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Pechino colpisce Apple, risposta al caso Huawei?

11/12/2018

La Corte di Fuzhou chiede di sospendere la vendita di cellulari Apple. Intanto l’industria a Stelle e Strisce chiede un ritorno al dialogo

 

Dall’arresto della figlia del fondatore di Huawei, nonché CFO ed erede designata del colosso degli smartphone, come previsto da molto analisti, l’ascia di guerra apparentemente sotterrata a Buenos Aires da Cina e Stati Uniti è stata affilata nuovamente.

Pechino sembra fare sul serio e colpisce uno dei simboli del “Made USA”, ovvero Apple. Una rappresaglia nei confronti del business americano? Questa era anche una delle tante domande che gli economisti si erano posti da Washington a Los Angeles.

Come riporta il Wall Street Journal, la Corte intermedia del Popolo di Fuzhou ha ordinato alla Apple di sospendere la vendita in Cina dei vecchi modelli iPhone 6, 7 e 8. L’accusa? Aver violato due brevetti di Qualcomm Inc, un produttore cinese di chip, relativi alle tecniche touch screen e foto ritocco delle immagini.

 

Benché la sentenza non riguarda gli ultimi modelli in mercato, Apple ha già dichiarato che presenterà un ricorso in appello, chiedendo al tribunale un riesame della sentenza.

 

Ciò che tuttavia sorprende è il tempismo del verdetto della corte cinese. In realtà Qualcomm Inc avevo adito le vie legali nei confronti di Apple già dal 2017, ma solo di recente la sentenza. Tutte supposizioni, ovviamente, ma il giornale nazionalista Global Times, senza giri di parole, tuona a lettere maiuscole come “la Cina sia capace di mettere pressione si big tech a stelle e strisce”. Parole che corrispondo a verità.

Sembra quindi aprirsi nuovamente il fronte della guerra commerciale, che, a tutti gli effetti, sta assumendo i toni di una guerra fredda.  Tuttavia adesso è il mondo dell’imprenditoria americana a chiedere alla Casa Bianca un ritorno al dialogo.

Molti si domandano se mai Pechino andrà fino a fondo ed estrometterà del tutto Apple dalla Cina. Netizen cinesi, nonostante su Weibo abbiano applaudito all’iniziativa anche spinti da quell’orgoglio nazionale che ha inondato di commenti indignati le pagine delle ambasciate di Canada e Stati Uniti, non pensano che ciò accadrà mai. Tuttavia ciò che sembra essere una diretta risposta all’arresto di Meng Wanzhou, ha scosso gli animi dei big-tech americani.

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