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I nuovi miliardari? Vengono dalla Cina

20/02/2019

Un quinto dei miliardari di tutto il mondo viene dalla Repubblica Popolare. Ma chi sono i nuovi “Paperoni” d’Asia? Molti sono giovani e parlano una lingua comune: quella dell’hi-tech

 

Aumentano il numero dei miliardari nel mondo, ed un quinto di loro viene dalla Cina. Il Dragone si sta affermando come il nuovo bacino dei super ricchi. Ma chi sono questi “Paperoni” che stanno intaccando il primato degli Stati Uniti?  Nel 2017, la ricchezza dei miliardari nel mondo ha registrato una crescita straordinaria raggiungendo un aumento record del 20%, pari a circa $1.400 miliardi, una cifra superiore al PIL della Spagna.

Secondo l’annuale “Billionaires Insight Report” pubblicato dalla banca d’investimenti UBS in collaborazione con il gigante contabile PricewaterhouseCoopers (PwC), l’anno scorso sono ben 199 sono stati i nuovi multi-miliardari, portando il numero di persone a detenere questo status a 2.158.

 

La sorpresa è che un quinto di loro proviene dalla Cina. Non è un caso che l’edizione 2018 del rapporto stilato da Forbes così titolava: ““New visionaries and the Chinese Century”. Un riconoscimento ulteriore alla corsa della Cina.

 

Oggigiorno la Repubblica Popolare è senza ombra dubbio “uno dei motori principali dell’economia mondiale”, si legge nel report. Secondo l’analisi di UBS e PwC, il gigante asiatico si è ritagliato un ruolo di primo piano nella crescita record del numero di miliardari nel mondo.

Infatti, alla fine del 2017, il numero di miliardari cinesi è passato da 318 a 373 con un attivo di $ 1.120 miliardi, con un aumento del 39% rispetto all’anno precedente. Il “Billionaires Insight Report” ha rivelato che “dodici anni fa, il paese più popoloso del mondo ospitava solo 16 miliardari. Oggi, con il progredire del ‘secolo cinese’, sono 373 – un quinto del totale globale “.

 

In 40 anni la vita dei cinesi è radicalmente cambiata. Come scritto dal NYT : “Il sogno americano vive ora in Cina”. La Cina investe nei giovani talenti, nella ricerca ed istruzione.

 

Dopo quaranta anni dalle politiche di riforma e apertura volute da Deng Xiaoping, il Dragone è tornato a sedere nello scacchiere delle potenze mondiali, divenendo un leader in fatto di alta tecnologia e altri settori.

Ed i numeri sono dalla parte di Pechino che, ancora una volta, ha strabiliato gli osservatori stranieri. Ad esempio nella sola Cina, il numero di laureati in settori chiave è nettamente superiore rispetto a quello di Giappone o Stati Uniti, per non parlare delle agevolazioni che Pechino dà a chi proviene dai ceti meno abbienti.

 

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Come riporta il giornale americano, tra un giovane cinese e uno americano, provenienti da famiglie poco agiate, sarà il ragazzo cinese ad avere più possibilità di successo e riscatto sociale. In questo contesto, i miliardari cinesi hanno giocato e stanno ancora giocando un ruolo chiave nella trasformazione economica del Paese.

Oggi, il Dragone è la patria di molte delle più grandi aziende del mondo, così come molte dei nuovi super ricchi che hanno fatto fortuna hanno trovato in Cina un terreno fertile dove maturare e far crescere le proprie ricchezze. Basti pensare che nel 2006 c’erano solo 16 miliardari in Cina e undici anni la quota ha raggiunto il numero di 373. Solo nel 2017, 89 imprenditori cinesi sono stati iscritti nel registro dei nuovi miliardari per la prima volta, un numero tre volte superiore rispetto agli Stati Uniti .

 

La Cina non è più la fabbrica del mondo, ma un Paese che esporta tendenze. In particolare nel campo digitale. Intelligenza artificiale, robotica, fintech e molto altro sono solo alcuni dei segmenti dove il Dragone primeggia.

 

Tra tutte le città emergenti della Repubblica Popolare, Shenzhen è sicuramente il faro e simbolo della rinnovata potenza economica cinese, nonché vetrina dei nuovi miliardari “Made in China”. La metropoli sita nel Guangdong, insieme a Pechino e Shenzhen è una delle Silicon Valley della Cina.

Qui hanno sede gran parte degli “unicorni”, start-up la cui valutazione è superiore al miliardo di dollari.  Oggi il numero di miliardari cinesi registra una crescita due volte superiore a quella degli Stati Uniti e dell’Europa, i cui beni aumentano rispettivamente del 12% e del 19%.

