Non solo Alibaba o Tencent, un viaggio tra start-up e tech company di maggior successo del Dragone

26/06/2018

La Cina spinge per il progresso tecnologico, ma quali sono le nuove realtà da tenere in considerazione? Tra telefonia ed auto elettriche, il “Made in China” comincia ad essere realmente competitivo. Tante le novità

 

Da “fabbrica del mondo” a polo tecnologico di prim’ordine. E’ questa la linea guida dettata dalla presidenza Xi Jinping. Tra sovvenzioni statali ed agevolazioni, il tech cinese non sembra subire i contraccolpi di una – alquanto anacronistica – guerra commerciale con gli States.

Pechino ora può sedere sul tavolo delle grandi realtà tecnologiche del pianeta. Nonostante l’ancora esistente gap con i principali player internazionali, i parchi tecnologici della capitale, di Hangzhou o Shenzhen – solo per citare alcuni poli produttivi – non hanno niente da invidiare con quelli presenti nella Silicon Valley.

 

Cinquanta sono le compagnie il cui fatturato si aggira o supera il miliardo di dollari: Ant Financial è l’apripista, ma tante sono le realtà interessanti da tenere sotto osservazione.

 

Quando parliamo di prodotti cinesi, la mente balza a merce di poco prezzo e dalla dubbia qualità. Realtà che oramai si è capovolta quasi del tutto. Per fare solo un esempio il gigante della telefonia Huawei, è oramai un marchio la cui affidabilità e garanzia sono riconosciute ovunque. Stesso dicasi per il colosso degli elettrodomestici Midea.

Ma quando parliamo di start-up e tech company, Ant Financial è il nome che troneggia. Il braccio “finanziario-tecnologico” di Alibaba, prima start-up del settore con una valutazione di 150 miliardi di dollari.

Ant Financial non gestisce solamente i pagamenti tramite Alipay, ma è a capo anche di Sesame Credit, la piattaforma di microcredito più importante e di successo della Repubblica Popolare.

 

Dal prenotare un taxi via app per poi pagarlo direttamente con il telefono, fino alle migliaia di biciclette in sharing presenti sui marciapiedi, la digitalizzazione della Cina arriva anche ai trasporti urbani.

 

Questo è sicuramente uno dei cambiamenti più radicali della Cina negli ultimi anni ben visibile a chiunque scenda da un aereo in qualsiasi metropoli del Dragone. L’evoluzione dei trasporti urbani in Cina va alla velocità di un click, e le piattaforme di digital ed e-commerce continuano ad esserne un traino fondamentale.

Prendiamo ad esempio Didi Dache (滴滴打车, letteralmente “Didi chiama taxi”) lanciata nel 2012 e capace in poco tempo di imporsi come standard nel gigante asiatico per quanto riguarda taxi ed autisti privati.

Didi Dache è cresciuto fino a diventare uno strumento imprescindibile per gli utenti, e un colosso con cui dover scendere a patti per avere una chance di operare in Cina. Esempio lampante è Uber, leader a livello globale nel trasporto privato, che non è però riuscito ad entrare nel mercato cinese.

Dopo un timido tentativo nel 2013, e dopo aver perso ben 2 miliardi di dollari, la sede cinese dell’azienda di San Francisco è passata sotto il controllo di Didi, nel luglio 2016. Del resto, a seguito della fusione tra Didi Dache e il principale competitor locale Kuaidi Dache, Didi è arrivata a controllare l’80% di un mercato che conta più di 400 milioni di utenti. Ma la cosa non si ferma ai confini nazionali.

 

Il Paese di Mezzo guida la rivoluzione dei trasporti green, dalla città di Shenzhen i cui mezzi pubblici di superficie sono interamente elettrici ai normali cittadini, le auto elettriche conquistano la Cina: NIO e BAIC sono le aziende leader del settore.

 

Tante sono le realtà tecnologiche cui abbiamo parlato anche sul nostro giornale. Da Mobike ad Ofo, da Pinduoduo ad IQiyi, per passare a Xiaomi o JD Logistic, tutte queste aziende sono oramai importanti realtà che hanno già tracciato il cammino da intraprendere verso un nuovo modello economico.

Un modello che avrà anche bisogno di innovativi mezzi di trasporto che riducano le emissioni di CO2 e che sensibilizzano la popolazione sulla questione ambientale. Stiamo parlando di NIO e BAIC, i due giganti cinesi dei trasporti elettrici.

