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Pagamenti con riconoscimento facciale? Gli esperti avvertono: “Minaccia viene dalle stampanti 3D”

19/08/2019

Una realtà fantascientifica che sta prendendo sempre più piede, ma i big tech del fintech cinese ammettono il rischio di frode. Xu Li: “Servono standard comuni per il riconoscimento facciale”. 

 

Dimentichiamoci il contante e persino i QR code, oramai in Cina stanno prendendo piede i pagamenti con riconoscimento facciale. Il cliente arriva in cassa, guarda una videocamera ed il gioco è fatto.  Non certo una novità dato che nella Repubblica Popolare questa tecnologia è realtà già dal 2016.

Dal principio fu Alipay con il suo software Dragonfly e il motto “smile and pay”: pagare non è mai stato così facile, basta un sorriso. Di lì la corsa è stata tutta in salita e la tecnologia con riconoscimento facciale si è ampliata a più settori e players. Dagli acquisti ai piccoli store di quartiere, fino alle grandi catene di distribuzione quali KFC o Starbucks; dagli ospedali agli aeroporti tutto è possibile semplicemente scannerizzando la propria faccia. Un’intuizione che sembra essere uscita da un libro fantascientifico di Asimov, ma è la realtà attuale. La Cina è sempre più proiettata verso un futuro hi-tech e sorprende il mondo. 

 

 

Nel 2017 Cainiao, braccio logistico di Alibaba, inaugurò la prima stazione per lo  smistamento pacchi con riconoscimento facciale. Nell’aeroporto di Xian i distratti avventori, qualora si perdessero nell’hub cittadino, potranno ritrovare la strada del proprio gate grazie a delle “torrette intelligenti” che illustreranno il percorso fino a destinazione. Ma tante sono le novità che il Dragone inaugura ogni giorno. Non mancano tuttavia critiche che vengono proprio dagli addetti del settore. La Cina, da tempo, è il più grande mercato per le tecnologie di riconoscimento facciale, con una percentuale di vendite globali che è destinata ad aumentare dal 29,3% dello scorso anno al 44,6% nel 2023.

 

 

Tuttavia start-up e aziende produttrici di telecamere hanno richiesto di introdurre standard comuni, etici quanto tecnologici. A rompere il silenzio è stato Xu Li, CEO di SenseTime, una start-up di intelligenza artificiale specializzata in tecnologie di riconoscimento facciale. Xu Li ha rilevato la mancanza di standard regolari per l’argomento in questione: “Con gli standard comuni, gli adottanti della tecnologia possono capire meglio il rischio, proprio come il merito di credito per privati ​​e aziende“. Ai fornitori di riconoscimento facciale possono essere assegnati diversi livelli di fiducia, che vanno dalla sicurezza finanziaria, agli usi di intrattenimento“, ha affermato Xu. 

 

Negli ultimi mesi tuttavia qualcosa sembra allarmare i big tech del Dragone. Ciò che è stato salutato come una rivoluzione avveniristica che addirittura “evitasse qualsivoglia frode” è in realtà minacciato da un’ altra realtà: le stampanti 3D.

 

Queste ricreano perfettamente i volti delle persone e qualsivoglia telecamera non riconosce la differenza tra persona reale e “manichino stampato”. Secondo i rumors, un team di ricerca formato da Tencent, Alibaba e Hikvision (azienda cinese leader mondiale nel settore della videosorveglianza) hanno scoperto questa falla. Ovviamente per confermare l’acquisto serve l’assenso del cliente tramite un click finale, ma hackerare uno smartphone non è così complicato. 

 

 

Le aziende non commentano, ma voci di corridoio dicono che le grandi aziende stiano lavorando a stretto contatto per la creazione di specifici software che riescano a percepire addirittura il battito sanguigno o i micro movimenti delle persone. Tutto finalizzato affinché la telecamera riesca a riconoscere una persona reale da un manichino. Il mondo fantascientifico descritto dalla letteratura, non è così molto lontano

 

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