 

who are the chinese billionaires - shenzhen - cifnews

 

Ma chi sono queste persone? Chi è il miliardario cinese? Il rapporto di Forbes ne descrive un profilo ben preciso. “Come i miliardari di altri paesi, i cinesi sono incredibilmente innovativi, cercando di cogliere sempre nuove opportunità per rendere le loro aziende potenti, flessibili e con dividendi in crescita”.

Quando si cita “il sogno cinese”, a parlare sono i numeri. Il  96% dei miliardari in Cina ha iniziato dal nulla. Il 17% di essi ha lanciato un’impresa meno di dieci anni fa. Pronti al rischio e dalla mentalità aperta, sono più giovani dei loro “colleghi” Paperoni, con un’età media di 55 anni, a fronte di una media di 64 a livello globale.

Sono dinamici e assai flessibili nel trasformare le loro aziende al fine di rendere più competitive. Ciò che sorprende è altresì la loro duttilità e capacità di spostarsi a nuovi modelli di business riguardanti anche diversi settori aziendali e industriali.

Il 20% dei miliardari cinesi primeggia nel settore immobiliare, tuttavia, in un paese in cui oltre 800 milioni di utenti ha accesso ad internet tramite smartphone, e-commerce e fintech rappresentano ora i settori con il più ampio margine di crescita.

 

Ogni anno, la rivista economica americana Forbes fornisce una lista dei miliardari del mondo. Vediamo quindi da vicino alcuni dei super ricchi. Tra i nuovi arrivati ​​dalla Cina nella classifica Forbes del 2018, ci sono il gigante del vino bianco Wu Shaoxun ($ 7 miliardi), il presidente petrolchimico Hengli Fan Hongwei ($ 4,1 miliardi) e Zhang Yiming ($ 4 miliardi), fondatore e CEO di Toutiao, leader in Cina app di aggregazione delle notizie.

Ma Huateng è in cima alla classifica della Cina e si colloca al 17 ° posto nella classifica mondiale con 45,3 miliardi di dollari di attività. Nel 1998, l’uomo d’affari, noto anche come Pony Ma, e fondatore di Tencent, rappresenta una potenza hi-tech a livello globale.

 

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Jack Ma, padre di Alibaba è “solo” al secondo posto tra i miliardari cinesi. Con un patrimonio di $ 39 miliardi, è al 20 ° posto della classifica globale. Il fondatore di Alibaba incarna perfettamente l’identikit degli imprenditori cinesi di oggi. Partendo come insegnante di inglese, è venuto dal nulla, ma è stato in grado di costruire una delle aziende di maggior successo al mondo diversificando il proprio modello di business. Ad oggi Alibaba è il più diretto concorrente del gigante dell’e-commerce americano Amazon, e il colosso di Hangzhou sta vincendo la partita in alcuni settori.

Tuttavia, c’è anche una donna nelle prime cinque posizioni della lista dei miliardari di Forbes, Yang Huiyan, che è anche uno dei miliardari più giovani in Cina. Con 21,9 miliardi di dollari di attività, la 37enne ‘real estate developer’, è al 43 ° posto nella lista dei super ricchi a livello globale. Come molti altri giovani imprenditori in Cina, figli di genitori della classe media, Yang Huiyan dopo una laurea negli Stati Uniti, è tornata in patria per promuovere la Cina 4.0 che avanza.

 

Quando si cita “il sogno cinese”, a parlare sono i numeri. Il 97% dei miliardari in Cina ha iniziato dal nulla. Il 17% di essi ha lanciato un’impresa meno di dieci anni fa.

 

 

Se guardassimo indietro, alla Cina degli inizi anni 80, un Paese uscito martoriato dalla Rivoluzione Culturale, sembrava impensabile che il Dragone riuscisse a risollevarsi. Eppure nonostante le perplessità della comunità internazionale, il rapido sviluppo e progresso tecnologico, nonché una rinnovata apertura del Paese, hanno riportato nuovamente il Paese di Mezzo ad essere apripista in alcuni settori. Ad oggi la Cina è sulla buona strada per diventare l’hotspot globale come patria dei miliardari, superando addirittura gli Stati Uniti.

Oggi, il 58% dei nuovi miliardari proviene dall’area del Pacifico e si stima che i miliardari asiatici, il cui numero è destinato a crescere costantemente, supereranno i miliardari statunitensi entro tre anni rappresentando una sfida per gli States, andando ad intaccare il primato americano nel campo dell’innovazione e l’imprenditoria tecnologica.

 

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