento Mogherini ha richiamato “la nascita di una partnership di pari livello” dal momento in cui “l’Africa è il continente più vicino all’Europa , a soli 14 chilometri dalle nostre coste”

Ed ancora “il nuovo dialogo Europa-Africa si concentrerà sul potenziale economico della mobilitazione del settore privato. Proseguiremo inoltre l’obiettivo di sbloccare gli investimenti privati ​​ed esplorare le enormi opportunità che possono portare benefici per le economie africana ed europea, concentrandosi sul lavoro per i giovani”.

Parole che abbiamo sentito già a Pechino per bocca del Presidente Xi Jinping. Che l’Europa si sia accorta – forse in tempo – che oramai la Cina corre e bisogna stare al passo con chi, stando così le cose, sarà il prossimo alfiere della globalizzazione? Molto probabilmente si.

 

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