NIO (蔚来汽车), con oltre 4 mila dipendenti e 19 sedi sparse in tutto il mondo è ciò che gli esperti del settore hanno soprannominato “Tesla cinese”. Questo perché i progetti avveniristici e il design accattivante delle vetture ricordano l’audacia della casa di Elon Musk. Ma attenzione, non è affatto il doppione.

Il concept di NIO è molto più complesso di ciò che possa sembrare.  Fondata a Shanghai nel 2014, l’azienda, precedentemente nota come NextEV, è tra le varie che sono spuntate in Cina dopo l’introduzione di incentivi per i produttori di auto di nuova energia.

In pochi anni NIO ha superato Tesla nelle vendite di auto elettriche ed ora il colosso timonato da William Li non solo si prepara ad entrare in borsa, ma ha inaugurato un proprio centro per la ricerca di nuove super batterie per le proprie macchine.

 

L’evoluzione ecologia di BAIC invece evidenzia l’interesse della leadership per il cambio di rotta nella lotta all’inquinamento.

 

Se NIO incorpora un prodotto esclusivo d’alta fascia, con prodotti che possono arrivare anche a 60 mila dollari, BAIC, con sede a Pechino, grazie a prezzi decisamente più abbordabili si rivolge ad un target più vasto. Azienda statale fondata nel 1988, questo colosso dalla storia trentennale è oramai divenuto un marchio di successo nel Dragone.

Non solo, assai apprezzati le vetture elettriche della EC- series, che solo l’anno scorso hanno venduto circa 80 mila unità, facendo balzare il fatturato del dipartimento “green” di BAIC ad oltre il miliardo di dollari.

L’evoluzione ecologica di questa azienda di stato che, come Fiat, produce di tutto, evidenzia il vivo interesse della leadership cinese per sensibilizzare l’importanza del cambio di rotta nella lotta all’inquinamento. Le auto elettriche inquinano di meno con un bel risparmio sui rifornimenti a benzina.

 

Ma all’interno del panorama tecnologico cinese, tre sono le realtà da non sottovalutare la cui crescita potrebbe essere una importante occasione anche per il Made in Italy.

 

La start-up Chehaoduo, specializzata nella compravendita di auto nuove o usate online, ha raggiunto l’anno scorso il fatturato di 1,6 miliardi di dollari. Come sappiamo sul web cinese  è possibile comprare di tutto.

Questa piattaforma è il segnale di come l’e-commerce del Dragone sia una vera galassia eterogenea dove tanti sono i player in gioco in diversi settori. In realtà il sentiero della vendita online delle autovetture era già stato battuto da Tmall.

Di recente è infatti la firma di una cooperazione strategica tra il portale di Alibaba e Ford, ma in passato anche Alfa Romeo, Maserati e BMW hanno utilizzato canali di commercio digitale per lanciare i loro prodotti.

Gli esperti non escludono che anche il commercio online delle autovetture crescerà notevolmente nei prossimi anni con la formula del new retail, che integrerà itineranti showroom automobilistici e conseguente compravendita via web.

 

Dai “dottori online” ai consigli su come crescere i propri figli, il Dragone è all’avanguardia in alcuni settori. Good Doctor e Baby Tree sono la faccia della stessa medaglia: la capacità di rendere business la digitalizzazione del Paese.

 

Ping An Good Doctor, 平安好医生, è sicuramente una delle più interessanti novità all’interno del mondo tecnologico cinese. App gravitante all’interno del gruppo Ping An, questa piattaforma offre servizi medici e sanitari O2O.

Good doctor guida in qualche modo un settore nascente, ma decisamente promettente: quello dell’ health-tech. Tra i servizi offerti da questa piattaforma vi sono la consegna di medicinali direttamente a casa entro 2 ore, la possibilità di eseguire diagnosi – ed inizio relative cure – sia online che offline nonché la possibilità di contattare 24 ore su 24 uno specialista di settore.

E per i neonati? Baby Tree, 宝宝树, è il punto di riferimento per i futuri genitori. Questo portale, nato inizialmente come community online di mamme e papà dove si scambiavamo opinioni e consigli, è divenuta in poco tempo una delle app di riferimento più importanti per il settore dell’infanzia.

Baby Tree ancora conserva la sua originaria missione di integrazione social, ma è divenuta una piattaforma dove pediatri ed esperti scrivono in materia di infanzia allargandosi anche al commercio digitale.

Sul portale di Baby Tree sono infatti acquistabili non solo giocattoli o prodotti per l’infanzia, ma anche DVD o corsi interattivi per meglio far crescere i propri bambini. Un business che, unito ai costanti introiti pubblicitari, hanno fatto di Baby Tree una realtà da conoscere, qualora si volesse entrare nel mercato della prima infanzia cinese.

 

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