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Di Maio nomina l’ambasciatore Sequi capo di Gabinetto

09/09/2019

 

L’ex ambasciatore in Cina è stato tra gli artefici dell’adesione italiana alla nuova Via della Seta

 

Di Maio continua a coltivare i rapporti tra Roma e Pechino anche da ministro degli Affari esteri. Appena insediatosi alla Farnesina ha nominato ambasciatore italiano in Cina Ettore Francesco Sequi. “Durante il mio mandato da ministro dello Sviluppo economico ho voluto fortemente che l’Italia aderisse alla Via della Seta, una nuova, grande occasione per le nostre imprese”, dichiara.

“È stato solo uno dei tanti progetti a cui ha lavorato l’ambasciatore Ettore Sequi, durante la sua lunga carriera. E per me sarà un onore averlo come capo di gabinetto alla Farnesina.”, ha continuato a spiegare il Capo politico del Movimento 5 Stelle, ricordando il memorandum d’intesa sulla Belt and Road.

L’accordo era stato siglato da Di Maio stesso lo scorso marzo in occasione della visita del presidente Xi Jinping in Italia.

 

La nomina può essere incisiva all’avvicinarsi del 2020, perché Italia e Cina celebreranno 50 anni di relazioni diplomatiche. L’ambasciatore originario di Ghilarza terminerebbe il proprio mandato a Pechino il prossimo marzo. Il suo lavoro è stato particolarmente apprezzato dalle imprese, tanto che negli ultimi mesi si è ipotizzato che potesse essere riconfermato nel ruolo o che potesse restare ancora per uno o due anni in più, prassi non comune alla Farnesina.

La nomina è stata ufficializzata il giorno successivo alla nomina di Di Maio agli Esteri. Nel raccontare la nascita del nuovo governo l’agenzia di stampa cinese Xinhua ha sottolineato la mancanza di esperienza dell’ex ministro dello Sviluppo economico per il ruolo, i richiami e i commenti sono stati poi cancellati.

 

La chiamata da parte del nuovo Ministro degli Esteri dell’Ambasciatore a Pechino come segretario generale è in realtà un chiaro segnale di mano tesa a Pechino. I rapporti tra Italia e Cina non potranno che uscirne ancora più saldi.

 

Intanto in Italia si è insediato il governo, all’interno dei ministeri è scattata la corsa alla successione della presidenza. E per l’incarico al ministero dell’Economia, affidato a Luigi Carbone, non si esclude un possibile ritorno di Roberto Garofoli, dimessosi lo scorso dicembre dopo ripetuti scontri con la maggioranza pentastellata.

Con Alessio Rivera, direttore generale del Tesoro, e all’allora Ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco, Garofoli si era scontrato con l’ala grillina del governo. I tecnici del ministero, per via delle loro obiezioni sulle coperture dei provvedimenti, erano stati additati dai 5 stelle come il freno alle riforme che i giallo-verdi intendevano portare avanti.

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