fbpx

‘Made in China’, famiglie USA preoccupate dalla guerra dei dazi

06/04/2018

 

I prezzi di molti prodotti per il mercato americano potrebbero schizzare alle stelle dopo le tasse imposte da Trump

 

 

Lo scontro CinaUSA sui dazi sta animando il settore economico mondiale; ma non solo. Secondo un sondaggio de Il Quotidiano del Popolo, infatti, le famiglie americane sperano in una riappacificazione tra le parti, visto il grande consumo di prodotti provenienti dal paese asiatico. Persino il New York Daily News ha specificato come i 60 miliardi di tassazione imposta alla Cina da Trump possano influenzare le famiglie statunitensi.

I numeri confermano la tesi: oltre il 41% degli abiti, il 72% delle scarpe e addirittura l’84% dei prodotti da viaggio presenti nel mercato USA sono fabbricati in Cina. Un esempio concreto può essere fatto con i prodotti delle recente Pasqua, dove uno statunitense ha potuto acquistare un uovo di cioccolato a meno di $ 15, ma con la scritta ‘made in China’.

Spostandosi sul campo della tecnologia, un cavo originale Apple da un metro sfiora quasi i $ 20, mentre lo stesso prodotto fabbricato in Cina non andrà oltre $ 8. Questi prodotti, che potrebbero presto abbandonare il mercato a stelle e strisce, non sono commercializzati sollo da catene a basso prezzo come Walmart, ma anche da giganti del settore come Amazon o Ikea.

 

 

Gli scenari potrebbero essere scabrosi, con ripercussioni anche sul mondo del lavoro

 

 

Se la guerra dei dazi tra USA e Cina non trovasse una soluzione, a rimetterci per prime saranno certamente le famiglie statunitensi a basso reddito, come confermato anche una ricerca condotta dal Peterson Institute for International Economics (PIIE), un’istituzione di ricerca privata statunitense.

Stati Uniti Global Partners (USGP), una società internazionale di consulenza commerciale con sede negli USA, rivela che le cose potrebbero andare male anche per alcuni lavoratori statunitensi. La tassa su acciaio e alluminio proveniente dalla Cina potrebbe creare circa 26.000 nuovi posti di lavoro, ma c’è il rovescio, pesantissimo, della medaglia. A questi, infatti, vanno confrontati i quasi 500.000 dipendenti delle industrie collegate che perderanno il lavoro a causa dell’aumento dei costi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *